Marty Supreme è un film del 2026 diretto da Josh Safidie, con protagonista Timothée Chalamet. La pellicola uscirà in Italia a partire dal 22 gennaio, distribuita da I Wonder Pictures.
-Articolo di Michele Scarperia
Nel ricco cast di comprimari troviamo nomi di spicco come Gwyneth Paltrow, Abel Ferrara, il cantante Tyler The Creator e molti altri.
Marty Supreme
Il film ambientato nella New York del 1952 racconta la storia del giocatore medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo Marty Supereme (Timothée Chalamet).
Il trailer del film
La perfetta decostruzione dell’american dream
Marty Supreme è un film che usa lo sport come lente, non come fine. Ambientato negli anni cinquanta, nel momento di massimo splendore del sogno americano, questa pellicola ne opera una decostruzione lucida e feroce, raccontando l’ambizione prima come motore e poi come ossessione divorante. E’ un film che parla di successo, ma soprattutto del prezzo che si paga per inseguirlo.
Per certi versi Marty Supreme è un novello Rocky: il ping pong è un pretesto narrativo, un campo di battaglia simbolico. Ma nonostante ciò nel finale il film compie uno scarto decisivo, arrivando a esaltare il valore stesso dello sport. Quella partita di esibizione diventa improvvisamente qualcosa di più grande, un evento capace di polarizzare, di creare appartenenza e mito. E’ Djokovic-Federer a Wimbledon del 2019, è Argentina-Francia dei Mondiali di calcio del 2022, e tanto altro: perché anche lo sport più piccolo, se raccontato nel modo giusto, riesce sempre ad accendere passioni assolute e rivalità destinate a restare.
I protagonisti e la struttura narrativa
Il protagonista è un personaggio spavaldo, carismatico, apparentemente invincibile ma profondamente fallibile. Timothée Chalamet lo interpreta con una maturità nuova, finalmente consapevole a pieno del proprio corpo e del proprio sguardo: una performance che segna uno scarto netto rispetto ai ruoli precedenti e che lo colloca, senza forzature, in zona premi. Al suo fianco una Gwyneth Paltrow sensuale e magnetica, presenza destabilizzante e mai decorativa, capace di incarnare il desiderio quanto il miraggio di una vita diversa. Nota di merito per un Tyler The Creator alla prima vera interpretazione, assolutamente valida.
La struttura narrativa è scorrevole, tesa, quasi thriller\action nella sua progressione, fino a un climax finale costruito con precisione chirurgica. Il montaggio non concede tregua, accompagna lo spettatore in una spirale di azione e conseguenze che rispecchia perfettamente l’ossessione del protagonista. La colonna sonora, sorprendentemente anni 80′, è incalzante e funziona per contrasto: sonorità più moderne che dialogano alla grande con l’ambientazione anni 50′, rafforzando il senso di disallineamento e inquietudine.
Marty Supreme – Conclusioni
C’è infine un confronto quasi inevitabile con The Smashing Machine, film diretto dall’altro fratello Safdie che affronta temi analoghi di sport, ambizione e autodistruzione. Se le interazioni sono simili, è però meno centrato: lì l’ossessione resta spesso intrappolata in una dimensione sterile, schiacciata dal bisogno di raccontare la caduta senza riuscire a trasformarla in un percorso emotivo universale. Marty Supreme, al contrario, riesce dove The Smashing Machine si ferma, usando lo sport non solo come contesto ma come linguaggio, come dispositivo narrativo capace di parlare a tutti. E’ in questa differenza di sguardo, più che di temi, che si misura la maggiore forza e compiutezza del film.
Marty Supreme è, in definitiva, una grandissima opera. Ambizioso come il suo protagonista, energico e consapevole. Poco da dire, se non che riesce a trasformare una storia apparentemente marginale in un racconto universale di essere qualcuno, e sul rischio di perdersi nel tentativo.
