Return to Silent Hill è un film di genere horror del 2026 co-scritto e diretto da Cristopher Gans, con protagonisti Jeremy Irvine e Hannah Emily Anderson. La pellicola uscirà solo in sala a partire dal 22 gennaio, distribuita da Midnight Factory.
-Articolo di Michele Scarperia
Quest’opera rappresenta il terzo film del franchise Silent Hill e la trasposizione del videogioco Silent Hill 2.
Return to Silent Hill
Il film segue James Sunderland (Jeremy Irvine) che torna nella città nebbiosa di Silent Hill dopo aver ricevuto una misteriosa lettera dalla moglie defunta.
Il trailer del film
Return to Silent Hill – Un viaggio nella mente più che un horror riuscito
Il nuovo film della serie si proponeva come l’attesissimo ritorno a uno dei franchise videoludici horror più iconici di sempre. Purtroppo, il risultato è un film che vacilla su quasi tutti i fronti, salvo forse in un’ottica molto particolare.
Analizzando più da vicino,Return to Silent Hill appare difettoso sotto quasi ogni punto di vista. La trama, se presa come narrazione canonica, non funziona: il protagonista si muove senza una logica convincente all’interno di questa città che non si respira bene, gli incontri con i personaggi sembrano messi lì solo come citazioni al videogioco, e il twist finale arriva in malo modo. La recitazione del protagonista, Jeremy Irvine, non è decisamente all’altezza di ciò che era richiesto.
Fotografia e colonna sonora non compensano: i contrasti tra giorno e notte, che avrebbero potuto creare un’atmosfera intensa, restano piatti, e la musica non riesce mai a generare ansia o tensione. L’unico punto realmente salvabile tecnicamente è il design delle creature, mantiene una fedeltà estetica apprezzabile.
Il lato positivo: il viaggio mentale
Eppure c’è una chiave di lettura in cui il film sorprendentemente funziona eccome, considerarlo come un lungo viaggio nella mente del protagonista. In questa prospettiva, Return to Silent Hill, diventa l’esplorazione di un trauma, del non superamento di un addio, del senso di colpa estremo, di una separazione, di un grave lutto. Tutti gli eventi bizzarri, gli incontri casuali e i momenti di confusione narrativa possono essere visti come manifestazione di uno stato psicologico tormentato, piuttosto che come una storia lineare. Preso così, il film trova un suo senso, e forse anche una triste bellezza, in quella che è un’interpretazione più simbolica che letterale.
Peccato che questa lettura richieda al pubblico di abbandonare qualsiasi aspettativa da horror canonico o trasposizione fedele: Return to Silent Hill resta un film dimenticabile, segnato da un’idea originale ma resa male. La matrice videoludica è un capolavoro, forse proprio per questo troppo difficile da trasporre sul grande schermo.
