La morte legale: genesi di Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo

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Esce l’undici ottobre La morte legale un documentario prezioso dei registi Silvia Giulietti e Giotto Barbieri che racconta della genesi di una pellicola sicuramente tra le più interessanti nella storia della cinematografia mondiale: Sacco e Vanzetti,  uscito nel 1971, diretto da Giuliano Montaldo, magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè (Vanzetti) e dal pugliese Riccardo Cucciolla nel ruolo della vita, quello cioè di Nicola Sacco, nativo di Torremaggiore.

La morte legale

La morte legale

La morte legale

La genesi della pellicola è raccontata seguendo tre percorsi distinti: da una parte Montaldo, il regista, sua moglie, Vera Pescarolo collaboratrice del regista che insieme al breve intervento di Rosanna Fratello cantante ed  attrice, appena ventenne all’epoca delle riprese e infine premiata con il Nastro d’Argento come miglior attrice esordiente, ne spiegano la genesi tecnica, seguono gli interventi di critici cinematografici e di storici che invece analizzano il film da un punto di vista artistico e inquadrano e contestualizzano la vicenda storica raccontata dalla trama.

Interessanti le chicche raccontate dai Montaldo. Il regista optò sin da subito per due attori originari delle terre dei due protagonisti, cioè un piemontese (Volontè in questo caso) per Vanzetti e un pugliese per Sacco, ma la casa di produzione che aveva stipulato un rapporto d’affari con la Francia voleva imporre Yves Montand, attore di origine italiana ma decisamente francese per abitudini ed attitudini.

Davanti al fiero rifiuto del regista la produzione cedette e così l’attore teatrale e doppiatore Cucciolla ottenne il ruolo e successivamente il Nastro d’argento come miglior attore protagonista sdoganando tra l’altro un dialetto all’epoca poco noto come quello pugliese. Tra le innovazioni nella scelta del cast il ruolo della Fratello, all’epoca celebre cantante, come consorte di Sacco e, in un cinema che ancora usava prendere neofiti totalmente digiuni di arte recitativa, la decisione di ingaggiare molti attori di scuola teatrale anche per ruoli assolutamente minori che seppero dare al film il giusto quid.

Un’altra chicca riguarda l’ingaggio della folk singer Joan Baez a cui si deve il successo, insieme all’autore delle musiche Ennio Morricone, della colonna sonora della pellicola. Narra Montaldo che grazie a un incontro del tutto fortuito ebbe la possibilità di avvicinare la popolare cantautrice americana.

L’inquadramento storico della vicenda, affidato a cultori della materia, è imprescindibile per una pellicola che racconta di un caso fortemente collegato alla storia delle umane genti.  Le vicende del film raccontano di due anarchici italiani, il piemontese Vanzetti e il pugliese Sacco emigrati negli Stati Uniti e ingiustamente accusati di una rapina di una banca negli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale.

Malgrado la loro reiterata dichiarazione di innocenza, alibi specchiati e una grande risonanza a livello mondiale i due furono condannati a morte. La loro storia, a lungo rimasta quasi ignota ai più, deve tantissimo al film di Montaldo e forse anche grazie al successo internazionale della pellicola si deve la riabilitazione dei due poveri italiani simbolo dell’ingiustizia sociale e del pregiudizio.

In un’epoca storica che vede riemergere lo spettro del pregiudizio nei confronti del diverso ben venga questo interessante documentario, dal titolo La morte legale, dei registi Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, propedeutico a una visione di un film che sicuramente è da annoverare tra i must be seen per chi ama la storia e per chi ama il cinema.

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