Alien Covenant: Uragano Scott

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Arriva nelle sale il prossimo Giovedì 11 Maggio, in anteprima rispetto all’uscita americana del 19 Maggio, il nuovo film di Ridley Scott che torna alla regia di uno dei franchise di fantascienza più longevi della storia del cinema: Alien Covenant.

Alien Covenant

Alien Covenant

Alien Covenant

10 anni dopo gli avvenimenti di Prometheus, la nave spaziale Covenant è in missione per colonizzare un nuovo pianeta ma un problema risveglia l’intero equipaggio: tra loro troviamo l’androide Walter (Michael Fassbender, Prometheus, La luce sugli oceani) e Daniels (Katherine Waterston; Animali fantastici e dove trovarli, Steve Jobs). Atterrati su un pianeta promettente, trovano il drone David (Michael Fassbender) della nave Prometheus e una minaccia pronta ad essere risvegliata.

Trailer del film: “Alien Covenant”:

Il risveglio di Ridley

Allontanatosi dopo il fortunato e importante primo capitolo della saga datato 1979, Ridley Scott risveglia il franchise nel 2012 con Prometheus, annunciando quella che pare essere una trilogia prequel dell’episodio d’esordio. E nel farlo, come sappiamo, blocca i lavori del progetto di Neil Blomkamp (District 9, Elysium) che i fans aspettavano avidamente.

Guardando Alien Covenant si capisce facilmente quanta sapienza e maturità ci sia nella mano di Ridley Scott nel confezionare una materia da lui sentita e voluta con uno dei generi con cui si è sempre sentito più a suo agio. E per quanto l’iniezione ‘metafisica’ che la saga ha preso da Prometheus sia interessante, e per quanto questo episodio riesca ad essere tecnicamente ineccepibile nell’avanzamento della trama e specie nell’incontro/scontro tra i David e Walter di un Michael Fassbender ancora una volta preda di una verve sheksperiana, nell’insieme rimane come limitato.

Una scena di Alien Covenant

Una scena di Alien Covenant

Questione di limiti

Limitato perché, diversamente da come accadrà nel prossimo Blade Runner 2049, non c’è stata la voglia di osare e lasciare il timone per una storia che era già di per sé finita dopo il capitolo di David Fincher (1992) e che, come accade a Hollywood dal 200 in poi, tra sequel, prequel e reboot, si sforza di diventare ‘importante’, ‘pomposa’, ricca di una storia che ci allontana dalla semplicità dei primi episodi e che rende il tutto sfarzoso senza scaldare il cuore o farci saltare dalla sedia (giusto un paio i momenti in cui ciò accade in questo film).

Il discorso alla base è più ampio ma ci si chiede davvero se, visti gli errori commessi da un Lucas con Star Wars, sia davvero necessario proseguire ‘ad oltranza’ con una storia che aveva già dato il suo massimo. E se si, per quale motivo ostinarsi a ‘tenere il posto’ invece che cederlo a nuove leve con una visione più contemporanea e fresca. La fine della pellicola fa solo crescere l’attesa per il secondo capitolo di Blade Runner, firmato Denis Villeneuve.

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