Creature nella notte: il macabro dagli occhi di Tim Burton – Willy Wonka

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Benvenuto, lettore. Prima di iniziare vorrei dirti subito cosa leggerai in queste settimane estive all’interno di questa rubrica. Partirò dai film, dalla vita, dallo stile del grande regista visionario Tim Burton per andare indietro nel tempo alla ricerca di quelle pellicole, quegli attori, quegli stili di regia che tanto lo hanno affascinato nella sua giovinezza da trasformare Tim Burton… in Tim Burton.

Ecco che allora queste pagine sono rivolte tanto a coloro che amano questo regista quanto a coloro che vogliono conoscerlo ed apprezzarlo di più, riscoprendo attraverso lui piccole o grandi perle del passato dimenticate o vivide ancora nella mente di ogni cinefilo. Se pensi che questo è quello che cercavi, possiamo iniziare. Pronti… partenza… via!

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

In queste settimane estive abbiamo discusso e approfondito le creature di maggior rilievo che hanno lasciato il segno nel nostro regista preferito Tim Burton, da Frankenstein a Dracula, passando per Gill-man sino a King Kong e Godzilla. Senza dimenticare alieni e ufo.

Eppure, prima del 2005 almeno, nessuno poteva credere che un film tratto da un romanzo per bambini poteva averlo affascinato tanto da farne un remake di grande successo al box office e condiviso dalla critica: nel 1971 uscì Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, con un magnetico Gene Wilder nei panni del protagonista, tra battute indimenticabili, magia e humor nero.

Trama

Un famoso proprietario di una fabbrica di dolciumi, Willy Wonka (Gene Wilder; Frankenstein Junior, Non guardarmi: non ti sento), decide di aprire i cancelli della sua fabbrica ai cinque bambini che, nel mondo, troveranno dei biglietti d’oro all’interno delle barrette di cioccolato acquistabili ovunque.

I cinque bambini fortunati avranno la possibilità di scoprire i segreti al suo interno. La storia è un classico e il resto è storia.

Scena estratta dal film:

Dal romanzo al grande schermo

Portare un romanzo per bambini dalle pagine di un libro al grande schermo non fu semplice come potrebbe sembrare, soprattutto se al suo interno si trova un personaggio ambiguo e profondo come Willy Wonka. Nel 1970 Roald Dahl, l’autore del romanzo, venne chiamato per scrivere il soggetto e partecipare alla stesura della sceneggiatura.

Quando però tardò ad ultimare il copione, quest’ultimo venne totalmente riscritto da altri e l’autore disconobbe del tutto l’opera poiché il film non aveva un vero equilibrio tra i personaggi, spostando lo sguardo troppo su Willy Wonka piuttosto che sul vero protagonista Charlie, vero personaggio principale.

Non per nulla, infatti, il titolo originale del romanzo è Charlie e la fabbrica di cioccolato e nell’adattamento cinematografico viene, appunto, trasformato in Willy Wonka.

Genesi di Willy Wonka

È ovvio che, nel bene e nel male, alla fine è proprio Willy Wonka il personaggio che più si ricorda nel film di Mel Stuart (regista ricordato principalmente proprio per questa pellicola), più dei passivi Oompa Loompa, più dei cinque ragazzini e dello stesso Charlie o nonno Joe.

Un gasatissimo Gene Wilder (pronto a raddoppiare il successo pochi anni dopo con Frankenstein Junior di Mel Brooks) trasporta i suoi cinque piccoli invitati per una fabbrica claustrofobica e solo apparentemente divertente e affascinante che sembra nascondere nel suo profondo più orrori e ambigui segreti che dolcetti e caramelle.

E nel rappresentare tutto questo Gene Wilder è perfetto, tra battute e citazionismi sempre brillanti in quella che può dirsi come la sua più famosa interpretazione che di anno in anno viene sempre trasmessa in tv nel periodo natalizio per farla scoprire ai bambini e farla rivivere a genitori e parenti che, a loro volta, erano ragazzini quando il film uscì in sala.

Derivazioni Burtoniane

Come accaduto qualche settimana fa quando si è parlato di ufo e alieni, anche questa volta è chiarissimo il riferimento burtoniano a questa pellicola: nel Febbraio del 2005, prodotto dalla Warner Bros., arrivò al cinema il remake diretto proprio da Tim Burton e con un eccentrico Johnny Depp: La fabbrica di cioccolato. Dice Tim a proposito del romanzo:

“ È uno dei libri che ci avevano fatto leggere a scuola. Dopo il Dr. Seuss, Dahl è stato il secondo scrittore che io abbia mai letto che fosse capace di raccontare una favola moderna, piena di luci e ombre, che non tratta i bambini come degli idioti e che possiede quell’umorismo un po’ politicamente scorretto che è tipico dei ragazzini. Ho sempre amato Roald Dahl e credo abbia influenzato un po’ tutte le cose che ho fatto.”

Quello che per Burton non andava nella pellicola di Mel Stuart era fondamentalmente uno squilibrio nel personaggio di Willy Wonka: se sin dalla sua prima apparizione appariva eclettico, disturbante, politicamente scorretto, fondamentalmente ambiguo, poi alla fine diventava semplicemente buono donando a Charlie la sua fabbrica.

