Creature nella notte: il macabro dagli occhi di Tim Burton – Gli Argonauti

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Benvenuto, lettore. Prima di iniziare vorrei dirti subito cosa leggerai in queste settimane estive all’interno di questa rubrica. Partirò dai film, dalla vita, dallo stile del grande regista visionario Tim Burton per andare indietro nel tempo alla ricerca di quelle pellicole, quegli attori, quegli stili di regia che tanto lo hanno affascinato nella sua giovinezza da trasformare Tim Burton… in Tim Burton.

Ecco che allora queste pagine sono rivolte tanto a coloro che amano questo regista quanto a coloro che vogliono conoscerlo ed apprezzarlo di più, riscoprendo attraverso lui piccole o grandi perle del passato dimenticate o vivide ancora nella mente di ogni cinefilo. Se pensi che questo è quello che cercavi, possiamo iniziare. Pronti… partenza… via!

Gli Argonauti

Dopo aver parlato di Frankenstein, Dracula e Il mostro della laguna nera, eccoci ad un’altra pellicola fondamentale per la formazione del giovane Timothy Burton che riscoprì tra l’infanzia e l’adolescenza e che lo colpì talmente tanto da determinarne parte del suo successo futuro: sto parlando de Gli argonauti per la regia di Don Chaffey, film ricordato soprattutto per la presenza dell’ideatore di effetti speciali Ray Harryhausen (Scontro di titani, La terra contro i dischi volanti).

La figura di Harryhausen sarà determinante per il giovane Tim poiché la genialità di quell’uomo nell’utilizzo della tecnica dello stop-motion lo catturerà tanto da portarlo alla creazione di film totalmente in stop-motion come Nightmare Before Christmas. Ma passiamo agli Argonauti: uscì nel 1963 e in Italia ebbe un’ errore di distribuzione per cui uscì come “Gli argonauti 2” per via di un film dal titolo simile uscito pochi anni prima, quando in realtà la storia era assolutamente a sé stante.

La trama

La trama, che miscela la classica mitologia a scene più fantasiose e avventurose, narra di Giasone (Todd Armstrong) che viene inviato da re Pelia (Douglas Wilmer) alla ricerca del vello d’oro poiché quest’ultimo è impaurito da una profezia che pare veda Giasone riprendersi il suo regno che Pelia ha usurpato.

Con la scusa del vello d’oro lo allontana. Dopo aver riunito gli uomini più valorosi, tra cui Ercole (Nigel Green) e con un aiuto da parte degli dei, soprattutto la dea Era (Honor Blackman), Giasone parte per un viaggio pieno di sorprese, misteri, azione, mostri mitologici per arrivare sino alla sua meta e scoprire il suo vero destino.

Scena degli scheletri tratta da “Gli argonauti”:

Ray Harryhausen e la stop-motion

Pieno di ritmo, emozionante ed affascinante, questo film riesce a mantenere l’equilibrio ed il ritmo ed a essere visto con piacere ancora oggi grazie alla colonna sonora di Bernard Herrmann (Psyco, Taxi Driver) e soprattutto agli effetti speciali di Ray Harryhausen. All’interno del film, difatti, il protagonista Giasone e i suoi uomini devono affrontare una serie di imprevisti ed ostacoli prima di poter arrivare alla conquista del vello d’oro: affronteranno il gigante di bronzo Talos, le orrende arpie, l’idra e gli scheletri armati nello scontro finale.

La forza, che distingue questo film da tutti gli altri mitologici, è proprio la fusione tra i classici film live action e questa tecnica dello stop-motion. Quest’ultima, chiamata anche ripresa o animazione a passo uno, funziona con una ripresa di oggetti inanimati frame to frame (con un movimento ad ogni immagine) che comporta un lavoro molto maggiore per la costruzione dell’oggetto quanto più per la costruzione della scena in movimento.

Questa tecnica viene impiegata per la realizzazione di classici film d’animazione come per film totalmente in animazione tridimensionale come il già citato di Tim Burton come ancora nelle tecniche miste (il film “Gli Argonauti”) o ancora per la realizzazione di effetti speciali particolari.

Registi a passo uno

Oltre al già citato pioniere di questa tecnica molti altri si sono avventurati nella realizzazione di cortometraggi e lungometraggi con questa affascinante quanto non semplice tecnica di realizzazione.

Volendo momentaneamente omettere il nostro Tim Burton, è giusto nominare Henry Selick (co-regista di Nightmare before Christmas e Coraline e la porta magica), Nick Park (Galline in fuga, Wallace e Gromit: la maledizione del coniglio mannaro) oltre ad un altro direttore degli effetti speciali come Willis O’Brien che ha realizzato i modellini per il primo King Kong e Il mondo perduto.

