Corpo e anima di Ildikó Enyedi. Eterna dicotomia

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Vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo festival cinematografico di Berlino, prima volta in assoluto per un film prodotto in Ungheria e candidato all’Oscar 2018 per la categoria “film in lingua non inglese”, Corpo e anima, film ungherese diretto da Ildiko Enyedi è una interessante lettura visiva e fattuale del conflitto interiore tra istanze spirituali e corporali.

Corpo e anima

Corpo e anima

Corpo e anima

Ambientato per la maggior parte delle scene all’interno di una azienda produttrice di carne, non si perita di mostrare allo spettatore scene crude relative alla quotidianità di un mattatoio, cupa e reale rappresentazione della mortificazione materiale e della sofferenza intima di un essere (il bovino nella fattispecie) non dotato di ragione ma a suo modo di una sorta di spiritualità istintiva e quindi allo stato larvale.

Giocato molto sulle inquadrature ad effetto, in particolare primi piani e dettagli siano essi sguardi o particolari anche forti come polle di sangue che cadono lente e snervanti, poco curato sul piano della colonna sonora e nel gioco delle camere da presa, (come nella cinematografia di Lars Von Trier a volte si avverte il passaggio brusco tra una scena all’altra quasi a girare fosse un cineoperatore dilettante), Corpo e anima è caratterizzato da un ritmo lento, tipico di quella cinematografia dell’Europa dell’Est ante caduta del muro di Berlino ma si avverte che questa singolare cadenza nelle scene è voluta dal regista per accentuare lo straniamento dei personaggi.

La protagonista, Maria, addetta al controllo qualità, si distingue per attenzione maniacale sul lavoro ma assoluta inesperienza nelle relazioni umane mentre il protagonista maschile, direttore commerciale, ha una disabilità fisica evidente anche se cerca di ovviare ad essa con disinvoltura.

Entrambi sono irrisolti nella loro dicotomia tra materia e anima perché se Maria appare a una lettura superficiale perfetta in quanto ineccepibile sul lavoro e complessivamente attraente tanto da suscitare la curiosità di gran parte del personale maschile della azienda, da un altro canto è del tutto sprovveduta.

La donna, pur essendo una giovane adulta continua a rivolgersi per le sue problematiche interiori a uno psicologo dell’età evolutiva e si muove come un elefante tra i cristalli nella società civile, al punto da creare imbarazzo per certi suoi atteggiamenti dettati da una mera curiosità quasi infantile che invece a un occhio più inserito socialmente finiscono col sembrare bizzarrie o addirittura morbosità.

Endre, il protagonista maschile è sicuramente un uomo più sicuro di sé che accetta senza grossi patemi la disabilità ma appunto, se la sua vita interiore può sembrare tranquilla, è evidente la sua carenza fisica.

Il progressivo avvicinamento tra i due personaggi nato da una curiosa coincidenza onirica che nella sua immaginifica esperienza vuole unire le reciproche mancanze di entrambi descrive la difficoltosa parabola del congiungimento tra spirito e materia che comunque richiede un percorso irto di ostacoli materiali e immateriali.

Un film complesso, non facile ma al tempo stesso coinvolgente perché distante dalla cinematografia più recente e che implica nello spettatore uno sforzo riflessivo.
Corpo e anima uscirà in Italia dal quattro gennaio.

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