I Grandi Maestri del Cinema: “Nosferatu” di Murnau

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I vampiri in questo periodo vanno molto “di moda”…ma noi di cinemio parliamo delle origini ossia del famosissimo Dracula, con questo film dimenticato dai più credo (a parte noi che ne avevamo gia’ parlato…)

La trama del film “Nosferatu”

di Chiara Ricci

Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau (pseudonimo di F. W. Plumpe) è la prima trasposizione cinematografica del romanzo di Bram Stoker Dracula, scritto nel 1897. Dopo essere stato allievo di Max Reinhardt come attore e regista ed aver debuttato nel 1919 con Il ragazzo in blu, Nosferatu è il primo film che il regista produce con la sua casa di produzione, la Praha Films, fondata nel 1921.

In questo film del 1922 Knock (Alexander Gramach), che si occupa della compravendita di terreni e immobili, invia il suo dipendente Hutter (Gustav von Wangenheim) in Transilvania per portare a termine un atto di vendita con il conte Orlok (Max Schrerck). Il giovane, entusiasta dell’incarico, affida la giovane moglie Ellen alle cure di Ruth e Harding, una coppia di cari e fidati amici e immediatamente si mette in viaggio.

Arrivato nei Carpazi e fermatosi in una locanda del luogo per riposare spiega agli abitanti del luogo lo scopo del suo viaggio e dove è diretto.

Questi, spaventati, lo avvertono del pericolo cui sta andando incontro, dell’enigmatico conte Orlok e dei misteri legati al suo castello e alla presenza di vampiri. L’uomo, però, non sembra preoccuparsene troppo credendo si tratti solo di superstizioni tanto che, trovando nella stanza dove pernotta un libro antico sui vampiri, pur sfogliandolo e apprendendo che il primo Nosferatu risale al 1445, ne ride divertito. Il giorno dopo, però, prima di partire decide di portare con sé il libro.

Giunto a destinazione si rende immediatamente conto dell’ambiente sinistro e macabro che lo circonda.

Non può far a meno di notare anche le insolite abitudini del conte che lo invita a cena a notte fonda rimanendo profondamente colpito dalla reazione di questi alla vista del sangue fuoriuscito da una ferita provocatosi per affettare il pane.

Il mattino dopo, inoltre, Hutter si sveglia con delle strane ferite al collo di cui parla alla moglie in una lettera, dicendole che probabilmente sono state provocate da qualche ragno o dalla puntura di qualche insetto.

Nel frattempo, le trattative per l’acquisto della casa, che si trova proprio di fronte quella di Hutter, procedono e quando il conte di Orlok vede il ritratto di Ellen che il marito porta sempre con sé, ne rimane come abbagliato. Decide di firmare il contratto e di partire quanto prima per la città. Hutter è insospettito, spaventato soprattutto quando vede che il conte dorme in una bara e che questa assieme ad altri sarcofagi sono i “bagagli” che fa imbarcare sul “Demeter”.

Così, Hutter fugge poiché sente che sua moglie è in pericolo.

Allo stesso modo Ellen sa ciò che sta accadendo al marito, sa in quale grave situazione si trovi e aspetta in riva al mare il suo ritorno.

Arrivato in città Hutter scopre che dell’equipaggio del Demeter non ci sono sopravvissuti, tutti son morti a causa della peste che, dall’arrivo del conte, è dilagata in tutta la città. Fa vedere il libro sui vampiri ad Ellen ma le raccomanda di non leggerlo, ma lei, ovviamente, non fa. Scopre che il solo modo per sconfiggere il conte Orlok e per salvare lei e suo marito è quello di cedere al malvagio e trattenerlo sino alle prime luci dell’alba lasciandolo morire alla vista del sole. Ed è proprio lei a sconfiggerlo cedendo alle sue attenzioni e trattenendolo nella sua stanza sino al sorgere del giorno.

Intanto, Knock, l’agente immobiliare, viene rinchiuso in manicomio e si scopre essere il servo e l’adepto del malvagio con cui è stato in contatto sin dall’inizio attraverso la telepatia.