Notevole anche la prova di Wes Anderson con Fantastic mr. Fox. Harryhausen ha voluto allontanarsi da chi lo collegava a registi come Burton o Park che, a differenza sua, hanno creato “solo” film di pupazzi mentre lui ha cercato di creare la perfetta unione tra live action e stop-motion.

Derivazioni Burtoniane

La visione de Gli argonauti per Tim Burton è stata fondamentale. Già durante i suoi difficili anni di lavoro alla Walt Disney, il capo animatore notò la sua visionarietà e i suoi disegni che ricadevano sempre nel macabro e decise di investire quattro mila dollari che Burton sfruttò per creare il suo primo cortometraggio con la tecnica in stop-motion tridimensionale e animata: Vincent. La semplice storia narra di un bambino, Vincent Malloy (stranamente somigliante ad un giovane Burton) che è ossessionato dall’attore di film horror Vincent Price tanto da pensare di esser lui. E la situazione diventa sempre più macabra quando inizia a leggere Edgar Allan Poe e decide di seviziare il suo cane Abercrombie.

Il cortometraggio “Vincent” (1982):

Girato in bianco e nero e nato da una poesia dello stesso Burton (narrata nel corto dal vero Vincent Price), il corto fece espandere molto velocemente il nome di Tim anche se non piacque alla Disney per i toni macabri e lugubri. Furono proprio quei toni che però la Disney accettò allo stesso Burton, anni dopo il suo allontanamento dalla casa di animazione e dopo successi come Batman e Edward mani di forbice, con Tim Burton’s Nightmare Before Christmas.

Ancora film in stop-motion, grande colonna sonora del fidato Danny Elfman, toni favolistici e gotici che confermano la visionarietà di un regista già tra le stelle hollywoodiane. La regia la co-firmerà con l’amico Henry Selick poiché impegnato quasi in contemporanea anche sul set di Batman – il ritorno. Il film uscì nel 1993 e riscosse un successo strabiliante non solo quando uscì ma anche successivamente all’uscita in home video.

Già a metà degli anni ’90, e ancor prima durante il lavoro alla Disney, a Burton arriva voce di un antico racconto popolare ebraico da cui nascerà, nel 2005, La sposa cadavere. Ancora una volta creato con la tecnica in stop-motion, ancora con il fidato Danny Elfman e ancora co-firmato da Burton con Mike Johnson poiché stavolta lavorava in contemporanea sul set de La fabbrica di cioccolato. Il tutto prodotto dalla Warner Bros.

Al di là di uno stile tra gotico e black comedy e grandi voci a dare vita ai protagonisti della vicenda, Burton ebbe la fortuna di avere per un giorno sul set proprio Ray Harryhausen che si complimentò con lui per l’arduo lavoro cui si era sottomesso con quella pellicola.

Uscì a Novembre 2005 e fu un buon successo di pubblico e venne ben accolto dalla critica. Il prossimo Ottobre in America, e il prossimo Gennaio in Italia, uscirà invece il remake di un suo cortometraggio del 1984, Frankenweenie, in stop-motion, bianco e nero e 3D.

Scena di Large Marge tratta da “Pee-Wee’s Big Adventure” (1986):

In ultimo, è giusto sottolineare come Burton abbia utilizzato tale tecnica anche in alcuni suoi primi film live-action, come Pee-Wee’s Big Adventure e Beetlejuice. Questo è il pensiero del nostro regista preferito sulla tecnica dello stop-motion:

“Adoro la stop-motion. Chi ci lavora è un’artista, un attore che soffia vita dentro oggetti inanimati come dentro un Frankenstein o un Pinocchio. E si possono percepire le mani dell’artista all’opera. E’ qualcosa di non-detto, qualcosa di subconscio, ed è per questo che mi piace: è quasi impossibile da descrivere a parole. Ecco cosa mi interessa di questo mezzo. […] La stop-motion possiede una qualità artigianale che, a parer mio, la pone in una posizione di privilegio rispetto alle altre tecniche. C’è magia, e mistero, nella stop-motion, ha una qualità tattile, una qualità artigianale che mi trasmette una risonanza emotiva.”

 Scena del gigante di ferro tratta da “Gli argonauti”:

Vista l’importanza che per Burton ha avuto Gli argonauti, è questo il film che ti consiglio questa settimana. Ti aspetto invece il prossimo giovedì per mostrarti un’altra pellicola con una nuova creatura nella notte dall’animo bipolare, per scoprirla o riscoprirla, amarla o odiarla.

E come sempre ti auguro i sogni più oscuri e macabri!

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