Cinemio incontra i registi emergenti: intervista a Michele Pastrello – Seconda Parte

Eccoci arrivati alla seconda parte dell’intervista a Michele Pastrello, regista di Ultracorpo. Nell’articolo l’intervista a Diego Pagotto, protagonista del cortometraggio che ci racconta le modalità e le difficoltà con le quali è entrato nel personaggio.

Diego Pagotto ha 36 anni e ha esordito al cinema nel 2001 con il film Un mondo d’amore di Aurelio Grimaldi. Tra i film interpretati possiamo citare Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio, Fuga dal call center di Federico Rizzo e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti.

Le domande al protagonista

Diego vuoi parlarmi del tuo ruolo, delle difficoltà che hai avuto nell’interpretarlo e di come sei entrato nel personaggio?

Interpretare il ruolo di Umberto non è stato facile, si tratta di un uomo di scarsa intelligenza, fortemente limitato da pregiudizi e preconcetti, che per timidezza non ha avuto nella vita l’occasione di conoscere molte persone e di maturare una libertà mentale che gli permetta di accettare gli altri e ancor più se stesso, sebbene abbia avuto l’occasione di viaggiare per lavoro anche all’estero.

E’ una persona che nasconde una latente omosessualità che tende a rinnegare e a nascondere persino a se stesso. Riuscire a far passare questa dimensione del personaggio è stato impegnativo perché dovevo creare delle presunzioni che non mi appartenevano, essendo eterosessuale. Era comunque importante dare questa dimensione di latente omosessualità perché Ultracorpo nasce come film contro l’omofobia.

Semplificare questo personaggio rappresentandolo come un razzista che odia i gay non avrebbe reso né l’obiettivo del film né quello del personaggio, era sicuramente più profondo far nascere l’epilogo drammatico manifestando il dolore che il protagonista prova nella sofferta scelta di doversi liberare dalla tentazione di essere se stesso.

La mancata accettazione di sé condurrà il protagonista verso l’omicidio, uccidendo il suo antagonista Umberto cerca di liberarsi della parte che vorrebbe reprimere in sé. Per fare questo la scelta che mi è sembrata più efficace è stata quella di spezzare le scene focalizzando l’attenzione sul sentimento primario che sottende i momenti più intensi. Una volta trovato questo sentimento l’ho lasciato fluire liberamente perché si possa venire a creare un flusso istintivo e naturale che lega le emozioni.

La scena più laboriosa dal punto di vista interpretativo è stata infatti quella finale. Dopo alcune carezze tra i protagonisti che potrebbero far pensare ad un rapporto sessuale tra i due, scoppia una violenza incontrollata che però non nasce dall’odio o dalla rabbia ma dal dolore di non potersi permettere quel rapporto da cui Umberto sembra attratto. E’ un omicidio sofferto.

Mi è capitato di interpretare diverse volte il ruolo dell’assassino, anche in altri film, credo che il primo passo per approcciare questo tipo di ruoli sia liberarsi dal lusso di giudicare o condannare un personaggio per ritrovare l’umiltà di studiare le circostanze che lo spingono a tale scelta. Si possono giudicare le persone ma non i personaggi, questi ultimi si possono solo interpretare.

L'attore Diego Pagotto in Ultracorpo

Com’è stato lavorare con Michele Pastrello? Nello specifico com’è stato il tuo rapporto con lui nella costruzione del tuo personaggio?

Michele ha una visione originale e personale della regia, che non temo a definire internazionale, avevo già visto i suoi precedenti lavori (32 e Nella mia mente), mi erano piaciuti ed ero felice di lavorare con lui a Ultracorpo. Con Michele mi sono trovato bene, tieni conto che nel frattempo siamo diventati anche grandi amici indipendentemente del set.

Così quando ha cominciato a parlarmi di Ultracorpo è nato fin da subito un interesse comune a sviluppare questo progetto e la costruzione del personaggio è nata pari passo con lo svilupparsi del progetto. L’idea mi piaceva, si trattava di portare in scena un personaggio connotato da una dimensione violenta ma al contempo drammatica e sofferta, era ben diverso dai personaggi che avevo precedentemente interpretato.

Nell’idea iniziale che Michele aveva del personaggio, Umberto doveva avere una fisicità diversa dalla mia più robusto ed inquietante, credo ci abbia messo un po’ a fidarsi nell’attribuirmi questo ruolo. La sua è stata una scelta coraggiosa ma anche ripagata dalle recensioni e dalla critica.

Sulla costruzione del ruolo c’è stata molta collaborazione, le nostre idee erano confluenti e nessuno dei due ha dovuto fare grosse rinunce nelle proprie aspettative. Normalmente quando sono sul set e interpreto un ruolo cerco di farlo a modo mio e solo quando il regista mi dà delle indicazioni diverse cerco di fare in modo che le esigenze di entrambi vengano rispettate.

Michele mi ha dato libertà nell’interpretazione, quando sono arrivato sul set conoscevo il personaggio approfonditamente perché ne avevamo precedentemente parlato più volte ed erano state concordate linee comuni che dessero ad Umberto la struttura che ora si può vedere nel film. Ultracorpo, al di là dei limiti che nascono dal budget esiguo di un film indipendente, è il risultato di ciò che ci eravamo prefissati e di questo ne siamo ampiamente felici.

Diego Pagotto durante un ciak

E con questa risposta si conclude la doppia intervista a regista e protagonista di Ultracorpo. Sperando di aver incuriosito i nostri lettori, concludo l’articolo facendo loro un grande in bocca al lupo per il corto e per i loro progetti futuri.

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