Cose Serial: Lost, Scopri Qui la Storia di Questa Serie TV

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Lost la serie tv che è anche il serial hitchcockiano per eccellenza. Dacci uno sguardo – se ancora non l’hai fatto – e trovaci una sequenza, anche una piccola inquadratura di raccordo, che non abbia qualcosa da dirci, che non sia fondamentale alla totalità dell’opera. Mai come in questo caso, J.J. Abrams ha interpretato la filosofia di sir Alfred della emotion picture, l’ “emozione prima di tutto”.

Lost: ecco la storia di questa serie TV

di Gianlorenzo Franzì

lost la serie tv

L’aereo 815 da Sidney a Los Angeles cade in mezzo all’Oceano Pacifico: i 42 sopravvissuti trovano rifugio su un’isola (?) deserta (?); sbagliato e cattivo raccontare di più sulla trama. Lost (persi) è il terzo nato dall’enfant prodige J.J.Abrams, autore in passato dell’anonimo Felicity e del mitologico Alias -100 episodi di intrighi e colpi di scena dosati con abile introspezione psicologica e intensi sotto testi come dolori della crescita, mutevolezza della realtà ed instabilità del presente.

Ma adesso, anche chi ha adorato il serial dell’agente Sidney Bristow, reduce dalla lost experience si accorgerà che Alias, in confronto, era addirittura ingenuo. Ciò che racchiude il senso emozionale di quest serial è la sua (perfetta) frase di lancio, “niente accade per caso”: ed è così.

Ed almeno in un punto, Abrams supera Hitchcock. Sai cos’è il McGuffin? Secondo quel geniaccio autore di Psycho è una scatola chiusa di cui non si conosce il contenuto ma che affascina proprio per questo. Anche se alla fine non contiene nulla. Il McGuffin sembra trovare il suo paradigma perfetto in Lost, o meglio nella prima stagione di Lost.

I mille misteri che affiorano dal fitto della giungla dell’isola sembra non abbiano altro scopo che farci appassionare alla storia, e mentre l’ansia per il loro svelamento cresce crediamo che niente potrebbe essere congegnato talmente bene e con talmente tanta perfezione da reggere la rivelazione dopo un’attesa così spasmodica. Sbagliato: dopo la visione dello sconcertante season finale della seconda stagione.

Si vive assieme e si muore soli, i (pochi) misteri svelati dopo 50 episodi non sono cose messe lì per tappare una falla, ma ingranaggi di un meccanismo più grande che si incastrano l’uno con l’altro in un affresco affascinante quanto impervio. Addirittura, impossibile giudicare Lost se non dopo l’ultima puntata della sesta stagione: perché Lost è un’architettura perfetta e perfettamente equilibrata, che ha un suo inizio, un suo svolgimento e una fine essenziali l’uno per l’altra, con una chiave di lettura ben precisa che non è rivelata se non nell’ultimissima puntata.

Lost ha un equilibrio interno che si rivela perfetto anche nelle sue simmetrie: flashback, flash forward, contemporaneità e alt-reality, sono tutti tasselli di un puzzle grandioso che come e forse più di Twin Peaks ha cambiato per sempre la percezione del serial televisivo e delle potenzialità del medium. Non una serie tv: ma un’esperienza, insomma.

J.J. Abrams miscela abilmente la paura dell’ignoto con un’avventura mozzafiato, colora di sapori nuovi i Miti del Novecento mentre ci offre una perfetta, postmoderna, stupefacente rilettura del Nuovo Millennio che affonda tra le sue incertezze, le paure ancestrali e i sensi di colpa kafkiani, il rimorso ed il rimosso. E ci rendiamo conto, alla fine, che in questo mare siamo tutti persi.

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