The deep, dialogo della natura e di un islandese

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Esce il 18 luglio, ma è  in realtà  stato girato nel 2012 , il film islandese The deep, Profondo, del regista Baltasar Kormakur che, nel 2015 diresse Everest, un’altra pellicola incentrata sulla relazione forte tra uomo e natura e già passata sugli schermi in Italia.

The deep
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The deep

L’Islanda, ultimo baluardo prima delle isole Svalbard, è un’isola piccola, con pochi abitanti tanto che negli ultimi Campionati di calcio europei del 2016 si diceva che fossero tutti concentrati a guardare le partite della squadra del cuore tra stadi e madrepatria.

Lontana dal continente ha tuttavia a suo modo suscitato interesse e curiosità.

Beowulf, il primo poema anglosassone, ha radici in una saga islandese.

Il grande poeta italiano Giacomo Leopardi nel suo Dialogo della natura e di un  islandese, affidava le sue riflessioni sulla Natura matrigna e insolente, non responsabile della sofferenza umana, a un abitante di questo luogo impervio, noto nel primo Ottocento per il clima difficile e per i fenomeni talvolta eccessivi a causa della presenza di geygers e vulcani spesso addormentati, ma facili a repentini e imprevedibili  risvegli.

Il vulcano Eyjafjöll nel 2010 destatosi da un plurisecolare riposo, causò non pochi danni al traffico aereo e fu al centro della cronaca per molto tempo.

Il popolo islandese, ammirato per forza di volontà e apertura mentale, fino a un quarantennio fa si dedicava prevalentemente alla pesca ed è da qui che parte l’azione del film per qualche aspetto simile all’incipit de La tempesta perfetta con George Clooney.

Il trailer del film

Gulli, il protagonista e altri personaggi, salgono su un peschereccio per attività lavorative. Siamo nel 1984 e la vicenda racconta un episodio reale.

Il regista li introduce nella loro vita preimbarco e li accompagna fino al momento drammatico del naufragio e dell’inabissamento di uomini e imbarcazione mentre parallelamente presenta le situazioni di vita dei familiari, mogli, figli, genitori.

Tutto l’equipaggio scende nella profondità degli abissi tranne Gulli che con inaudita forza di volontà riesce a sopravvivere e a raggiungere la terra ferma diventando eroe nazionale nonché oggetto di studio per l’insolito numero di ore in mare (oltre sei ) malgrado le impervie condizioni climatiche e il fisico fuori forma.

La seconda parte della storia è forse meno attraente perché indaga su Gulli e la sua situazione di sopravvissuto indugiando più sull’immagine di fenomeno da baraccone che sulla introspezione psicologica sul protagonista.

Tuttavia restano indimenticabili gli interminabili minuti che pedissequamente descrivono le ore di permanenza in mare di Gulli, la sua fame di vita e il suo dialogo con un gabbiano, unico testimone della sua lotta da guerriero.

Cronachistico eppure avventuroso, The deep riesce a catturare l’attenzione dello spettatore per la lotta per la vita del marittimo Gulli, simbolo di quella eterna sfida tra uomo e natura. Avvincente.

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