Animali nella grande guerra – la storia raccontata da una nuova prospettiva

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A pochi giorni dal centenario della prima guerra mondiale, esce nelle sale il 15 maggio Animali nella grande guerra regia di Folco Quilici, prodotto da Mario Rossini per RED FILM in associazione con ISTITUTO LUCE CINECITTÀ e con BNL-GRUPPO BNP PARIBAS.

Animali nella Grande Guerra

Animali nella Grande Guerra

Animali nella grande guerra

di Francesca Maria Cutropia @Percorsi Up Arte

Il regista Folco Quilici insieme a Mario Rossini, racconta la prima guerra mondiale da un punto di vista finora mai trattato. Protagonisti di questa storia infatti non sono solo gli uomini che diedero la vita per la patria, ma gli animali che fedeli gli stettero accanto durante la guerra.

Cavalli, cani, muli, piccioni viaggiatori sono solo alcuni dei protagonisti di questo racconto. Quelli che vediamo apparire sullo schermo, per quanto esseri appartenenti al mondo animale di fatto appaiono ai nostri occhi come veri e propri esseri umani. Stupisce scoprire che agli inizi del ‘900 gli eserciti non reclutavano solo uomini ma chiamavano in appello anche gli animali, compagni indispensabili dei soldati in guerra. Subivano un vero e proprio reclutamento, venivano addestrati e portati nelle terre sconfinate alla ricerca dell’agognata vittoria.

Diversi i ruoli che ricoprivano. Quelli pratici intesi come trasporto di attrezzature, quelli legati alla comunicazione come ad esempio i piccioni viaggiatori portatori di importanti messaggi strategici, o ancora rappresentavano una risorsa alimentare, poiché in casi di emergenza venivano sacrificati per il sostentamento. Ma certamente non sono solo queste le ragioni per cui venivano arruolati. Diventano inevitabilmente termoelemento familiare e confortante necessario alla sopravvivenza se non fisica, mentale dei soldati.

Rossini e Quilici raccontano Animali nella grande guerra mescolando insieme fiction e realtà. L’idea nasce dopo aver preso contatti per il centenario della prima guerra mondiale. Prendendo spunto dal film War Horse (2011) di Steven Spielberg, Quilici e Rossini cominciano a valutare l’idea di poter raccontare la grande guerra dando voce a tutti quegli animali che vi parteciparono attivamente. Grande e impegnativo infatti il lavoro di ricerca condotto all’interno degli archivi dell’Istituto Luce.

Studio non facile, afferma Folco Quilici durante la conferenza stampa, in quanto durante la guerra gli animali non venivano filmati poiché non vi era alcun interesse nel documentare la loro partecipazione attiva. Dunque il materiale rinvenuto mostra la presenza animale solo per casi fortuiti. Questo fattore secondo il regista Quilici dona al documentario un connotato di maggiore veridicità, poiché si tratta appunto di frammenti casuali e non predefiniti.

Rossini inoltre afferma che a tal proposito per Animali nella grande guerra è stato necessario ricorrere a inserti di fiction, sia per la possibilità di arricchire il documentario, sia per sperimentare nuove forme comunicative utilizzando linguaggi moderni capaci di raggiungere più facilmente gli spettatori. Altro elemento fondamentale di questo documentario è l’introduzione di materiali fotografici poiché rispetto ai frammenti video, la presenza degli animali era sicuramente più documentata.

Anche in questo caso viene fatta una scelta originale e moderna per mostrare le fotografie. Queste ultime infatti sono animate in post produzione rendendo più dinamica e moderna la fruizione del documentario. Rossini tiene a precisare inoltre che il lavoro di color correction ha richiesto una fase di lavorazione lunga e attenta per trovare il giusto equilibrio fra le immagini di repertorio e quelle ricostruite.

La conferenza stampa si conclude con una puntualizzazione del regista Quilici in merito a due aspetti che hanno caratterizzato la lavorazione di Animali nella grande guerra. Da una parte quello che egli stesso definisce un aspetto positivo, ossia la ricchezza degli archivi storici nei quali sembrano celarsi molti più materiali di quelli che si possono immaginare riguardo i temi più disparati. E dall’altra un aspetto critico che sembra a tutti gli effetti un appello agli archivisti.

Quilici afferma infatti la necessità di utilizzare tutte le tecnologie a disposizione per archiviare in modo più ordinato l’immensa quantità di materiale storico che ci appartiene.

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