Hunger Games: homo homini lupus semper?

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Esce sul grande schermo, diretto da Gary Ross l’adattamento del primo capitolo tratto dalla trilogia best seller di Suzanne Collins, Hunger Games, un film sicuramente destinato a bissare il successo editoriale

Un futuro distopico


Siamo in un futuro indefinito nella terra di Panem già Nord America, costituita da dodici distretti di varia estrazione economica e con al centro una capitale, Capitol City, brulicante di stravaganti personaggi e trasudante ricchezza e lusso.

Annualmente nel paese si tengono i cosiddetti Hunger games cioè Giochi della fame allo scopo di mantenere ordine e terrore nel paese: casualmente vengono estratti a sorte un ragazzo e una ragazza per ciascun distretto definiti tributi, destinati a un’ampia arena all’aperto fino alla sopravvivenza di uno solo tra i partecipanti.

Storia chiaramente distopica quindi, che enfatizza un futuro senza luce dove solo una ristretta classe di politici furbi e corrotti prevale e dove la logica hobbesiana dell’homo homini lupus vince su tutto.

Un’eroina senza paura



Protagonista della storia è Katniss Everdeen al secolo Jennifer Lawrence, una sedicenne determinata e coraggiosa che si offre volontaria al posto della sorellina undicenne Primrose estratta per la prima volta. Le prove che la ragazza dovrà affrontare lasciano stupefatto e interdetto lo spettatore per la loro crudeltà e il voyeurismo che purtroppo non è estraneo a molte, troppe trasmissioni televisive appartenenti al genere dei reality show malgrado non ci sia spargimento di sangue per consentire la visione a un pubblico più ampio .

Mitologia e attualità

La scena di massa di inizio film con l’adunata dei giovani in attesa della ferale estrazione rievoca il mito di Teseo e del Minotauro (per sfamare il mostro annualmente la città di Atene destinava come sacrificio umano i suoi migliori giovani e fanciulle), la costante presenza della televisione che spettacolarizza i giochi e vi inserisce ostacoli ed aiuti per interessare la vasta platea popolare, da una parte ricorda ancora una volta il fantasma orwelliano di una dittatura mediatica predetta nell’agghiacciante 1984, mentre dall’altro ci riporta all’angosciante e avvilente realtà televisiva attuale dal Grande Fratello all’Isola dei famosi o La talpa con personaggi famosi e non, tributi della fame delle dantesche lonze che osservano al di là dello schermo.

Molti gli elementi quindi che preconizzano anche in Italia il successo di pubblico che la pellicola ha riportato negli Stati Uniti dove è uscita il 23 marzo 2012.
Da vedere assolutamente soprattutto se si è letto il libro della Collins.

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