12 Soldiers, il film di guerra con Chris Hemsworth e Michael Peña ispirato ad una storia vera

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Approda nei cinema italiani l’11 luglio 12 Soldiers, il war movie diretto da Nicolai Fulgsig con protagonisti Chris Hemsworth (il Thor dei film Marvel), Michael Shannon (The Shape of Water), Michael Peña (Nelle pieghe del Tempo). Basato sul libro del giornalista Doug Stanton, Horse Soldiers, che racconta la vera storia dell’unità delle Forze Speciali americane inviata in Afghanistan immediatamente dopo l’attacco alle Torri Gemelle, è prodotto da Jerry-non-ne-sbaglio-una-Bruckheimer – quello, per intendersi, di serie tv come C.S.I. e film come Flashdance, Top Gun e il franchise dei Pirati dei Caraibi, tra gli altri.

12 Soldiers - locandina

12 Soldiers – locandina

12 Soldiers

Siamo negli USA, l’11 settembre 2001. Il capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth) sta placidamente disfacendo le scatole del trasloco con moglie e figlia, prima di cominciare il suo nuovo lavoro di ufficio cui è stato assegnato dopo essersi fatto onore sul campo. Improvvisamente, compaiono sullo schermo di casa le immagini delle Twin Tower, che hanno fatto gelare il sangue al mondo intero, lui compreso. Il capitano Nelson si precipita alla base e si offre volontario per essere reintegrato e messo a capo una volta ancora della sua squadra, l’unità 595. Vince le riluttanze del suo comandante grazie al soldato veterano Hal Spencer (Michael Shannon), che era prossimo alla pensione e che si offre in prima persona di accompagnarlo nella missione. Il 7 ottobre il capitano Nelson e undici uomini volano direzione Uzbekistan per incontrare il distaccamento dell’esercito e venire briffati sul compito da svolgere.

La loro missione non è una passeggiata: devono combattere a fianco del leader dell’Alleanza del Nord, Abdul Rashid Dostum (Navid Negahban), atterrando prima di nascosto in Afghanistan e spostandosi nella regione su cavalli perché il territorio è troppo impervio per garantire l’utilizzo di altri mezzi di trasporto. Come se le condizioni non fossero già complicate di loro, ci si mette pure il leader afgano a renderle se possibili peggiori: incomincia non riconoscendo il capitano Nelson come l’effettivo comandante in capo (perché troppo giovane e, quantomeno nella finzione scenica, oggettivamente troppo belloccio per sembrare credibile nel ruolo), poi divide in due l’esiguo gruppo e parte con sei soldati (tra cui Nelson) alla volta di Mazar-i-Sharif, una città strategica che Dostum vuole sottrarre ai talebani. I restanti sei rimangono sotto il comando di Spencer nell’accampamento (soprannominato col beneaugurante nome di “Alamo”, come la battaglia persa dalle truppe americane contro i messicani nella Rivoluzione del Texas del 1836).

Se tutto ciò non bastasse, Dostum sta anche cercando una vendetta personale, poiché il leader talebano della cittadella in questione, Mullah Razzan (Numan Acar) è colpevole, tra le altre cose, di aver trucidato la sua famiglia.

Le tensioni iniziali tra il capitano Nelson e Dostum progressivamente si appianano, mano a mano che l’americano dimostra qualità di combattente che gli fanno guadagnare la stima del leader afgano. Tra alti e bassi, riescono a farsi strada alla volta di Mazar-i-Sharif, ma a questo punto interviene la strategia militare a metterci lo zampino. Dal comando militare informano Nelson che un’altra squadra è stata inviata alla volta del cruciale avamposto talebano e, questa volta, si sono alleati con un altro capo dell’Allenza del Nord. Questo perché non avevano fiducia nelle possibilità di vittoria dell’unità 595. Ma il vero problema è che l’alleato dell’altra squadra è un avversario politico di Dostum, che, quindi, quando viene a conoscenza della cosa da Nelson, monta su tutte le furie e abbandona il gruppo dei sei americani.

Nelson, rimasto solo, non demorde e tenta una ormai disperata e decisamente impari (pur se l’altra metà della squadra finalmente è in grado di raggiungerli) lotta all’ultimo sangue contro i talebani al controllo della piccola città.

Un film di guerra atipico con degli interpreti credibili

12 Soldiers è un war-movie particolare, dove sì, ci sono scene di battaglia, ma in realtà non moltissime: una, più che altro, resta impressa nella memoria per la sua drammaticità e per l’identità di colui che rimane più gravemente ferito.

