Lezioni di cinema: Giuseppe Tornatore – prima parte

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Nuovo appuntamento con le lezioni di cinema dei protagonisti del BIF&ST 2011. Ospite di oggi è il regista Giuseppe Tornatore che ha raccontato la genesi di alcuni suoi film, il rapporto con gli attori e la sua visione del cinema come memoria. Puoi leggere tutti i dettagli nell’articolo.

Giuseppe Tornatore è un regista di altissimo livello, premio Oscar come miglior film straniero nel 1990 con Nuovo cinema paradiso. Ha all’attivo 9 film il cui cofanetto in DVD è stato presentato anche a Bari proprio in occasione del BIF&ST.

Giuseppe Tornatore

Una pura formalità

Il primo film di cui Tornatore ha parlato durante la lezione è stato il contestato Una pura formalità. Così ha descritto la genesi del film:

Tutte le volte che mi è capitato di dover parlare della genesi di Una pura formalità sono accadute sempre cose strane. La prima volta è successo all’uscita del film: non lo capì nessuno per cui anche ai giornalisti che incontravo e mi facevano domande, faticavo a spiegare, con il risultato di accrescere ancora di più il loro stato confusionale. Questa mia voglia di dare elementi non funzionò e da allora non l’ho più fatto.

Però è effettivamente una genesi molto particolare forse la più particolare di tutte quelle nelle quali mi sono imbattuto, sia per i film che ho fatto sia per quelli che ho avuto l’avventura di progettare e poi di non realizzare. Innanzitutto il contesto: Una pura formalità è effettivamente il mio film post Oscar nel senso che stavo già finendo di montarlo e il film andò a Cannes 45 giorni dopo la notte degli Oscar e quindi fu visto e giudicato così.

Dopo Nuovo cinema paradiso, per circa due o tre anni tutti i film che avevano come protagonista un bambino sono passati dalla mia scrivania. Era un momento molto delicato, i produttori volevano farmi fare ciò che volevo ed io ero sotto contratto con Cecchi Gori. Spinto da tutte queste sollecitazioni puntai ad un progetto molto complesso e ambizioso con attori americani, ma non si fece.

La locandina del film

I nostri produttori quando si trovano davanti un progetto proposto da un loro regista o scrittore (che sia sotto contratto o meno), non dicono mai no. Poi se in realtà non gli piace ti fanno perdere talmente tanto tempo che ad un certo punto lo capisci e o cambi soggetto o cambi produttore.

Accadde così che questo film americano di cui erano tutti entusiasti non si fece. Passai ad un altro progetto: forse anche loro volevano un altro film con un bambino ma io per una mia istintiva tendenza a zigzagare nel mio percorso amavo cambiare, misurarmi con qualcosa di nuovo. Ma non ebbi successo.

Ne scrissi un terzo e chiamai a scriverlo con me Gianni Riotta: erano gli anni in cui il PC aveva cambiato nome era diventato PDS, il momento in cui ci si chiedeva che fine avesse fatto un certo modo di fare politica. Io avevo pensato di fare rispetto alla politica quello che avevo fatto per il cinema con Nuovo cinema paradiso: in un momento in cui le sale cinematografiche chiudevano e nessuno ci andava più avevo raccontato l’epoca in cui la gente faceva a pugni per entrarci. Così in un momento in cui c’era la disaffezione per la politica scrissi questa storia.

Quando lo lesse, Cecchi Gori mi disse: è molto bello ma ci sono troppe bandiere rosse, non ci crede più nessuno, non ci credono più neanche loro. E il film non si fece. A quel punto mi stancai: erano due anni in cui avevo scritto tre film e fatto nessuno.

Tornatore durante la lezione di cinema

La svolta e la folgorazione

Andai da Vittorio Cecchi Gori e gli chiesi o di interrompere il nostro rapporto o di accettare una mia proposta dettata dal desiderio forte di tornare sul set. Gli dissi: abbiamo un solo modo di fare un film insieme: tu decidi un budget e io faccio un film di cui non saprai il tema. E lui accettò: mi concesse 4 miliardi escluso il compenso agli attori, dicendomi più è caro meglio è.

Arrivò anche il momento in cui dovevo fare la pratica ministeriale e dovevamo inserire una sinossi: io mandai una mezza paginetta con una storia che non c’entrava niente (un tenore che aveva l’ossessione di perdere la voce). E a loro piacque anche! A quel punto avevo questa scatola che mi veniva generosamente offerta e all’interno ci dovevo fare il film.

Quello fu un periodo molto creativo: avevo scritto molti soggetti oltre quei tre presentati, ad alcuni di questi ci ritorno anche.

In questo video Tornatore racconta la genesi del film:

Ovviamente sapevo di realizzare un film che pochi avrebbero capito ma non mi interessava: ero gratificato dalla consapevolezza di aver messo mani su una tematica interessante, originale, forte. Ero riuscito persino a proteggerlo dai produttori. Quando Vittorio vide il film disse: non ci ho capito un c… ma è un grande film!

Termina qui la prima parte della lezione di cinema di Giuseppe Tornatore. Continua a leggere gli altri segreti della sua carriera nella seconda parte e nella terza.

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