Camorriste: il volto femminile dell’organizzazione criminale campana

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Raccontare la vita dei vertici delle organizzazioni criminali organizzate non è mai facile. Si parla molto delle figure maschili, ma un’attenzione non sempre sufficiente viene dedicata a quelle femminili che, a differenza di quanto si crede, non sono affatto delle ombre silenziose dietro ai propri uomini, ma delle persone assetate di potere e pronte a tutto per conquistarlo e mantenerlo.

Un potere che viene messo a freno dalla giustizia grazie al lavoro eccelso dei magistrati, le cui interviste sono risultate preziose per la realizzazione di Camorriste (l’hashtag ufficiale da cercare sui social è #Camorriste), una miniserie di tre episodi che è partite martedì 24 maggio alle 22.55 su Crime+Investigation.

Camorriste: un viaggio nella fierezza e nel dolore delle donne della camorra

camorriate su crime investigation

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C’è fierezza, forza e dolore negli occhi delle donne della camorra che, cresciute in un contesto sociale che non fa sconti a nessuno, hanno visto uccidere e arrestare i loro uomini.

Sono anche storie di rivalsa quelle che hanno raccontato alle telecamere del canale 118 di Sky, parlando di una vita molto diversa rispetto a quella delle donne di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta, che fanno parte di strutture meno fluide e caratterizzate da un numero maggiore di rituali, legati soprattutto alla successione.

Questi racconti, nei quali si sottolinea anche lo sforzo delle istituzioni per contrastare la criminalità organizzata, fanno di Camorriste, che vede alla regia Paolo Colangeli (anche autore assieme a Vania Del Borgo, mentre la supervisione editoriale è firmata da Matteo Billi), un punto di vista efficace e prezioso per chi vuole comprendere anche solo in parte il tessuto sociale di un’organizzazione come la camorra, che vede le donne ricoprire ruoli di primo piano, ma anche farsi trovare pronte a collaborare con la giustizia quando si accorgono che tutto quello in cui hanno creduto profondamente è solo un inganno in cui i sentimenti sinceri vengono messi in secondo piano.

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Una storia simile – una tra le tre raccontate nella miniserie – è quella di Anna Carrino, moglie del boss dei casalesi Francesco Bidognetti (braccio destro di Schiavone), arrestata nel 2007 dopo diversi anni alla testa del clan come sostituta del consorte.

Dopo essere venuta a conoscenza del tradimento pluriennale da parte del marito, la Carrino ha iniziato a collaborare con la giustizia, portando, nel 2008, all’ufficializzazione di 52 ordinanze di custodia cautelare.

La storia della Carrino è solo una di quelle che verranno illustrate in Camorriste, che si concentrerà anche sulle vicende personali di Antonella Madonna, che giovanissima entra ai vertici delle attività criminali nel territorio di Ercolano (anche lei oggi è collaboratrice di giustizia), e di Cristina Pinto, soprannominata Nikita per la sua capacità di maneggiare con disinvoltura le armi nonostante la giovanissima età.

Donne di camorra: un ritratto efficace e impietoso

Sono tanto efficaci quanto impietosi i ritratti delle donne protagoniste di Camorriste. La miniserie mette a nudo le loro contraddizioni, la forza dei loro sentimenti, le loro debolezze e la disillusione di accorgersi che tutto quello per cui hanno sacrificato tanto è solo un effimero e inutile sintomo di quella malattia che è la carenza dello Stato in alcune zone d’Italia.

Co-prodotto da A+E Networks Italy, DocLab e Mediamediterranea, Camorriste è un lavoro che dimostra quanto l’indagine cruda, chirurgica e priva di filtri sia il miglior modo per scoprire la realtà.

A questo punto non posso che invitarti a seguire la serie – preparandoti anche con gli aggiornamenti social ufficiali consultabili grazie all’hashtag #Camorriste – e a lasciare la tua opinione nei commenti a questo articolo sponsorizzato.

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