Copperman: un candido uomo di rame

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Uscito il 7 febbraio e coprodotto da Rai Cinema, Copperman, diretto da Eros Puglielli, è una commedia drammatica dal tocco fiabesco e delicato che vede un Luca Argentero in stato di grazia.

Copperman

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Anni Settanta: Anselmo è un bambino riccioluto e decisamente speciale. Vive con la mamma in un paesino dell’Umbria  (gran parte del film è stata girata a Spoleto, città d’arte di rara bellezza).

Per non far pesare a suo figlio la mancanza della figura paterna, la mamma inventa che il papà di Anselmo sia un supereroe in giro per il mondo. Il  piccolo passa un’infanzia tranquilla rotta dalla partenza della sua amica del cuore Titti, figlia di un pregiudicato che presta soldi a strozzo all’intero paese.

Il candido mondo di Anselmo continua a coccolarlo come in una bolla fino all’età adulta. Anselmo lavora in un istituto che si occupa di patologie mentali ed è benvoluto per la sua bontà d’animo e la sua eterna fanciullezza.

Ancora preso dal mito del papà supereroe, grazie a Silvano, fabbro del paese e amico di famiglia, Anselmo di notte si trasforma in un eroe sui generis, Copperman, uomo di rame dallo scafandro d’antan, munito di improbabili gadget. Le sue imprese di salvatore dei deboli cominciano ad apparire sulla stampa locale e il ritorno di Titti, adulta e con una figlia a carico identica a lei bambina scombussolano la routine del tenero uomo bambino.

Copperman – il trailer

Versione italica di Forrest Gump, l’Anselmo di Argentero è un uomo puro, dallo sguardo dolce e timido. Nella pellicola, sia nelle inquadrature che privilegiano spesso i primi piani che nella fotografia che enfatizza i colori vivaci, si ritrova lo stile di Jean-Pierre Jeunet, il regista del celeberrimo Il favoloso mondo di Amélie.

Accanto ad Argentero, presente sulla scena per gran parte della storia, coprotagonisti e comprimari completano la vicenda e mantengono l’aura favolistica che attenua gli aspetti più drammatici e forti della trama: sfruttamento della prostituzione, violenza familiare e usura.

Bella anche l’idea di ambientare la storia in un tempo cronologico sospeso che fa respirare un’atmosfera antica ma non troppo grazie alla curatissima scenografia e in particolare ai costumi che ripropongono con maniacale precisione la moda fine anni Settanta/ inizio anni Ottanta.

Copperman non è il supereroe tipico della cinematografia stelle e strisce ma è semplicemente un bambino cresciuto con un suo personale convincimento su chi siano i “buoni” e i ” cattivi”. Infatti la forte dicotomia dei personaggi, scalfita a malapena dalla misteriosa figura del fabbro Silvano rappresenta fondamentalmente la scala dei valori di Anselmo condivisi  dagli spettatori, conquistati sin dalle prime sequenze dal punto di vista del protagonista.

Un film sicuramente raro che può mettere d’accordo per una volta adulti e giovanissimi senza per questo avere a monte un processo di adattamento a favore dell’una o dell’altra categoria di pubblico.

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