Magic in the Moonlight: Woody torna in Francia!

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Torna al cinema uno dei registi più prolifici al mondo, con quasi cinquant’anni di carriera alle spalle ed oltre quaranta pellicole scritte e dirette. Che sia davanti o dietro la macchina da presa poco importa, stavolta Woody Allen torna con due attori di eccezione ed una Francia anni ’20 nel suo nuovo film, stavolta una commedia sentimentale, Magic in the Moonlight. Presentato in anteprima all’ultimo Festival di Torino, dal 4 Dicembre nelle sale italiane.

magic in the moonlight

Magic in the moonlight

Trama

1928. Sud della Francia. Il famoso illusionista Stanley (Colin Firth; Il discorso del re, Il diario di Bridget Jones) viene portato a conoscere una giovane sensitiva di nome Sophie (Emma Stone; The amazing Spiderman 2, Benvenuti a Zombieland), con l’intento di smascherarla e denunciarla per truffa. L’incontro con la bella chiaroveggente, però, si rivelerà più complesso ed inaspettato del previsto.

Trailer del film Magic in the Moonlight:

La scelta

Uno dei temi principali della lunga e prolifica filmografia di Woody Allen che dalla fine degli anni sessanta ci porta sino ad oggi è proprio quello della scelta. Scegliere tra l’illusione e la verità, tra la finzione e la realtà. Esempio emblematico di ciò è la scelta d’amore che dovrà affrontare Mia Farrow ne La rosa purpurea del Cairo.

La magia, altro elemento preponderante del suo cinema (recentemente ricordiamo Scoop), in particolare del suo cinema inserito in una cornice di commedia, elemento indispensabile per stratificare un racconto apparentemente leggero e chiaro che al suo interno ha una profondità ed un’assimilazione d’intenti ben più complessa ed intricata.

Ed è il caso di Magic in the moonlight, commedia romantica ambientata nel Sud della Francia (dopo Midnight in Paris) e inserita negli anni venti, un periodo scelto non a caso dove l’era del jazz iniziava a giungere al suo termine mentre in Germania, altro luogo presente ma distante nel film, iniziava il preludio di ciò che avrebbe portato inevitabilmente alla seconda guerra mondiale.

Una critica ad una società bigotta e superficiale è l’accento che pone Allen nel suo film, tra il jazz, le stelle e le pioggerelle d’estate e decide così di ‘prendere in giro il pubblico’ così come il suo protagonista, ben interpretato con cinismo e spudoratezza dal premio Oscar Colin Firth, stratificando il racconto proprio sul connubio illusione/realtà rappresentato dal personaggio di Emma Stone quanto dalla costruzione scenografica e registica attorno.

Magic in the moonlight film

Oltre il visibile

L’attenzione al dettaglio, ai dialoghi, rimane il ritmo su cui Woody punta e per quanto il film non regga alla perfezione temi già ben presentati in altre sue opere, va dato merito al regista dell’aver saputo riproporre ed approfondire questi con una complessità maggiore di quanto non avesse fatto in passato.

Un gioco fatto di maschere e doppiogiochismo e laddove il razionale personaggio di Stanley riesce a riconoscere dove è nascosto l’inganno scoprirà poi che la verità sull’irrazionale è ben più complesso e si cela laddove persino l’essere pensante più razionale non potrà giungere: l’amore, i sentimenti, ciò che smuove ancora il mondo e le cose.

È un Woody Allen ‘minore’ se posto accanto ad un risultato complessivo del film rispetto ad opere come i recenti Midnight in Paris o Blue Jasmine. Qui avviene un nascosto passo avanti proprio nella scelta del finale e nella stratificazione del racconto e degli intenti. Rimane assolutamente un film per gli afecionados del regista newyorkese quanto per coloro che gli si accostano per la prima volta. L’unica differenza nel giudicarlo starà nel saper guardare oltre una superficiale visione.

Magic in the moonlight trailer

Alcune clip dal film

 

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