Per il resto, a differenza forse di quel che di norma ci si aspetta da un film di guerra, ci sono molti dialoghi, molte parole, soprattutto tra il capitano Nelson e Dostum. Si parla e si filosofeggia, anche. E la guerra rimane in qualche modo di sfondo, perché sono i due esseri umani che si incontrano, le loro due differenti modalità di vedere il mondo, i loro due diversi modi di credere e servire il loro paese, ad essere il focus del film.

12 Soldiers - Nelson

12 Soldiers – Nelson e Dostum

Nelson è lì a dimostrare che non sono necessariamente gli anni di esperienza a fare un buon capo, ma la sua capacità di usare la testa, la sua abilità nell’essere stratega. In una scena della prima parte, quando sono nel campo operativo americano in attesa di ricevere gli ordini, la distanza tra lui e il veterano Spencer si rende evidente: quando quest’ultimo ascolta i superiori, Nelson interrompe, pensa, riflette, esprime il proprio parere. Giovane e irruento? Forse. Ma intanto la strategia da lui escogitata risulta quella vincente.

Dostum, che prima diffida del capitano, del suo sguardo troppo pulito e non ancora sufficientemente marcato dagli orrori della guerra, lo scopre sorprendentemente in gamba. Ma lo sfida, ora che sa di aver davanti un degno opponente: deve smettere di essere un soldato e diventare un “warrior”, un guerriero.

Nelson subito dopo deve confrontarsi esattamente con questo dilemma, quando dal comando gli viene detto che l’altra unità, alleata con l’altro capo afgano, sta tentando di portare a termine, da un’altra latitudine, la loro stessa missione. Un soldato riceve ordini; non resta fedele alla sua missione, quando questa gli viene cambiata; non instaura relazioni personali – perché le alleanze, strategiche, sono decise dall’alto; non deve rispondere del suo onore.

Un guerriero, invece, resta. Continua, perché ritirarsi senza aver provato rende vano il sacrificio degli altri. Non cambia di “squadra” solo perché l’altra pare più conveniente o facilmente vittoriosa. Un guerriero deve rispondere del suo, personale, di onore, dei suoi, personali, rapporti. Della gente con cui è in battaglia, di non deluderla, di far sì che di lui sia fiera.

12 Soldiers - cast

12 Soldiers – Hemsworth e Shannon

Dostum va via, piccato per la decisione degli americani, ma poi su di lui ha la meglio – appunto – l’onore del guerriero. Nelson, soldato, americano, alla fine “interpreta” gli ordini perché, sul campo, ha imparato che il suo non può essere “solo” un mestiere, in cui si eseguono i compiti senza porsi il problema.

Restano completamente inesplorate le cause del conflitto, le analisi geopolitiche: il dramma è interiore, e solo umano. Avrebbero probabilmente potuto essere in uno scenario differente, e non sarebbe cambiato. Il nocciolo del discorso è la differenza tra ottica da “corporation” e piccolo artigiano, tra ingranaggio di un meccanismo imponente e singolo autonomo pezzo unico. Tra una macchina da guerra e un pugno di disperati che tenta di sopravvivere come può, probabilmente in modo più ancestrale, quasi da tribù.

Nessuno dei due emerge come “migliore”. Vengono solo sottolineate le differenze, che inizialmente allontanano e che poi, nel terreno comune di battaglia, si scoprono non così importanti. E allora le reciproche differenze diventano la possibilità – di entrambi – di imparare dall’altro e di migliorarsi. In questo modo, diventando vincenti.

Più che un film di guerra, un confronto di civiltà e  culture, dunque. Pur se semplicemente abbozzato. Perché poi, nel concreto, ciò che rimane è uno scorcio di guerriglia, qualche alterco classico da eccesso di testosterone (abbastanza contenuto), e uno o due momenti tragici di ferimenti e ansie per l’esito dello scontro.

12 Soldiers - scena

12 Soldiers – scena

Bilancio finale di 12 Soldiers

Può piacere anche a un pubblico non estremamente appassionato del genere bellico, proprio per l’accento sulla dimensione umana. E per la presenza di Chris Hemsworth, che di base val sempre la pena. Esattamente per le stesse ragioni, potrebbe invece deludere coloro che invece amano i film di guerra solo battaglie-e-sangue. Nella parte del capitano Nelson, comunque, Hemsworth è più che credibile; Shannon fa diventare la sua lentezza e le sue pause, che nel film di Guillermo del Toro apparivano sinistre e inquietanti, qui ponderate e riflessive, da bravo veterano ricco di anni di esperienza; Peña è impeccabile nella sua caratterizzazione.

Piccola curiosità: la moglie del capitano Nelson, che appare nelle scene iniziali di 12 Soldiers, è la vera moglie di Chris Hemsworth, l’attrice spagnola (e donna fortunata) Elsa Pataky.

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