Onirica, in nome di Dario Argento

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E’ arrivato nelle nostre sale il 30 marzo 2019 Onirica, opera prima del regista Luca Canale Brucculeri, già in passato ospite della nostra rubrica. Nell’articolo la recensione del film e l’intervista al regista.

Onirica
Onirica di Luca Canale Brucculeri

Onirica di Luca Canale Brucculeri

di Francesca Barile

Onirica: [che riguarda il sogno o i sogni]. 2.(fig.) [che ha caratteri analoghi a quelli del sogno: un’atmosfera onirica] sinonimi: fantastico, immaginario, irreale, sognato, surreale, visionario.
Così recita il dizionario Treccani ed è proprio quell’atmosfera visionaria e “sognata” o che si respira nel film, opera prima di Luca Canale Brucculeri.

Quale città è la più adeguata per una pellicola surreale e quasi da incubo, parola che in inglese nasce da una parola doppia night mare (cavalla notturna) con cui si trasfigurano le mostruose figure che funestano il sonno notturno come raffigura il pittore anglo-svizzero Heinrich Fussli in un suo celeberrimo quadro? Per chi ha una minima conoscenza nelle scienze occulte la risposta è univoca: Torino.

Torino, elegante città piena di caffè e antichi palazzi, Torino ormai ex metropoli industriale ma anche Torino nera, dove i palazzi antichi nascondo inquietanti figure esoteriche e che richiamano a culti diabolici, Torino prima città per diffusione di esoterismo e presenza di maghi e fattucchiere. Torino è anche la città che ha fatto vivere le pellicole di maggior successo del re del thriller, Dario Argento. Il regista sceglie addirittura di girare alcune scene nello stesso appartamento del thriller dei thriller Profondo rosso.

Vigilia di Ferragosto, giorno per antonomasia che spoglia le città, Torino in primis. In un luogo che santifica l’oscurità, la sala cinematografia si consuma un atroce delitto poi seguito da altri. Movente? Misterioso ma seriale l’esecuzione dei massacri, sembrano tratti dalle pellicole di Argento, autentico convitato di pietra del film, onnipresente nella sua fisica assenza.

A tratti puro horror ma solo per chi non ha dimestichezza con il genere e lo stile del Maestro, decisamente puro thriller, Onirica scopre piano piano i suoi pezzi come un classico giallo lasciando spiazzati fino al finale, senza riuscire a capire la separazione netta tra buoni e cattivi, come nella vita del resto. Omaggio a una città che appare di notte, deserta e sapientemente illuminata, splendida e nobilmente altera, omaggio a un genere che nasce praticamente in età romantica in quel romanzo gotico a sua volta erede delle antiche saghe nordiche figlie di atavici timori.

Audio purtroppo che risente di una presa diretta non sempre felice, con una protagonista molto felicemente in parte e un soundtrack forte, ritmi heavy espressione da XXI secolo a far le veci dell’indimenticabile colonna sonora firmata dai Goblin e dal figlio di quel maestro Simonetti, signore della tv anni Settanta. E mistero è fino ai titoli di coda e oltre.

Luca Canale Brucculeri
Il regista Luca Canale Brucculeri sul set del film

Intervista al regista

Ciao Luca, bentornato su cinemio. Innanzitutto parlaci della genesi della tua opera prima: come mai hai deciso di intitolare il film “Onirica”? A parte l’ovvia interpretazione dell’aggettivo, per caso hai voluto, a proposito di citazioni, rifarti alla pellicola del 2014, Onirica-Fields of Dogs che rimanda invece a Dante?

Onirica nasce da una sceneggiatura che si basa sui sogni, sugli incubi: quelli che faccio io e quelli che fanno le persone. C’è molto di me ma credo ci possano essere diversi punti in comune con molte persone, punti su cui si può discutere ed argomentare: i sogni, così come il sogno cinematografico, aiutano a vivere. Per quanto riguarda il paragone con l’altro Onirica – Field of Dogs direi decisamente di no, la pellicola di Lech Majevski penso sia totalmente distante da ciò che abbiamo fatto con Onirica.

L’unico punto in comune tra le due pellicole può trovarsi nel viaggio interiore: Il Michael Tobias interpretato da Fabio Rossini compie un viaggio fisico e in un certo senso spirituale all’interno della città di Torino. Il Carlo Franciscus di Diego Casale è invece a metà tra Virgilio e Caronte. Sono stati entrambi fantastici e penso di poterli associare alle figure dantesche. Ma credo che il paragone possa fermarsi qui.

Come è nato il tuo interesse per la cinematografia di Argento? Il maestro ha visto la tua pellicola e come ha reagito?

Il mio interesse per la cinematografia di Argento è nato perché era un tabù in famiglia. Argento faceva paura e così come ogni bimbo disobbediente ho iniziato a guardare le sue pellicole e me ne sono totalmente innamorato. Io e il Maestro ci siamo incontrati diverse volte, ultima all’ottava edizione del FIPILI Horror di qualche giorno fa dove eravamo entrambi ospiti: con Onirica abbiamo aperto la giornata dedicata al Maestro, abbiamo parlato in separata sede e penso che il suo ringraziamento per ciò che abbiamo fatto valga veramente tutto l’impegno e la fatica nella realizzazione della pellicola.

L’idea dell’omicidio seriale collegato a un romanzo o a un film è piuttosto presente nella cinematografia e nella letteratura gialla anglosassone, si pensi ad esempio a Seven ispirato ai sette peccati capitali. A parte Argento quale altro maestro del genere ti piace o ti è fonte di ispirazione?

Argento è stato ed è il mio amore più grande, però ci sono state diverse “contaminazioni” nella mia vita: Fulci, Bava, Lenzi, Martino, Soavi mi hanno segnato positivamente. Hai paura ad ascoltare le loro storie ma non riesci a farne a meno, sono ipnotici. Siamo fortunati in italia ad avere e ad aver avuto questi grandi nomi.

Il primo omicidio sconvolge Torino la vigilia di Ferragosto, la scelta è casuale o voluta e perché?

La scelta di Ferragosto è servita per rendere la città totalmente deserta e in un certo senso oscura. Torino la amo ed è estremamente affascinante ma ha anche dei lati oscuri. Nel film è protagonista assoluta delle vicende, inghiotte tutto e tutti e se crea disagio e solitudine funziona ancora meglio. C’è anche una scelta fotografica: Il direttore della fotografia Mattia G. Furlan voleva sperimentare con il notturno. Ombre, luci, neon…c’è stato un grosso studio da parte sua ed è stato essenziale per la resa finale del film.

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