‘Miele’, il primo lungometraggio di Valeria Golino

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E’ dal 1 maggio al cinema, Miele, il primo lungometraggio da regista dell’attrice Valeria Golino. Il film, prodotto dall’attrice insieme a Riccardo Scamarcio vede nel cast, oltre alla protagonista Jasmine Trinca, Carlo Cecchi, Libero De Rienzo, Vinicio Marchioni, Iaia ForteRoberto De Francesco.

Miele

di Francesca Napola

Miele, opera prima di Valeria Golino, parla di una ragazza di trent’anni, Irene (Jasmine Trinca) che aiuta le persone, affette da malattie incurabili e dolorose  a morire. Miele è il suo nome in codice. Lei fornisce ai suoi clienti un potente barbiturico di uso veterinario che lei stessa si procura in Messico (proibito in Italia), per aiutarli a porre fine alle loro sofferenze. Per Miele/Irene, questa è una missione, è un atto di pietà. Svolge il suo lavoro con freddezza estrema ed inquietante, ma solo apparentemente.

Infatti, il peso delle morti, i volti delle persone che incontra ogni giorno trasformano la sua vita in una serie di macabri rituali. Così, per lei, le uniche valvole di sfogo diventano lo sport, il sesso occasionale e la musica, rimedi che le permettono di alleviare la sua ansia interiore ancora una volta solo apparentemente. E la sua vita va avanti finché un giorno non incontra  l’ing. Carlo Grimaldi,un cliente diverso dagli altri: lui non ha nessuna malattia incurabile, è semplicemente stanco di vivere.

Miele rimane sconvolta nell’apprendere ciò, “non sono un sicario”, dice, e non accetta di aiutarlo a togliersi la vita perché  non è nella sua etica. L’incontro  con l’ingegnere mette in crisi Miele e tutte le sue convinzioni iniziano a vacillare;  tra i due inizia un dialogo profondo, sincero, un rapporto che si potrebbe definire ambiguo e romantico.  Irene /Miele mente a tutti, a se stessa, al padre, agli amici, anche all’uomo con cui ha un rapporto affettivo clandestino (tutti la credono una studentessa di medicina a Padova!) , solo con l’ing. Grimaldi riesce ad essere se stessa, tirando fuori la propria personalità insicura e fragile.

Valeria Golino, per il suo primo lungometraggio, ha scelto un tema delicato, scivoloso, controverso come quello del suicidio assistito. La Golino è riuscita a costruire un film forte, coraggioso e non scontato, con una regia asciutta, priva di ogni abbellimento estetico, un film di parola, che segue il disagio interiore della protagonista in modo distaccato, un film oggettivo privo di qualsiasi giudizio o presa di posizione.

Un film che ha posto la sua attenzione sulla musica e la descrizione dei personaggi e sul rapporto di amore /amicizia tra i due protagonisti. L’interpretazione di Jasmine Trinca la definirei ottima, è stata una riscoperta, e, quella di Carlo Cecchi è magistrale e immensa come d’altronde lo è sempre stato. Miele piace appunto perché non è scontato, non da giudizi, ma crea nello spettatore, dubbi, incertezze e domande. Quando esci dalla sala cinematografica ti viene spontaneo domandarti “chi ha il diritto di troncare la vita di una persona sofferente? O meglio, è giusto porre fine alla sofferenza?”.  Un film da vedere perché è delicato e toccante.

Il backstage del film

Ecco alcuni video dal backstage del film: le interviste a Riccardo Scamarcio, produttore del film, Valeria Golino e Jasmine Trinca

Clip dal film

Di seguito invece alcune clip dal film

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