Con, in più, una scena claustrofobica piena di immagini inquietanti, quella durante la discesa nel battello, che a Burton proprio non va giù. Insomma, quando nel 2003 la Warner lo contattò, non ebbe molti problemi ad accettare (anche se firmò un contratto che prevedeva anche la produzione de La sposa cadavere) poiché, a differenza dell’imboscata cui era finito per Il pianeta delle scimmie (2001), qui era pronto a fare un remake di un film discutibile e da cui poteva venirne fuori ancora molto.

La prima cosa che fece fu rileggere il romanzo di Dahl e accostarlo molto più alla sua pellicola ma concedendosi un approfondimento maggiore su Willy Wonka, creandogli un passato, un padre invadente quanto lontano (il veterano Christopher Lee) e i motivi che lo hanno portato a creare il cioccolato che vanno ad intersecarsi con la storia del piccolo Charlie Bucket (Freddie Highmore; La musica nel cuore, Arthur e il popolo dei Minimei) a cui, diversamente dalla versione del ’71, non manca il padre e ha, ovviamente, sempre il suo nonno Joe (un fantastico David Kelly; Stardust, Pirati). Una menzione speciale va anche a Deep Roy che interpreta tutti i 165 Oompa Loompa che qui diventano protagonisti della pellicola, arrivando persino a rubare la scena, in alcuni momenti, allo stesso Depp.

Forse questo fu il film che definì assolutamente il trend burtoniano, dopo la sua rinascita con Big Fish (2003) e prima del fascinoso Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street (2007). Questo è un film libero, leggero, assolutamente ispirato. Viene ricreato l’intero paese riproponendo la struttura del lontano Edward mani di forbice (1990), dove abbiamo il paese conforme alle regole, monotono e ripetitivo, tipico dell’americano medio degli anni ’60, con a capo (qui) la fabbrica di un isolato dal mondo Willy Wonka di cui tutti parlano ma che nessuno conosce (lì invece c’era il castello di Edward, invisibile a tutti coloro che non riuscivano a vedere) e con in fondo, isolata dalla società, la casa dismessa dei Bucket dove si trova, appunto, il piccolo Charlie.

Scena estratta dal film, il grottesco di Burton:

La neve è anche un elemento spesso presente nei primi film burtoniani e che spesso viene mostrato ancor prima dei titoli di testa, nello spazio pro filmico (il momento in cui viene mostrato il marchio di produzione) come accade in Batman – il ritorno (1992) e che si trova anche in Edward, sottolineando non solo la presenza dello stile burtoniano ma anche preparando il pubblico al tenore della storia che sta per iniziare. I titoli di testa, come quasi sempre accade, presentano già di per sé la storia.

Inoltre, se nel film del ’71 il citazionismo era più letterario e teatrale, qui Burton decide di citare principalmente sue opere passate come:

1-      Edward mani di forbice: quando Johnny Depp inaugura la fabbrica con un paio di forbici in mano;

2-      Ed Wood (1994): Quando Willy Wonka e Charlie passano davanti a delle pecore rosa sotto tosatura e dice “Di questo preferirei non parlarne!” chiaro riferimento al segreto di Ed Wood che era solito indossare abiti rosa da donna;

3-      Batman (1989): Il dentifricio prodotto nella fabbrica dove lavora il padre di Charlie, “Smilex”, ha lo stesso nome del veleno usato da Joker nel film;

4-      Mars Attacks (1996): L’aspiratore che risucchia Augustus Bloom ricorda la navicella spaziale del film.

Al di là del citazionismo, il film viene portato avanti da una grande colonna sonora del fidato Danny Elfman e soprattutto da una struttura filmica che solo apparentemente è semplice ma che racchiude in sé una profondità per nulla superficiale che si apre in un prologo e poi si dipana in varie sottotrame che portano ad un finale con, a sua volta, due sottofinali sottili ma che, se individuati, hanno un loro spessore che solo apparentemente porta ad un happy end, ricollegando il tutto con le intenzioni di Dahl di non creare una semplice storia per bambini dal finale scontato, ma lasciare tracce più profonde ed implicite.

Trailer del film:

Se hai visto La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, è quindi il film del 1971 che ti consiglio di visionare, portando il tuo sguardo soprattutto al personaggio di Willy Wonka che riesce ad avere un suo spessore, anche se su piani totalmente diversi, sia con Gene Wilder che con Johnny Depp. È proprio Willy la “creatura” di questa settimana.

Per il resto, ti aspetto il prossimo giovedì, con un doppio film con un’ attore iconico nella crescita cinematografica di Tim Burton.

E naturalmente, ti auguro i sogni più oscuri e macabri!

Lista dei film visionati nelle scorse settimane:

1- Frankenstein e La moglie di Frankenstein

2- L’evoluzione di Dracula il vampiro

3- Il mostro della laguna nera

4- Gli argonauti

5- Il mostro di Londra

6- La terra contro i dischi volanti

7- King Kong vs. Godzilla

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