CICLO ALBERTO SORDI – Lo scapolo: Il biglietto da visita di Alberto Sordi

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Per il ciclo su Sordi parliamo di un film che è il biglietto da visita dell’attore: “Lo scapolo“, il popolare divo romano  infatti non si sposò mai.

Lo scapolo: un film “su misura”

 

 

 

 

 

 

 

Quando si supera la trentina, secondo un comune modo di pensare, si rende necessario “mettere la testa a partito” e decidere di sposarsi, altresì si entra nella categoria degli “scapoli”, così  perlomeno si pensava a metà anni Cinquanta. Alberto Sordi è nel 1955 ormai un trentacinquenne privo di relazioni che possano portare a nozze e quindi è l’ideale interprete per questa gustosa commedia di costume diretta da Antonio Pietrangeli, un regista mai troppo ricordato, e che annovera tra i protagonisti  un Nino Manfredi non ancora popolarissimo, fraterno amico di Sordi e suo quasi coetaneo, e le giovanissime Virna Lisi e Sandra Milo, quasi debuttanti sul grande schermo.

Una satira di costume

Il film è una velenosa satira sulla figura dell’uomo ormai “nel mezzo del cammin della vita” per dirla con padre Dante che secondo il dire comune deve cercare moglie  più per forza che per amore. Sordi, un po’ convinto dall’ossessiva madre e un po’ spinto dalla solitudine (  di fatto il suo migliore amico si è ammogliato e lui, rimasto solo  non si trova a suo agio con i celibi attempati) si dedica alla ricerca compulsiva di una compagna, ma come accade sempre quando si fanno le cose più per dovere che per volontà incontra una serie di donne che corrispondono ai soliti clichés antifemministi ( anche se a dir il vero di movimento di liberazione femminile all’epoca  purtroppo non si sentiva minimamente il bisogno).

Stereotipi maschili e femminili

 

 

 

 

 

 

 

 

Il film “Lo Scapolo”, divertente e ben interpretato, tra l’altro con una buona fotografia e una regia perfetta dell’ottimo Pietrangeli, è una galleria di stereotipi di ambo i sessi che non ne escono molto bene anzi , a dispetto di quanto sembrerebbe in un primo momento , la pellicola sterza quasi positivamente verso le donne malgrado apparentemente dia l’impressione di voler far credere il contrario. Ecco così che gli uomini sembrano mirare più all’aspetto fisico ( Alberto teme che una giovane e bella ragazza si trasformi in una signora di mezz’età decisamente poco avvenente come gli capita in uno dei suoi incontri “scopo matrimonio”), mentre molte donne da lui incontrate sono disposte a tutto pur di farsi impalmare da lui  e concludere rapidamente con la fede al dito.

Si ride amaro come accade in molte pellicole di questo fine decennio, ma il ritratto della società dell’epoca è riuscito e Sordi dà il suo migliore  contributo come perfetta incarnazione del celibe “convinto ma non troppo”.

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