Film da riscoprire: “Noi credevamo”, il risorgimento visto con occhi diversi

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Come ogni giovedì, cinemio ti offre la rubrica dedicata ai film da riscoprire.
In occasione delle lezioni di cinema di Mario Martone abbiamo deciso di proporvi “Noi Credevamo“: ecco cosa ne pensiamo e se vale la pena vederlo.

La recensione del film “Noi Credevamo”

di Francesca Barile

locandina di "noi credevamo"

Al di là della retorica a cui ci hanno abituato i vecchi sussidiari o i film celebrativi: uno su tutti quel “Viva l’Italia” realizzato da Roberto Rossellini in occasione del centenario dell’Unità del paese.

Protagonisti della storia divisa in capitoli così come il romanzo omonimo di Anna Banti da cui è liberamente tratta sono un gruppo di giovani del Cilento, quasi tutti di buona famiglia in quanto unici in grado di studiare e di riflettere ( ahimè gli altri dovevano “faticare” per tirare a “campare”).

Partiti con l’entusiasmo della gioventù i protagonisti vivono vicende diverse e finiscono con il concludere le loro esistenze nell’amarezza e nella disillusione proprio quando il paese è già unito, ma non come loro avevano voluto e creduto in precedenza.

Filologicamente perfetto, recitato anche in inglese e francese ( Francia e Inghilterra ebbero un peso notevole per la costruzione dell’Italia unita) ma con qualche interessante interpretazione: vedi le strutture in cemento armato che forse simboleggiano l’imperfetta realizzazione del progetto unitario) e libere interpretazioni ( Mazzini sin dall’inizio è rappresentato decisamente molto più anziano dei suoi anni, forse perché molto maturo “dentro”?), con un gruppo cospicuo di bei nomi della cinematografia nostrana a interpretare i protagonisti fittizi e autentici della vicenda ( Toni Servillo è un malinconico Mazzini mentre Zingaretti è un furbo Crispi), sorretto da una colonna sonora sontuosa e magniloquente, il film appare però stanco e dispersivo.

Il trailer del film

Il film è molto lungo

L’eccessiva lunghezza e lentezza paragonabili ai vecchi sceneggati anni Sessanta cari ai tempi d’oro di mamma Rai nonché il difficile snodo tra la storia reale e le vicissitudini fittizie dei protagonisti creano una oggettiva complicazione allo spettatore che inevitabilmente finisce con il disperdersi senza comprendere il fine ultimo del regista.

Appare evidente di primo acchito la separazione netta tra i monarchici e i repubblicani, la reale incapacità da parte dei fautori unitari di fare un vero fronte comune che ha portato alla fine a una unità spezzata con tanto di revisionismo in chiave leghista e borbonica a seconda delle provenienze di chi confuta la bontà di quanto accaduto centocinquata anni fa.

Crispi da padre nobile della patria si trasforma in uomo viscido e calcolatore come dimostra il suo discorso finale praticamente un monologo davanti a una Camera vuota e svuotata di significato.

Sicuramente da vedere in un cineforum, meglio se frazionato in due parti e seguito da un attento dibattito.
Puoi anche scegliere di vederlo comodamente seduto davanti alla tua tv, acquistato on line ad un prezzo più che accettabile, magari diviso a puntate ;).

2 Comments

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