Lezioni di cinema: Nicola Piovani – prima parte

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Siamo arrivati al termine delle lezioni di cinema tenute durante l’edizione 2011 del BIF&ST. Ultimo ospite del festival, che ha anche chiuso la manifestazione con un bellissimo concerto al Teatro Petruzzelli, è stato il musicista Nicola Piovani. Tante le sue collaborazioni illustri. Iniziamo a vederle in questa prima parte.

Gli esordi

Nicola Piovani ha una carriera davvero notevole nel campo cinematografico: ha infatti musicato poco più di 150 film. La prima domanda che è sorta spontanea è stata: come si diventa musicista e come si decide di scrivere per il cinema?

Come si nasce musicista non lo so né interrogando me stesso né tantomeno credo potrebbero dare una risposta i miei colleghi. Quanto al cinema, come tutto nella vita, è dipeso da occasioni capitatemi (chiamatela fortuna o fatalità).

La musica era la mia casa nel senso che i miei genitori erano appassionati di musica dilettanti. A casa c’erano tanti strumenti: mio padre era autodidatta, suonava la chitarra, la fisarmonica, il mandolino, la tromba. Era stato anche la prima tromba della banda di un paesino vicino Roma.

I miei fratelli più grandi studiavano la fisarmonica: veniva un insegnante a casa nostra e mio padre lo pagava con della frutta che portava dal paese. Per gioco fecero iniziare anche me con una fisarmonica giocattolo.

Nel mondo ci sono sicuramente tanti grandi talenti a cui hanno sbattuto porte in faccia e che non conosceremo mai. Io sono stato fortunato perchè mi è capitato di poter fare quello che avevo desiderato. Che c’è di meglio?

I registi

Ci sono dei registi con i quali non hai lavorato ma che ti sarebbe piaciuto?

Sicuramente tantissimi. Se comincio a fare nomi c’è sicuramente qualcuno che resta fuori. Però ci sono dei registi che hanno un eccellente rapporto con un musicista, per esempio Ettore Scola e Armando Trovajoli: ecco, mi avrebbe fatto molto piacere lavorare con Scola. Poi per esempio non ho mai lavorato con Francesco Rosi.

Comunque avrei tantissimi registi italiani ma anche stranieri. Detto questo vorrei rubare una frase ad un amico e collega illustre, Ennio Morricone che una volta ha risposto: “purtroppo non ho mai avuto il tempo di invidiare il lavoro degli altri“.

Il lavoro con Bellocchio

Ecco cosa Piovani dice dell’incontro con il regista Marco Bellocchio e del periodo trascorso a lavorare per i suoi film:

Dopo 7 film fatti insieme si chiude il rapporto con Bellocchio: ecco come Piovani spiega il motivo dell’allontanamento

L’interruzione avviene sul colloquio che abbiamo avuto sul film Enrico IV ed una certa distanza che era sorta tra noi sul modo di vedere il rapporto con il cinema che già si era avvertita nel film precedente Gli occhi e la bocca.

Il film su Sarkozy

Nicola Piovani ha anche una carriera internazionale, per lo più europea: ha lavorato per esempio molto in Francia. Al momento della lezione di cinema stava scrivendo la colonna sonora del film su Nicolas Sarkozy, La conquete.

Il film inizia da quando Sarkozy diventa presidente del partito fino alla elezione presidenziale e parla della conquista di Nicolas Sarkozy, un immigrato greco. Quando mi hanno mandato questa sceneggiatura ho avuto qualche difficoltà a capirla perchè non mi era mai capitato un film su personaggi politici viventi, per di più per nulla metaforico.

Tutte le parole che dicono nel film, che è di fiction e non un documentario, provengono tutte da letture durate anni, atti d’ufficio confermati da uno stuolo di avvocati per evitare problemi legali. Ho passato una sera con Xavier Durringer, il regista), preoccupato fosse un film satirico, perchè questo è un momento in cui la satira non mi affascina.

Soprattutto in Italia la satira mi sembra l’altra faccia del letargo, un modo per scaricare con i muscoli mimici facciali una forma di impotenza politica e culturale che stiamo vivendo. Ovviament è un fatto mio personale, non è che abbia nulla contro i satirici però mi sarei sentito particolamente inadatto a lavorare su un film satirico.

Parlando durante la cena le parole che venivano fuori erano Shakespeare, Brecht, Moliere, quindi ho pensato “almeno i modelli ce li siamo scelti alti“. Ma soprattutto c’era la volontà di fare un film che mettesse a nudo in modo teatrale nel cinema un meccanismo: di come si conquista il potere nell’era della democrazia televisiva che non è un problema solo italiano.

La locandina di La conquete

Così dopo quella chiacchierata ho accettato. Ero contento di fare questo film che ha dei motivi di grande interesse a prescindere da come andrà e sarà accolto. Perchè noi ne parliamo e ne siamo entusiasti, poi il film esce e va sugli occhi, nelle orecchie, nel cuore negli animi di chi lo vede e lì comincia una vita che ci darà delle risposte.

La cosa curiosa è che quando in Italia raccontavo del film, le domande che mi facevano erano sempre due: la prima ‘è pro o contro?‘, la seconda ‘c’è Carlà‘. La prima rivela molto la situazione italiana che tende a trasformare tutto in derby, ce l’abbiamo nel DNA, e diventa quasi un filtro per non vedere le cose: se succede un disastro, una tragedia, un morto, e si può imputare quella tragedia alla parte avversa si brinda. La seconda si commenta da sola: non c’è Carla perchè il film finisce con l’elezione di Sarkosy che allora era sposata con Cécilia.

La richiesta che mi ha fatto il regista è stata quella di fare una musica che avesse dei tratti treatrali, circensi, burleschi. Appena ho visto il film mi sono convinto che lo sguardo un po’ shakespiriano di guardare i personaggi veri andava evitato con ogni psicologizzazione attraverso la musica.

Con la musica è molto facile dare alla scena un senso di verità psicologica, umana, soprattutto facendo partire la musica da un primo piano. Se ho un primo piano con degli occhi che guardano e parte una certa musica, si entra subito dentro la psicologia, l’animo di quel personaggio, anche fosse il primo piano di Hitler.

Il meccanismo è inesorabile. Invece partire da inquadrature lontane è un po’ far vedere il meccanismo che muove gli uomini. Quindi fatta questa scelta è stato abbastanza facile portare a termine la musica.

Termina qui la prima parte della lezione di cinema di Nicola Piovani. Continua a leggere la seconda parte.

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