Diaz:Troppo sangue per un film?

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Presentato al festival di Berlino e successivamente a Bari come film inaugurale del Bif&st 2012 il film Diaz,don’t clean up this blood,  prodotto da Domenico Procacci e diretto da Daniele Vicari è stato concepito come una sorta di docufiction perché, partendo da situazioni documentate e analizzate con occhio apparentemente distaccato, introduce una serie di personaggi immaginari  (almeno lo sono i loro nomi) dietro i quali si nascondono le mille storie dei protagonisti di quei tragici fatti.

locandina del film

Un film poliglotta

Girato volutamente in più lingue per rimarcare la presenza dei tanti ragazzi non italiani coinvolti involontariamente nei fatti, il film si avvale della presenza di alcuni tra i più popolari attori del nostro cinema, spesso segnalatisi anche per il loro impegno sociale tra essi Claudio Santamaria nel ruolo di un poliziotto a capo di una pattuglia protagonista della spedizione alla scuola Diaz e Elio Germano nel ruolo di un giornalista presente nella scuola e picchiato selvaggiamente.

Il regista Vicari ha inserito una struttura filmica “à rebours” ripetendo addirittura alcune sequenze per meglio chiarire lo svolgimento dei fatti. Il film si apre sul primo piano di alcuni cocci che poi si ricostituiscono per dare origine a una bottiglia lanciata da un sedicente black block verso una camionetta della polizia all’indomani dalla morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova del luglio 2001. Di lì parte ogni cosa e si snodano le storie dei personaggi che per caso o per volontà  finiranno per trovarsi a dormire presso la scuola oggetto della retata della polizia.

Trailer del film

Troppa violenza?

Quanto accade all’interno della scuola con i poliziotti armati di tonfe ( manganelli) che picchiano selvaggiamente gli inerti occupanti della scuola è documentato in una serie di scene lunghissime e di grosso impatto emotivo al limite dello splatter tanto da suscitare anche delle reazioni negative da parte degli spettatori.

Regista e produttore si sono limitati a spiegare con le immagini forse in maniera addirittura edulcorata quanto accaduto all’interno dell’edificio scolastico ( per approfondimenti è interessante una puntata di Blu notte dedicata al tema dal conduttore Carlo Lucarelli), ma vedere i primi piani di gente inerme picchiata a sangue e poi abbandonata nel sottoscala come dei manichini rotti genera un naturale fastidio.

L’incubo senza fine continua con la descrizione degli interrogatori alla caserma di Bolzaneto dove i diritti umani sono stati scalzati senza troppi scrupoli.

L'attore Elio Germano in una scena del film

Una pellicola di denuncia sociale

Film di denuncia sociale dalle tinte forti, importante per non dimenticare e sicuramente destinato a riaprire un dibattito su degli accadimenti volutamente lasciati sotto silenzio.

Una pellicola che rimarrà nella storia del cinema italiano

di Daniele Meloni

Durante il G8 del 2001 a Genova tutta l’attenzione del mondo è catalizzata sulla città ligure dove i grandi della terra si incontrano per discutere su temi importanti come lo scudo spaziale, il protocollo di Kyoto, la crisi in Medio Oriente e nei Balcani. La città è invasa di manifestanti che in maniera pacifica vogliono dimostrare il loro dissenso verso i poteri forti, ma in mezzo a questa moltitudine c’è un gruppo di violenti che che sconvolge quei giorni.

Anarchici e black block mettono a ferro e fuoco la città distruggendo decine di macchine, negozi, contando alla fine quasi 50 miliardi di lire di danni e circa 1000 feriti. Un manifestante Carlo Giuliani è ucciso da un proiettile sparato da una camionetta dei Carabinieri. Nella notte del 21 luglio a manifestazioni finite, 300 uomini delle forze dell’ordine fanno irruzione nella scuola Diaz, divenuta dormitorio per centinaia di persone: quello che succede in quella notte è una tragedia che mai nessuno potrà cancellare. Il film lega con un filo la vita di alcune persone che in quella notte hanno visto la loro vita cambiare per sempre.

Diciamo subito una cosa importante, tutto quello che il film racconta è tratto ed ispirato dalla lettura degli atti dei due drammatici processi avvenuti in questi anni, tutto è vero, drammaticamente vero. Il giudizio che diamo a questo film, già premiato dal pubblico al Festival di Berlino, è entusiastico, perché siamo di fronte ad una pellicola che deve per forza entrare nella storia del cinema italiano.

E partiamo da uno dei punti di forza che il regista Daniele Vicari indovina da subito, raccontare e rendere protagonista la cronaca, i fatti, e non gli attori. Questo perché la storia è raccontata in maniera circolare con i fatti visti e raccontati attraverso gli occhi dei vari protagonisti.

Attori che tutti dal primo all’ultimo incarnano alla perfezione i propri ruoli più o meno piccoli ma tutti molto significativi, dai più famosi Elio Germano (Luca) un giornalista della Gazzetta di Bologna che corre a Genova per raccontare i fatti dopo la morte di Giuliani a Claudio Santamaria (Max) che comanda il VII nucleo protagonista del massacro della Diaz, passando per Jennifer Ulrich (Alma) anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri, Davide Jacopini (Marco) che si occupa delle persone disperse, Fabrizio Rongione (Nick) manager che si interessa di economia solidale, Ralph Amoussou (Etienne) anarchico francese e Renato Scarpa (Anselmo) vecchio militante CGIL.

L’intensità e la bravura di tutti ci obbliga a citarli uno per uno perché, ed in questo avrà influito il regista, regalano una recitazione che li rende veri in tutto in film e fa trasparire questo senso di essere spaesati e terrorizzati in una situazione così. Altra menzione va a ciò che si integra con il cast vale a dire la fotografia, che è vera, non artefatta da luci, quasi “sporca” e i luoghi ricostruiti in maniera perfetta in Romania.

Stare a qui a raccontare tecniche e nozioni su Diaz è quasi inutile, questo film è un emozione totale, drammatica e paurosa, ma che deve essere visto per l’intensità con cui ti spinge negli eventi di quei giorni. I volti, le espressioni, le parole, i gesti, tutto va interpretato come un insegnamento della storia italiana e preso da lezione perché queste pagine possano essere strappate via d’ora in poi. Per Amnesty International questa è stata “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale“, l’unica speranza è che un film così, che riesce ad essere vero e ben fatto, emozionante e sconvolgente, porti il nome del cinema italiano nei posti che realmente gli spettano.

La lezione di cinema

continua a leggere la lezione di cinema di Daniele Vicari nel quale si parla del G8 di Genova e del film

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