Ciclo Totò: Guardie e ladri, prima incursione nel neorealismo

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Firmato da Monicelli il film “Guardie e ladri” darà a Totò la gioia di premi e riconoscimenti da parte della critica seria. Per saperne di più continuate a leggere.

 

Una storia agrodolce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver interpretato parodie e aver inventato il neorealismo comico, nei primi anni Cinquanta Antonio De Curtis interpreta una serie di pellicole drammatiche firmate da grandi registi. Finalmente la critica gli attribuisce dei meriti, ma sempre mantenendo una certa distanza dall’interprete.

La pellicola “Guardie e ladri” il cui titolo richiama un gioco popolare tra i bambini , girata da Mario Monicelli contrappone Totò magro e minuto, per la prima volta alla figura più imponente di Aldo Fabrizi che, malgrado sia anagraficamente più giovane, per il suo aspetto interpreta il ruolo di un agente di polizia più anziano e dalla salute malferma.

Totò è un poveraccio incensurato che vive di espedienti all’insaputa della famiglia; solo l’anziano padre conosce la professione dello sventurato figlio reduce dalla seconda guerra mondiale che , come molti ex commilitoni ha perso il posto di lavoro e non riesce a trovare un impiego dignitoso per sfamare sé e i suoi cari.

La maschera dell’attore sdrammatizza con la mimica le disavventure del poveretto,(memorabile la scena dell’inseguimento con Fabrizi che arranca dietro all’agile Totò e il dialogo che intercorre tra i due all’atto della cattura del “furfante”), ma lo spettatore si accorge subito che c’è  poco da ridere e prende in toto le parti del protagonista giustificandone il comportamento.

 

Un incontro tra due proletari

 

 

Sottilmente di sinistra, considerando le origini toscane del regista ( la Toscana insieme ad altre regioni del centro Italia ha sempre avuto una vocazione “rossa”), il film evidenzia l’appartenenza al proletariato sia di Totò che di Fabrizi, anche se quest’ultimo da tutore dell’ordine è costretto a dare la caccia al ladruncolo e a catturarlo.

Entrambi ,come il leone e la gazzella della leggenda africana, devono correre per sbarcare il lunario o meglio per sopravvivere. L’errore del personaggio interpretato da De Curtis sta nell’essere dall’altra parte della barricata, nel voler sfidare le regole sia pure in qualità di pataccaro ( il “reato” del poveretto consta nell’aver venduto un falso reperto a un ricco quanto arrogante americano , simbolo di chi con la scusa di aver “liberato” il nostro Paese erogando poi aiuti vuole in realtà schiacciarlo sotto la sua sudditanza) e per questo alla fine perde il gioco di inseguimenti che accompagna da sempre tutti gli esseri viventi sulla Terra.

Una fucina di grandi interpreti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pellicola oltre a Fabrizi e Totò  si avvale di un gruppo di interpreti affiatati e di alto livello: Ave Ninchi nel ruolo a lei abbastanza consono di consorte di Aldo Fabrizi, il giovanissimo Carlo Delle Piane che per alcuni particolari ben si adatta a essere figlio di Totò, l’anziano Ernesto Almirante, zio dell’onorevole MSI Giorgio e membro di una famiglia di solidi attori di teatro, la giovane Rossana Podestà futura interprete di film in costume negli anni Sessanta.

Varie sono le ragioni per cui si consiglia la visione di questa pellicola: interpretazione ad alto livello dei protagonisti ma anche dei comprimari, valida fotografia che esalta le brutture e lo squallore della periferia romana quasi un’anticipazione dei film di Pasolini, colonna sonora trascinante, storia ben sviluppata.

Per chi vuol conoscere Totò assolutamente imperdibile.

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