Will Hunting – Genio ribelle: non l’hai ancora visto?

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La rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” ci porta alla scoperta di film intramontabili. Scopri il perché, almeno una volta nella vita, bisogna vederli.

Andiamo alla scoperta di una delle pellicole rimaste impresse nella mente degli spettatori per la straordinaria semplicità con il quale racconta gli alti e bassi di un genio moderno, ma soprattutto per la magnifica interpretazione di un Robin Williams che ci ha lasciato, prematuramente, l’11 Agosto di quest’anno.

Un bel giorno, un tale di nome Matt Damon mette per iscritto un’idea che gli passa per la testa. Con un amico (un altro tale di nome Ben Affleck) decide di lavorarci su, credendo possa essere una bella storia da raccontare. Con eccezionale meraviglia, i due scopriranno di aver scritto una delle più  belle fiabe moderne del panorama cinematografico di sempre. Inizialmente, il film campione d’incassi del 1997, sarebbe dovuto essere un thriller, ma su consiglio dei produttori si incentrò la trama sulle vicissitudini di Will Hunting (il genio in questione interpretato dallo stesso Matt). Mai scelta fu più azzeccata. La regia fu affidata a Gus Van Sant (vedi Elephant, Amabili Resti).

WILL HUNTING, IL GENIO RIBELLE: L’insolita difficoltà dell’essere diverso

Locandina Cinemio WillHunting

La vicenda narra la variegata personalità del giovane Will: ragazzo dal passato burrascoso che ha delle difficoltà a fidarsi della gente. A causa di come è stato trattato in passato, non riesce ad abbandonarsi e lasciarsi andare con le persone che gli dimostrano affetto e sono premurosi nei suoi confronti. Il soggetto in questione è un genio: risolve quesiti matematici, a molti inaccessibili, e riesce brillantemente a giungere a conclusioni complesse ed elaborate.

La vita del nostro protagonista procede come di routine: gli amici di sempre che passano a prenderlo, il lavoro quotidiano, la serata nei pub e così via. Un giorno vale l’altro. Particolare l’attenzione da parte del regista di focalizzare lo spettatore sulla scena in cui Chuckie Sullivan (il suo miglior amico, interpretato da Ben Affleck) passa a prenderlo ogni mattina con la sua vecchia autovettura. Nel proseguo della vicenda, la scena avrà degli importanti riscontri.

Tutto procede da boriosa e instancabile quotidianità quando, il nostro caro Will, durante il turno di pulizia dell’università per il quale è ingaggiato, risolve un quesito posto sulla lavagna nel corridoio, lasciato a mo’ di sfida da parte del Professore di Matematica Gerald Lambeau (lo svedese Stellan Skarsgård) nei confronti degli alunni. L’azione crea scompiglio tra le aule e il docente si darà da fare per scovarne l’artefice.

Dopo aver riproposto lo stesso giochetto con un’altra sfida, il Prof. Lambeau riuscirà a beccare Will e cercherà di indottrinarlo alla disciplina e alla matematica, per suoi scopi personali, salvandolo dal carcere dopo che avrà commesso una bravata.  Per farlo, chiederà aiuto al  suo vecchio compagno universitario Sean McGuire (il fantastico Robin) che, oltre ad insegnare, svolge la professione dello psicologo. Will comincerà un percorso di formazione che lo aiuterà a lasciarsi indietro i suoi fantasmi e fidarsi delle emozioni che prova.

Possiamo distinguere due tematiche principali affrontate dalla pellicola.
La prima trattasi dell’incompiutezza di un genio che si perde nei meandri della sua superiorità
e non riesce ad indirizzare le sue capacità per compiere qualcosa di concreto. Will, di fatti, è uno che si accontenta. Potrebbe ambire ad una posizione lavorativa migliore rispetto ai suoi compagni. Potrebbe avere obiettivi diversi e fare tutto quello che vuole grazie alle sue innate potenzialità. Ma egli sceglie sempre la via più “facile”: quella in cui non ha nulla da perdere e può permettersi di sbagliare, pur mettendosi in gioco.

Dall’altra, la difficoltà di inserirsi in un contesto sociale al di fuori delle sue amicizie di sempre, dell’inadeguatezza nel provare sentimenti verso persone diverse e nell’incongruo desiderio di estraniarsi quando sente che comincia a dipendere (sentimentalmente ed emotivamente) da qualcuno. Will incontrerà una persona importante nel proseguo della trama. Pur essendone visibilmente attratto, tenterà più volte di divincolarsi da quel legame affettivo, ritenendolo nocivo per il suo modo di essere. Scoprirà con straordinaria umanità che non è affatto così.

Avrai dei momenti difficili, ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione.

Tra le scene più significative del film, troviamo senza alcun dubbio, il dialogo di Will con lo psicologo Sean, seduti ad una panchina del parco di città. Quest’ultimo, nella sua assidua ricerca di ingraziarsi il suo giovane paziente, farà notare a Will che il suo modo di essere è alquanto borioso e inconcludente. Più che altro, lo provocherà facendogli pesare il fatto che tutto ciò che costituisce il suo bagaglio culturale, tutto ciò che lo distingue per conoscenza e capacità intellettuali è irrilevante rispetto alla realtà delle cose.

Qui di seguito parte della risposta di Sean alle “uscite coscienziose” di Will:
<<[…]Se ti chiedessi sull’arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti… Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il Papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto… Mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta… ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici.[…] >>

Trailer del film

“Will Hunting – genio ribelle” è un film forte, risoluto, pieno d’emozione e a tratti riflessivo. Esso ci invita a superarci, a volere sempre di più, a non accontentarci e, soprattutto, a non rinnegare le nostre origini, sfruttando al meglio le nostre capacità innate. Quando riteniamo di avere qualcosa in più, dobbiamo coltivare questa potenzialità, dobbiamo cercare di sfruttarla al meglio per far si che non sia fine a se stessa.

Ancora più importante, la pellicola ci insegna che non può esserci felicità se non c’è condivisione, che non serve a nulla costruirsi delle barriere solo perché in passato abbiamo sofferto senza di esse. Will Hunting è uno dei personaggi cinematografici più riusciti di sempre che porta lo spettatore a comprendere che nessuno si salva da solo. Che ogni sforzo e sacrificio è ridotto se abbiamo una figura con cui condividerla, e che ogni conquista e vittoria personale è più importante se abbiamo qualcuno con cui gioire dei nostri trionfi.
Bisogna lasciarsi andare e rischiare: e se ci dovesse andare male, perlopiù non avremmo rimpianti.

di Giuseppe d’Angella

-WILL HUNTING: IL GENIO RIBELLE E’ IN PROGRAMMAZIONE SU SKY CINEMA-

Della rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” leggi anche:

#1 On the Road

#2 Donnie Darko

#3 Io e Annie

#4 Paradiso+Inferno

#5 Qualcuno volò sul nido del cuculo

#6 VperVendetta

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