Un affare privato, frizzante serie spagnola dal 16 settembre su Amazon Prime: la recensione

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Un affare privato (Un asunto privado), la nuova serie crime originale Amazon realizzata in Spagna sarà disponibile dal 16 settembre su Prime Video. Protagonista, un’esuberante e inarrestabile Aura Garrido (El inocente, su Netflix) e una serie di altri bravissimi attori spagnoli, già visti in altri tv show, come Pablo Molinero, Gorka Otxoa, Tito Valverde. Più due fuoriclasse: Angela Molina, sempre affascinante in versione canuta, e un sorprendente Jean Reno che recita in spagnolo nella versione originale.

Un affare privato
Un affare privato – locandina

Un affare privato

Siamo negli anni ’40 in Galizia. Un’epoca e un luogo in cui ancora le donne devono fare passi da gigante per essere considerate poco più di fragili oggetti decorativi.

Anche appartenendo alle classi alte, come è il caso di Marina Quiroga (Aura Garrido), figlia di un defunto commissario di polizia, non ci si può aspettare molto altro dalla vita che un buon matrimonio coronato da procreazione adeguata e a tempo debito. Figuratevi con quale gioia e nonchalance viene presa la decisione di Marina di seguire le orme del suo compianto padre e diventare una detective. Amatoriale, sia chiaro, visto che in quel tempo la carriera in polizia era assolutamente preclusa alle donne – e non solo quella.

Ma Marina è una tipa tosta, cocciuta e che non si arrende facilmente. Nonostante la strenua opposizione del fratello Arturo (Pablo Molinero), capo della polizia, e i costanti tentativi della madre (Angela Molina) di accasarla con improbabili pretendenti.

Proprio tentando di sfuggire da una di queste occasioni, Marina si trova coinvolta in un assassinio. Che la porta ad un faccia-a-faccia con il (presunto) killer, in realtà un omicida seriale, con all’attivo una scia di morti accomunate dal fatto di essere donne, di costumi se non facili dubbi, e “marchiate” con un segno inciso nella pelle dall’omicida.

Per un’appassionata di gialli come lei, addestrata fin da piccola dal padre ad esercitare il suo spirito di osservazione e a non rinunciare mai ai suoi sogni, è praticamente un invito a nozze! Come evitare di improvvisarsi Sherlock Holmes, promuovere sul campo novello Watson il fido maggiordomo Hector (Jean Reno) e gettarsi nell’avventurosa caccia del criminale?

Decisione che scatenerà l’ira del fratello, lo sconcerto della madre, una serie di rocamboleschi inseguimenti e notevoli progressi nelle investigazioni – anche, con loro grande scorno, di quelle della polizia. E, ovviamente, non solo.

Frizzante, divertente, con vari momenti di azione e un’intesa perfetta tra i due protagonisti

Un affare privato – perlomeno i primi tre episodi che abbiamo potuto vedere in anteprima – è davvero una serie scoppiettante, brillante, leggera e divertente. Di quelle che è un piacere guardare e che ti fanno venire voglia di vederne di più.

Gran parte del merito va alla coppia di protagonisti, Marina/Aura Garrido e Hector/Jean Reno.

Lei, perfetta per il ruolo, dà l’idea di essere il classico “peperino” anche nella vita e sicuramente ben lo interpreta sullo schermo. Ambiziosa ma per passione, testarda come solo una bambina viziata cresciuta nella bambagia può permettersi di essere, scaltra quel che basta per sapere sbattere le ciglia al momento giusto. Ma anche corretta verso chi le dà – volente o nolente – una mano. Marina è una versione giovane e glamour delle varie “signore in giallo” precedenti. Con, in aggiunta, l’aspetto action che a loro mancava, pur se mantenuto su un registro non supereroico. Per intendersi, si getta in inseguimenti spericolati ma in cui può tranquillamente rompersi un tacco o inciampare: insomma azione, sì, ma sempre con un giusto tocco di humour.

