Il Mistero di Donald C., con Colin Firth e Rachel Weisz: l’epopea al contrario di un velista in solitaria

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Esce il 5 aprile in Italia Il Mistero di Donald C., il nuovo film diretto da James Marsh (La Teoria del Tutto) e interpretato da due pezzi da novanta come Colin Firth e Rachel Weisz.

In linea con ciò che sembra essere una predilezione del regista, anche questo film è tratto da una storia vera: quella dell’uomo d’affari in fallimento Donald Crowhurst che si reinventa velista per partecipare alla circumnavigazione del globo in solitaria organizzata dal Sunday Times nel 1968.

Mistero Donald - locandina

Il Mistero di Donald C. – Locandina

Il Mistero di Donald C.

Donald Crowhurst (Colin Firth) è un sedicente inventore che tenta (alquanto invano) di commercializzare le sue trovate, tutte legate in qualche modo al mondo della navigazione. Ad una fiera del settore, si esalta ascoltando il racconto entusiastico di un velista che era riuscito a compiere la circumnavigazione del globo in solitaria e che invitava a fare altrettanto, partecipando alla Golden Globe Race del Sunday Times.

Spinto dalla possibilità di fare pubblicità alle sue invenzioni, dall’ingente premio in denaro e, probabilmente, anche dal suo desiderio di rivalsa verso il senso di fallimento che lo tormentava, Donald decide di partecipare, pur avendo all’attivo un numero irrisorio di ore di navigazione (e nemmeno in solitaria). Riesce a convincere uno sponsor, ipoteca la casa per costruire un trimarano di sua concezione, si trova un ufficio stampa e diventa in breve l’eroe locale in cui tutti ripongono speranza.

L’unica dubbiosa pare la moglie, Claire (Rachel Weisz), comprensibilmente non esaltata all’idea che il marito nonché padre dei suoi tre figli la molli per un numero imprecisato di mesi giusto per andare a seguire il suo insano sogno, solo in mare su di un trabiccolo da lui progettato. Ciononostante, abbozza un sorriso di circostanza e pazientemente lo aspetta a casa, mentre Donald solca con sempre maggiori difficoltà i mari, fino all’inevitabile e misterioso epilogo.

L’epopea al contrario di Donald C.

Se la tematica dell’uomo solo contro (o in balia) dell’elemento naturale avverso potrebbe di primo acchito far pensare ad una impresa quasi eroica, ben presto la natura “piccola piccola” di Donald Crowhurst ribalta completamente la prospettiva.

Donald, infatti, non è soltanto un marito che, per seguire il suo sogno (o meglio, la sua fantasia delirante) mette a rischio il futuro dell’intera sua famiglia, che perderà anche il tetto sulla testa se lui non dovesse riuscire. Non è soltanto un padre che non si fa scrupolo di mollare la moglie coi quattro figli (nella realtà, nella finzione scenica ridotti non si capisce bene perché a tre). Mollarli per un numero imprecisato di mesi e per vivere un’avventura che con buone probabilità li potrebbe far rimanere orfani.

Il Mistero Donald C - Colin Firth

Il Mistero di Donald C. – Colin Firth

Donald è anche un truffatore che, quando si rende conto di non potere in nessun modo riuscire a rimanere in gara e compiere la circumnavigazione, inizia – complice il periodo storico privo di GPS e geolocalizzazione – a fornire false coordinate, fingendo di essere dove non è mai nemmeno lontanamente arrivato. Fa anche uno scalo sulle coste dell’Argentina, pur essendo espressamente vietato dal regolamento ogni sosta intermedia. Rilascia dichiarazioni che lo fanno celebrare in patria e che rendono orgogliosi i suoi figli e sua moglie, sempre attaccati al telefono in attesa di una qualche notizia, un cenno da parte sua.

Fino all’ultimo, pensa di poterla fare franca, ricongiungendosi alle altre imbarcazioni in gara al loro ritorno. E quando appare evidente che così non potrà fare, scompare, lasciando alle sue spalle il trimarano intatto e un giornale di bordo sempre più farneticante in cui, a tratti, emerge la triste realtà dei fatti e il suo desiderio di chiedere “Mercy”, pietà per i suoi errori.

The Mercy, nel titolo originale: l’approccio pietistico di James Marsh alla storia di Donald

Alla richiesta di Donald, sia il regista sia lo scrittore Scott Z. Burns (The Bourne Ultimatum, Contagion) rispondono in coro positivamente, concedendogli ampiamente “Mercy”, pietà e compassione illimitata.

Ne esce fuori un ritratto di un uomo che alla fine, come grida la moglie ai giornalisti che si assiepano intorno alla sua (quasi ex) abitazione, è solo una povera vittima dell’accanimento dei media, dello strozzinaggio degli sponsor, di una serie fortuita di eventi negativi. Insomma, in buona sostanza, un povero cristo che non ha fatto nulla di male e, se qualcosa di non estremamente regolare ha compiuto, non era certo colpa sua, le circostanze lo hanno spinto.

Mistero Donald - Colin

Il Mistero di Donald C. – l’attitudine da vittima di Donald-Colin

Contribuisce ad avvalorare questo tipo di interpretazione la recitazione di Colin Firth, che come sempre eccelle a tal punto nel delineare il personaggio del “mediocre” da far insinuare il dubbio che non sia poi così distante da ciò che in effetti lui stesso è. Il Donald da lui tratteggiato è dimesso, alquanto monocorde, tentennante, mai sopra le righe anche quando sembra perdere la ragione, estremamente “english” ed educato.

Il travaglio psicologico interiore che lo porterà al probabile suicidio e comunque alla messa in scena di risultati mai raggiunti è un aspetto che non viene neanche sfiorato nel film. Per suggerire il tracollo psicotico, ci si accontenta di una conversazione immaginata nella testa del navigatore solitario con la moglie, una composta Rachel Weisz che appare seduta sopra il cumulo di oggetti, viveri e attrezzi sparsi nella barca alla deriva.

Viene completamente ignorato anche il “mistero” che circonda la figura di Donald Crowhurst, di cui il corpo non è mai stato trovato e la cui morte, pertanto, resta semplicemente presunta. Dedotta dai suoi confusi diari di bordo, quindi mai definitivamente chiarita.

Il Mistero Donald - Rachel Weisz

Il Mistero di Donald C. – la moglie in attesa con i figli

Anche la figura della moglie, Claire, appare ridotta ad uno stereotipo di “vedova bianca”, perennemente in attesa, perennemente col sorriso mesto sulle labbra, perennemente indulgente nei confronti del marito, pur se fino alla fine speranzosa che rinsavisca o che, quantomeno, contro ogni logica e buon senso, ce la faccia.

Rachel Weisz ha un ruolo assolutamente marginale, e forse per questo non riesce ad esprimere un granché. Parrebbe la versione del personaggio che recita in Rachel, depurata del lato ambiguo, quindi solo con l’aspetto “santa donna”, paziente e rassegnata.

Bilancio finale

In sé e per sé i film dell’uomo vs l’elemento naturale sono difficili da realizzare, perché possono facilmente scadere nella noia e nel monotono. In questo caso, non c’è quasi tensione, il break-down nervoso è solo velocemente abbozzato, a parte rari momenti nemmeno il mare pare particolarmente arrabbiato, insomma in generale è tutto sotto tono. Al punto da banalizzare una storia potenzialmente molto più interessante e da lasciare, a film terminato, lo spettatore alquanto interdetto su ciò che ha guardato.

2 Comments

  1. Elettra
  2. Ginevra Van Deflor

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