Ecco l’ultimo film che ha primeggiato ai David di Donatello: L’uomo Che Verrà

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Questa settimana volevo parlare di un film italiano pluripremiato sia al Festival di Roma che ai recentissimi David di Donatello come miglior film, e cioè L’uomo che verrà di Giorgio Diritti.

Si tratta di un regista bolognese piuttosto interessante, che inizia la sua attività cinematografica al fianco di Lina Wertmuller e Pupi Avati e che ha già girato nel 2005 il suo primo cortometraggio Il vento fa il suo giro.

Già a partire dai titoli dei suoi film che mi sembrano assolutamente affascinanti, poetici devo dire che questo regista mi piace parecchio e parte molto bene, poi il suo ultimo lavoro, anche se non l’ho ancora visto, deve essere un vero gioiellino.

locandina uffciale del film

locandina uffciale del film

L’uomo che verrà racconta fondamentalmente la strage di Marzabotto attraverso gli occhi di una bimba di otto anni, Martina, ma in un modo assolutamente poetico da quello che ho potuto vedere, leggere e sentire. La storia trovo sia sicuramente avvincente, in quanto riguarda un fatto storico, sicuramente dimenticato, uno dei tanti, in particolare siamo a Bologna tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1944, e i nazifascisti decidono che era arrivata l’ora di eliminare un gruppo di partigiani organizzati nella brigata Stella Rossa, la quale agiva appunto nei pressi del Monte Sole dove avvenne l’eccidio.

La strage di Marzabotto è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale e Diritti decide di ricordarcela attraverso gli occhi e la sensibilità di Martina, una ragazzina che vede morire il proprio fratellino e decide così di non parlare più, in attesa che arrivi un nuovo fratellino, che verrà concepito esattamente nove mesi prima della strage.

Pochi, sicuramente molto pochi ricordano questa enorme tragedia che ha portato alla morte di 800 civili, fra cui diversi bambini e per la quale solo nel 2006 è iniziato il processo contro i 17 imputati tutti condannati all’ergastolo in quanto ritenuti colpevoli di violenza pluriaggravata e continuata con omicidio.

La certezza della pena ed il fatto che tutti questi soldati e ufficiali tedeschi siano stati condannati non può riportare in vita tutte le vittime innocenti, ma in un certo senso ci aiuta a sopportare la profonda vogliamo chiamarla ingiustizia? che sentiamo per tutte queste persone. Molto spesso abbiamo un’idea sbagliata dell’italiano medio, gli italiani medi sono anche quelli che hanno combattuto per la libertà e la giustizia pagando con la propria pur di non sottomettersi a nessuno, vogliamo far finta di non considerarli?

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