Baby Driver: la fuga è servita!

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×

Sedersi al volante di una potente auto e spingere il pedale dell’acceleratore. Edgar Wright, regista e sceneggiatore di pellicole dissacratorie e ben riuscite (ha diretto Scott Pilgrim vs the World e sceneggiato il Tin Tin di Spileberg) ha spinto il tasto rewind del suo personale iPod per rivoluzionare il genere dei film tutto auto e azione, riuscendoci alla grande. Laddove Need for Speed aveva caratterizzato il giusto equilibrio di arcade e personaggi in carne e ossa, con ‘Baby Driver’, Wright ha saputo rinvigorire di romanticismo new age le sorti di un film che attinge nei sapori e negli odori del musical e del thriller, senza sbagliare una sequenza. Uscito nelle sale americane il 28 giugno, ‘Baby Driver: il genio della fuga’ è nelle sale italiane dal 7 settembre.

La locandina del film 'Baby Driver: il genio della fuga'

La locandina del film ‘Baby Driver: il genio della fuga’

Baby Driver: il genio della fuga

Kathryn Bigelow, con Point Break-Punto di routtura (1991), aveva deliziato il palato della critica dosando gli elementi nella medesima ricetta di stile e contenuti. Un guru delle rapine che vuole sublimare se stesso e gli altri, prefiggendosi obiettivi e traguardi che arridono a quella giustizia che aspetta sempre il gran finale per regolare i conti. Oggi quel ruolo spetta ad un agguerrito Doc (Kevin Spacey), ineffabile nel rigenerare nuovi rapinatori per mettere a segno i propri obiettivi, passando dalle banche agli uffici postali. Tutto questo coadiuvato da un giovanissimo Baby (Ansel Elgort), autista dalle sorprendenti doti di guidatore, con il quale deve saldare il proprio credito accumulato da una rapina nefasta per il ragazzo. Cuffie alle orecchie e occhi fissi sulla strada, per controsterzare consumando gomme e frizioni a tempo di ‘Brighton Rock’ dei Queen. Tutto questo si ripete inesorabile nei giorni di Baby, per vivere sorretto dall’affetto di un anziano sordo-muto che assiste con gratitudine e devozione, dopo la prematura morte dei genitori.

Ansel Elgort in una scena del film 'Baby Driver: il genio della fuga'

Ansel Elgort in una scena del film ‘Baby Driver: il genio della fuga’

Tra campionatori e sinth, il giovane si costruisce una personale colonna sonora della vita che usa come antidoto alla paura di rimanere solo e abbandonato ad un destino che non promette nulla di buono. Perché Doc non vuole che quel prodigio delle quattro ruote lo possa lasciare anche a debito estinto. Ma l’incontro con la cameriera Deborah (Lily James) cambia la vita di Miles-Baby, deciso a volersi staccare per sempre da quella vita che non può garantirgli un futuro sognato con i colori tipici dell’adolescenza. Ad accorgersi di quell’animo turbato dalla scoperta dell’amore è Bats (Jamie Foxx), ladro astuto e diffidente, affascinato dalla prontezza a cui Baby affida le sorti di ogni rapina. Ma che sarà il primo a morire, dopo che la decisione di lasciare tutto e tutti, per l’amore di Deborah, prende il sopravvento.

Lily James e Ansel Elgort in una scena del film 'Baby Driver: il genio della fuga'

Lily James e Ansel Elgort in una scena del film ‘Baby Driver: il genio della fuga’

Laddove i piani sequenza di ‘La La Land’ hanno saputo marcare di stupore le capacità registiche elevate al meglio, in ‘Baby Driver’ tutto riesce ad armonizzare una sceneggiatura sorretta da una fotografia (Bill Pope) che addolcisce i momenti più romantici della pellicola. Non importa se i tempi della storia possono marcare di scorrettezze che ricadono nella black comedy devoluta allo splatter più scontato, rimandando un Quentin Tarantino che arride a tanta sregolatezza. I meriti del montaggio di Jonathan Amos e Paul Machliss ci sono tutti, affidando alla musica il compito di scandire le battute di un metronomo che vola sulle note di ‘The Commodores’ e i ‘The Beach Boys’, per planare sull’amore dei protagonisti avvolto da ‘Debora’ siglata T.Rex. Decisamente una pellicola che delinea lo stile registico di Edgar Wright, ponendosi a quell’attenzione che solo i migliori cineasti riescono a meritare. Per noi, non ci resta che liberare ogni inibizione e sognare quel tanto che basta, ricordandoci che c’è sempre un prezzo troppo alto per rischiare, anche solo sognando con i colori acquerellati della celluloide.

IL TRAILER DI ‘BABY DRIVER: IL GENIO DELLA FUGA’

One Response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×