Tutta la vita davanti: ecco l’ultimo film di Paolo Virzì

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Un fim tutto italiano che merita sicuramente di essere visto (secondo me) è senza dubbio l’ultimo di Paolo Virzì intitolato “Tutta la vita davanti”.

 

Devo dire che prima di vedere questo film non conoscevo molto bene la storia e la filmografia di questo regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano; in passato mi era capitato di vedere “Caterina va in città” e ne ero rimasta favorevolmente colpita ma non tanto da spingermi ad approfondire ulteriormente.

tuttalavitadavanti

photo credits: filmup.leonardo.it

L’ultima opera di Virzì potrebbe essere riassunta come una commedia sul mondo del lavoro e della precarietà sia lavorativa che sentimentale che esistenziale, ma secondo me si tratta di una definizione troppo riduttiva, perchè il film è molto di più.

Oltre a segnalare delle sorprendenti interpretazioni soprattutto femminili, (ma anche maschili), di Sabrina Ferilli, Micaela Ramazzotti e Isabella Ragonese, questo film mi ha coinvolto moltissimo nella storia…

Isabella Ragonese, nel fim Marta, è una giovane e brillante neolaureta in Filosofia che, piena di speranze sul suo futuro lavorativo inizia a mandare curricula, e a fare colloqui che però non portano ad alcun risultato. La ragazza si trova quindi a dover fare una scelta e l’unico lavoro che riesce a trovare nel breve periodo è in un call center.

Io credo che il film ci ponga degli enormi quesiti ai quali io non sono ancora riuscita a rispondere, ad esempio:

  • quante ragazze e ragazzi ci sono nelle sue stesse condizioni?
  • Quanti laureati ci sono alla disperata ricerca di un lavoro?
  • Quanti andranno a fare lavori che mai avrebbero voluto fare soltanto perchè possono finalmente avere uno stipendio e un minimo di autonomia?
  • E’ giusto studiare quello che più piace o è meglio invece fare qualcosa che ti possa garantire un posto di lavoro?

Per quanto riguarda la mia esperienza, una volta laureata in giusrisprudenza il mio primo vero lavoro (intendo quello che ti consente di avere una busta paga) è stato come commessa in un centro commerciale.

Mi rispecchio moltissimo nelle vicende di Marta, lei che tutte le sere scrive un saggio di filosofia che però una volta pubblicato le porterà mi sembra appena 300,00 €…, lei che cerca di arrotondare lo stipendio facendo la baby sitter alla figlia di una sua collega di lavoro (una bravissima Micaela Ramazzotti)…

Questo film ci spinge a riflettere moltissimo sul mondo del lavoro attuale in un modo che nessuno fino ad ora aveva mai fatto, perchè non si parla solo di precarietà, ma di sogni infranti, di realtà crudele, di malattia, di solitudine ma anche di speranza e di forza di volontà instancabile che, anche se il film ha un finale potremo dire”strano”, a lungo termine secondo me darà risultati più che positivi.

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