I Tenenbaum: Non l’hai ancora visto?

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La rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” ci porta alla scoperta di film intramontabili. Scopri il perché, almeno una volta nella vita, bisogna vederli.
Oggi parliamo di  “I Tenenbaum”.

Andiamo alla scoperta di una delle pellicole del regista contemporaneo più eclettico del momento: Wes Anderson. Con un cast degno di nota e una sfavillante sceneggiatura I Tenenbaum rimane tutt’oggi il lavoro più apprezzato del regista americano.

La pellicola distribuita nel 2001 consacra definitivamente e fa conoscere all’intero mondo il modo di fare cinema particolarmente grottesco di Anderson. Scritto con il suo fedele compagno di avventure Owen Wilson, il regista riesce a creare quella “novità”  che mancava da un po’ nella scena cinematografica di sempre.

I TENENBAUM: Un insieme di talenti sprecati

di Giuseppe d’Angella

I Tenenbaum

Royal O’Reilly Tenenbaum (Gene HackMan) è il padre di una famiglia strampalata ed eclettica. E’ separato dalla moglie, ma soprattutto dai suoi figli che non vede da quasi 17 anni. La vicenda viene narrata dal momento in cui il disadattato capofamiglia fa ritorno nelle vite degli altri componenti: c’è la madre (Anjelica Huston) che ha un’altra relazione,  il primogenito Chas (Ben Stiller) genio della finanza da piccolissimo, suo fratello Richie (Luke Wilson) precoce campione di tennis che inspiegabilmente smette di giocare,  e infine la figlia adottiva Margot (Gwyneth Paltrow) scrittrice in erba che si è lasciata andare troppo presto. Inoltre pur essendone fuori, ma in un certo qual senso parte integrante della famiglia c’è Cash (lo stesso Owen Wilson), scrittore tossicomane amico d’infanzia (e non solo) dei Tenenbaum.

Cosa vuol dire essere un Tenenbaum? Cosa si prova a far parte di una famiglia del genere?

Questo sembra volerci far chiedere il terzo film di Wes Anderson. Intrinseco di una sottile comicità e condito da una serie di inquadrature da studiare, ammirandone l’originalità, il regista americano delinea un ritratto particolare e dettagliato di una famiglia di artisti incompresi, o compresi fin troppo, che si smarrisce per strada e che si lascia scombussolare dal ritorno del padre nelle loro vite, come se si avvertisse la sua mancanza quando egli è presente.

Insieme all’intreccio di storie e ai colpi di scena che vengono fuori con il proseguo del film, il paradosso che tiene su la commedia è la straordinaria semplicità con il quale le componenti della famiglia Tenenbaum si rovinano la vita e non riescono a lasciarsi andare alla felicità, a prendere le cose con “leggerezza”.

Tutto è dalla loro parte: sono bravi, belli, capaci e talentuosi, ma per ognuno di loro c’è qualcosa che non va, che non li permette di vivere a pieno le loro emozioni, i loro sentimenti.

[Richie Ti sono cadute delle sigarette.]
[Margot: Quelle non sono mie.]
[Richie: Sono appena cadute dalla tua tasca.]
– Dialogo tra Richie e Margot –

Nel film, che vanta un cast di tutto rispetto, recitano i fratelli Wilson e Bill Murray  a cui il regista americano non riesce proprio a farne a meno. Notevole la prova dell’attrice Paltrow che è sempre a suo agio nei personaggi un po’ disagiati, belli, ma un po’ misteriosi. Ruolo molto importante lo assumono le inquadrature e la scenografia. Le simmetrie e fermi immagine sono le caratteristiche principale del regista Wes Anderson che fanno del suo stile e metodo il proprio marchio di fabbrica.

Il disagio che aleggia provocato dalle turbe dei personaggi e dai loro comportamenti fuori dal comune vien meno man mano che si avvicina il finale. I Tenenbaum è una pellicola complessa, ma semplice in quanto analizza i personaggi per quello che sono e hanno fatto senza troppi giri di parole o inutili sofismi; leggera, ma allo stesso tempo delicata in quanto i problemi che sono delineati all’interno delle dinamiche famigliari sono simili a quelli che si trovano nella vita di tutti i giorni e i protagonisti (a loro modo) ci insegnano che tutto va vissuto con un po’ più con leggerezza che non guasta mai, che non serve provare rancore in quanto non porta da nessuna parte e che alla fine tutto si sistema: non si sa se in meglio o in peggio per noi, ma comunque si sistema. Ogni cosa prende il proprio posto.

Wes Anderson veste i panni di un abile pittore e dipinge il ritratto di una famiglia moderna alle prese con le sue vicissitudini e i suoi limiti, e dei loro componenti vittime del loro stesso genio. Lo fa con maestria e abilità che non ha eguali, come solo lui ci ha abituato nei successivi anni. Non ci resta che goderci la sua maestosa lezione di cinema contemporaneo.

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