Marina e Hector
Un affare privato – i protagonisti, Marina e Hector

Lui… beh, trasformato da eroe di film cult a maggiordomo spagnolo con lieve inflessione francese e attitudine un filo paurosa, è a dir poco sorprendente. Un bel ribaltamento dei ruoli, un “Alfred” (di Batman) con l’aspetto dell’orso burbero e pacioccone, uno Watson paragonato – da Marina stessa – piuttosto all’ispettor Poirot. E, soprattutto, un’intesa perfetta con la partner. Che li fa diventare una coppia di quelle indissolubili, quelle in cui non si può stare senza uno dei due. Alla Watson e Sherlock, appunto. Dove però il detective è la donna. Anche se qualche dettaglio, fatto trasparire qua e là, porta a sospettare che ci sia qualcosa da scoprire nel passato di Hector, forse non solo semplice e premuroso maggiordomo, va a finire… Vedremo negli episodi successivi.

Se il perno di Un affare privato è l’alchimia della coppia Marina-Hector, non per questo il resto del cast è da meno. A partire da una Angela Molina, deliziosa madre con il bicchierino facile e la speranza mai riposta di ben accasare la figlia. Un po’ sprecata, forse, perché, almeno nei primi episodi, viene ridotta ad un ruolo decisamente marginale, ma che contribuisce a creare il giusto colore al tutto. I comprimari uomini sono tutti giusti, precisi, calati nella parte. Una menzione speciale va a Gorka Otxoa, che sostiene il ruolo del poliziotto bravo ma imbranatello sentimentalmente, spesso fregato dall’astuta Marina, e riesce a farlo senza cadere nella macchietta.

Un affare privato - set
Un affare privato – set

Anche a livello estetico la serie funziona: siamo in anni ’40 un po’ alla Dick Tracy, con tutto il repertorio classico. Dalle scintillanti auto (tra cui si staglia quella di Marina, crema e rosso fuoco), agli abiti e gli ambienti eleganti da alta società, ai night club variopinti, al porto buio, in notturna, con marinai dalla faccia vissuta e dalle magliette immacolate. E, per fare l’en plein, non manca, in un insieme votato più che altro al divertimento, lo spunto per riflessioni più profonde. Come quando Marina, la testa appoggiata alla spalla del fratello che la rimprovera di complicare la vita a tutta la famiglia, gli risponde: “[Cosa mi aspetto dalla vita?] Non mi aspetto niente dalla vita, solo poter essere chi sono. Se ti fermi un attimo a rifletterci, ti renderai conto di quanto sia ingiusto”.

Non poter semplicemente essere chi si è. Nel suo caso, una detective più che in gamba, che meriterebbe di essere parte della polizia. Nel caso di Hector, non è del tutto chiaro. Ma anche lui è decisamente un outsider, non soltanto per l’accento francese quando parla spagnolo. Più in generale, nel caso di donne e di minoranze, poter essere loro stessi senza per forza doversi adeguare ai ruoli prefabbricati per loro dalla società del tempo. E non solo da quella.

Jean Reno
Un affare privato – Jean Reno

Sul tutto, forse rimane quasi in secondo piano l’intrigo poliziesco vero e proprio: non tanto perché non sia interessante – anche se già dalle prime puntate si intuisce un presunto colpevole, facilmente si immagina che altri colpi di scena siano a venire. Più che altro perché la serie è godibile in sé e per sé, e si ha già il sentore che alla fine funzionerebbe anche con altri crimini da svelare, vista la forza dei suoi personaggi.

Bilancio finale di Un affare privato

Decisamente positivo. Da guardare se si amano i crime show alla “Signora in giallo” & similari. In questo caso decisamente con molto più brio, stile e, prescindendo dall’epoca in cui è ambientata, modernità. In più, se riuscite a seguirla in lingua originale, vi scapperà pure una ola per la pronuncia quasi perfetta di Reno. Che per un francese è una cosa più unica che rara!

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