Le polemiche e “il salvataggio” del film

immagine_del_film

È interessante ricordare che Murnau all’uscita del film viene portato in tribunale dalla vedova Stoker poiché pare avesse violato i diritti d’autore di Dracula pur avendo cambiato i nomi dei luoghi e dei personaggi rispetto al “soggetto originale” (il conte si chiama Orlok e la vicenda si svolge nei Carpazi). Perde la causa e il giudice dispone che ogni copia di questa pellicola venga fatta sparire..ma è lo stesso Murnau a conservarne almeno una.

Il regista ha prestato molta attenzione alla cura dei particolari del suo film: dalla scelta del set a quella degli attori. Il cognome del protagonista, Schrerck, in tedesco significa – profeticamente – “terrore” e pare che altri, oltre lo stesso Murnau, lo credessero un vero vampiro.

Grazie a questo film Murnau, assieme a Fritz Lang e Wiene, diviene il massimo esponente del cinema espressionista tedesco – attraverso forme stilizzate, geometriche, ben definite, costruite attorno allo spazio e ai corpi dei protagonisti – e del Kammerspiel, ovvero una cinematografia dominata da pochi interni che risultano essere opprimenti, soffocanti, angusti, all’interno dei quali i movimenti dei personaggi sono trattenuti, accennati puntando per lo più sull’espressione dei volti e sull’ampio uso del primo piano.

In Nosferatu, infatti, Murnau fa ampio uso di quest’ultima modalità di ripresa proprio per accentuare ed enfatizzare gli stati d’animo dei protagonisti e i simboli che essi rappresentano: Ellen – Hutter, il Bene, la purezza, la luce, l’innocenza, il candore, la vita, l’amore; il conte Orlok e il suo servo Knock, il Male, l’oscurità, il mistero, la macabra follia, la morte, la perversione, l’erotismo, la malignità. L’aspetto sinistro del conte Orlock è sottolineato anche dal suo modo di muoversi: si sposta da una stanza all’altra, cammina come se non poggiasse i piedi a terra ma come se aleggiasse, fluttuasse nell’aria.

La compresenza di Bene e Male

Eppure il Bene e il Male appaiono sempre uno accanto all’altro in questo film, come, ad esempio, nel forte e profondo rapporto che viene a crearsi tra le luci e le ombre: le prime hanno in sé una valenza positiva, le altre sembrano ovattare l’interno del castello, dove il conte si muove e vive lontano dai raggi solari.

C’è una scena in particolare dove il Bene e il Male si incontrano fisicamente, si toccano e questo sembra essere il loro perfetto connubio poiché senza l’uno non potrebbe esistere l’altro. Nella scena finale, infatti, il conte Orlok giunge nella stanza di Ellen la quale sa di essere la sola a poter salvare, attraverso il suo sacrificio, sé stessa e suo marito dalla malvagità. Ellen e il conte sono a contatto molto ravvicinato. Lei è chiara, in camicia da notte; lui si mostra come un’ombra. Infatti, vediamo l’ombra della mano di Orlok che scivola sul seno della giovane donna la quale lascia trasparire dall’espressione del suo volto una certa sensualità e un erotismo non troppo velati.

Di certo quest’opera ha contribuito a fare di Murnau uno dei più grandi registi della storia del Cinema.

Basti pensare che Greta Garbo quando Murnau morì fece fare un calco del suo viso per poi tenerlo in bella mostra in ogni sua casa. E’ noto che il regista fosse omosessuale e questo ha contribuito a fare di lui un grande amico della “Divina” in un periodo in cui l’omosessualità viene censurata, nascosta, bandita.

Ed è grazie a questo successo che Murnau, dopo aver girato per l’UFA – la più famosa e prestigiosa casa di produzione tedesca – il Faust, nel 1924, arriva a Hollywood e firma un contratto con la 20th Century Fox. Per questa casa di produzione gira, nel 1927, Aurora, che, alla prima edizione della consegna degli Oscar vince due premi: per la fotografia e per la miglior produzione.

A questo seguono film di scarso successo tanto da convincere Murnau a recidere il contratto con la major per ritirarsi a girare nelle più belle isole dell’Oceano Pacifico pellicole come Tabù per morire poco dopo a causa di un incidente stradale.

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