Se chiudo gli occhi non sono più qui: uno sguardo sull’adolescenza inquieta

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Presentato al Festival internazionale di Roma il film “Se chiudo gli occhi non sono più qui” è uno sguardo sulle problematiche adolescenziali. Qui in anteprima la nostra recensione.

Se chiudo gli occhi non sono più qui: la trama

Sedici anni, Kiko è un adolescente come tanti altri alle prese con un amore non corrisposto e con i problemi scolastici. Gli insegnanti tutti abbastanza giovani sono però troppo presi dalla fredda e burocratica vita della scuola per rendersi conto che dietro gli atteggiamenti bruschi si cela in realtà una seconda vita troppo grande per un ragazzo : Kiko è costretto a lavorare con il muto assenso di sua madre nell’impresa del nuovo compagno di lei ( Giuseppe Fiorello) per ripianare i debiti lasciati dal padre morto in un incidente due anni prima.

Sognatore e innamorato degli astri, in memoria del papà scomparso, Kiko vorrebbe impegnarsi negli studi, ma la stanchezza, le incertezze della sua esistenza che avverte precaria non gli consentono di prendere delle decisioni lasciandolo sospeso in una sorta di limbo.

Il vecchio e il ragazzo

A primo acchito il film di Vittorio Moroni sembra essere una storia di formazione come molte pellicole di produzione italiana che ultimamente appaiono sugli schermi. Kiko è un ragazzo “speciale” perché di origine filippina, perché ha una famiglia particolare, una mamma che gli parla nella sua lingua madre e un patrigno burbero ma che vuole fare di lui l’uomo rozzo che è diventato, ma la storia è anche quella di un incontro conflittuale ma anche spirituale tra il ragazzo in fieri e un uomo anziano giunto quasi all’inverno della vita, il misterioso Ettore, ex insegnante del padre di Kiko con cui si instaura un rapporto particolare e che lo  guiderà piano verso una sua affermazione interiore.

Una riflessione filosofica

Una caratteristica interessante di Se chiudo gli occhi non sono più qui è la relazione forte tra l’uomo, solo di fronte all’immensità dell’universo “So che mio padre c’è da qualche parte” dice Kiko a un certo punto. L’io si eleva fino a cercare qualcos’altro, come il pastore del Canto notturno di Leopardi, quello stesso Leopardi che un deluso Kiko scaraventa con violenza perché quasi tradito da quelle illusioni in cui lo stesso poeta recanatese ha fermamente creduto.

Tematiche scottanti

Tante, forse persino troppe le occasioni di discussione che Se chiudo gli occhi non più qui potrebbe generare: l’adolescenza su tutte per  gli acerbi e inquieti sedici anni del protagonista, il gap generazionale rappresentato da Ennio, il nuovo compagno della madre tanto diverso da quel padre dolce e pensatore e anche da Ettore il saggio ma anche il ribelle, lo sfruttamento minorile che vede protagonista in prima persona Kiko costretto a lavorare dalla sua famiglia per guadagnarsi il pane, l’immigrazione clandestina perché in quel paesello friulano tutti i dipendenti di Ennio, a sua volta uomo del sud sono stranieri e tutti senza permesso di soggiorno, tutti che accettano di lavorare senza nessuna garanzia pur di portare un po’ di denaro alle loro famiglie tanto da considerare con astio la decisione di Kiko di denunciare il patrigno per lavoro nero e ancora i nuovi italiani, cioè gli immigrati di seconda generazione come Kiko o  la dolce e ambigua Alena di cui il ragazzo è segretamente innamorato, l’incapacità della scuola di penetrare nel mondo dei ragazzi rappresentato dagli insegnanti che sia pur giovani e preparati si chiudono in difesa trincerandosi dietro i loro programmi asettici.

Un film asciutto ed essenziale

Drammatico, poetico,tuttavia “Se chiuso gli occhi non sono più qui” ha una narrazione asciutta ed essenziale anche grazie agli interpreti tutti molti realistici. Il giovane  protagonista, l’attore di origine filippina Mark Manaloto riesce a rendere il suo personaggio con grande pathos e anche Giuseppe Fiorello continua a essere un interprete di razza così come  il consumato Giorgio Colangeli ormai avviato al ruolo di grande vecchio della nostra cinematografia.

Qualche sbavatura è tuttavia presenta in alcune parti della storia forse trattate con un po’ di superficialità. Nel complesso però il film di Vittorio Moroni  si aggiunge ad altre interessanti produzioni del nostro cinema più recente e anche se forse considerato a torto una pellicola minore, merita un giusto riconoscimento.

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