La Stanza del Figlio: non l’hai ancora visto?

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La rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” ci porta alla scoperta di film intramontabili. Scopri il perché, almeno una volta nella vita, bisogna vederli.

Andiamo alla scoperta di una delle pellicole italiane vincitrice della Palma d’oro al 54º Festival di Cannes.

Nel 2001, anno di distribuzione della pellicola, avevo all’incirca dieci anni. Ricordo con intenso piacere che mio padre possedeva una collezione delle colonne sonore più importanti del momento. In particolare, ce n’era una che mi rimase impressa: era “By This River” di Brian Eno. Dai suoni dolci e malinconici, piena di torpore e spensierata drammaticità non si sposava affatto con i gusti di un bambino. Eppure, una volta terminata la traccia, chiedevo di rimetterla, e ogni volta che entravamo in macchina, avevo voglia di ascoltarla. Anni dopo scoprì, con inaudita sorpresa, che si trattava della colonna sonora dello splendido film di Nanni Moretti. Senza alcuna ombra di dubbio una delle pellicole drammatiche più importanti degli ultimi anni del panorama cinematografico italiano.

LA STANZA DEL FIGLIO: L’inquietante vuoto lasciato quando si perde qualcuno a noi caro

 Locandina Cinemio LaStanzaDelFiglio

 

La vicenda è incentrata su un’agiata famiglia residente ad Ancona. Giovanni, il capo del nucleo famigliare interpretato dallo stesso Moretti, è uno psicoterapeuta. Sua moglie Paola (Laura Morante) gestisce una piccola casa editrice. Hanno due figli: Irene (interpretata dall’esordiente Jasmine Trinca) e Andrea (Giuseppe Sanfelice). La vita procede come da routine, quando un pomeriggio di Domenica, Giovanni rimanda un appuntamento con il figlio per fare jogging, a causa di una chiamata inaspettata di un suo paziente in preda ad una crisi di nervi. Mentre Giovanni andrà a trovarlo, Andrea perderà la vita in seguito ad una sciagurata immersione lo stesso pomeriggio.

Durante l’elaborazione difficoltosa del lutto, i genitori verranno a scoprire aspetti del figlio perso, mai venuti a galla prima. Tra tutte, la conoscenza di una ragazza incontrata da Andrea presumibilmente l’estate passata, a cui sembra che fosse particolarmente legato. Paola farà in modo di poterla vedere.

In un’intervista rilasciata a Cannes dallo stesso regista, Moretti dichiarò che con questo film voleva rappresentare uno psicologo alle prese con un dolore personale e delle differenze con il quale viene affrontato quando il paziente non è altro che se stesso. Possiamo affermare che il creatore della Sacher Film è riuscito a toccare più argomenti con una straordinaria semplicità e senza mai cadere nel banale. “La Stanza del Figlio” non è solo la rappresentazione di una coppia sposata in crisi per la perdita del loro figlio, ma anche il ritrovare la consapevolezza che è inutile cercare di colmare un vuoto che non deve essere colmato. Quando si perde qualcuno a noi caro non c’è una strada “giusta” da seguire per ripristinare le cose e tantomeno non bisogna cercarla. Ognuno vive la situazione a suo modo e non è corretto non tenere in conto che qualcosa di estremamente grave sia successo. Giovanni si logora per aver preferito vedere il suo paziente, piuttosto che andare a fare jogging con il figlio come precedentemente programmato; tutti rimpiangono di non avere passato il giusto tempo con lui, di non averlo conosciuto più a fondo, di non aver compreso le sue dinamiche e, in alcuni casi, di non averle accettate.

Ma a differenza di tante altre pellicole che trattano la perdita di qualcuno importante, nel film di Moretti, l’evento della dipartita di Andrea non arriva dopo un particolare litigio, un rapporto mancato o un equilibrio precario nelle politiche relazionali del nucleo famigliare. Tutto procede nella norma e nella giusta trasposizione della vicenda. Lo spettatore viene messo di fronte alla disinvolta potenza della casualità e delle sue inevitabili conseguenze. Succedono delle cose e bisogna accettarle per quelle che sono, senza complicarsi la vita e cercare a tutti i costi un colpevole. “Quando si crea un vuoto, qualcosa deve pur prendere il suo posto” sembrano pensare i protagonisti della vicenda. Ma chi ha detto che necessariamente deve essere, così? Più complicato accettare che ci sia un vuoto e convivere con esso. E se fosse questa la corretta reazione? E se fosse, per l’ennesima volta, la strada più difficile, quella da intraprendere?

-Non c’è immagine più irreale del volto bianco di un figlio adolescente morto e adagiato in una bara, non c’è strazio più gelido che sentire alle spalle i necrofori che di quella bara portano il coperchio, non c’è fragore più lancinante di una saldatrice che la chiude, di un martello che l’inchioda-

Il film è ambientato nella stessa Ancona e non a Roma (dove il regista italiano ha girato i suoi precedenti lavori). Non è stata una scelta casuale in quanto lo stesso Moretti dichiarò che voleva rappresentare la vicenda in un ambiente che non fosse né caotico né troppo tranquillo e che gli desse la possibilità di confrontarsi con una realtà differente dalla stessa abituata a conoscere. La città capoluogo delle Marche si sposava meravigliosamente con il suo progetto.
Nel cast sono presenti anche Silvio Orlando (spesso impiegato dallo stesso regista), Stefano Accorsi (nel ruolo di uno schizofrenico) e un giovanissimo Claudio Santamaria.

“La Stanza Del Figlio” risulta essere un film delicatamente drammatico che affronta un tema complicato con una solida maturità. Senza cadere nel banale, e senza esasperare situazioni dove il tutto è già al limite, offre un punto di vista interessante sul dolore, sulla mancanza e sull’elaborazione del lutto. La pellicola ha aggiunto un tassello importante al cinema italiano, spesso e volentieri, non considerato in grado di sfornare lavori diversi dalle solite commedie e dai film biografici suoi luoghi e costumi del paese, innalzando di molto il nostro livello. Non c’è da meravigliarsi affatto se ci sia riuscito perfettamente, dato che porta la firma di un certo Nanni Moretti.

di Giuseppe d’Angella

Della rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” leggi anche:

#1 On the Road

#2 Donnie Darko

#3 Io e Annie

#4 Paradiso+Inferno

#5 Qualcuno volò sul nido del cuculo

#6 VperVendetta

#7 Will Hunting – Il Genio Ribelle

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