Cinquant’anni fa il caso ‘La dolce vita’

Nel febbraio 1960, esattamente 50 anni fa, veniva proiettato per la prima volta al cinema Capitol di Milano, La dolce Vita, contestato capolavoro di Federico Fellini che vinse la Palma d’Oro a Cannes. Dopo aver parlato della rassegna e della mostra dedicate al regista, quale miglior occasione di un anniversario per ripensare a questo film?

La Trama

Protagonista è Marcello (Marcello Mastroianni), giornalista scandalistico che sogna di diventare scrittore, sempre in coppia con l’inseparabile fotografo Paparazzo (Walter Santesso). Immerso nella dolce vita cittadina (ha anche un’avventura con un’aristocratica romana), si ritrova ad accompagnare una famosa attrice Sylvia (Anita Ekberg), che inizia a corteggiare in un pub (il Caracalla’s, nel quale compare anche un giovanissimo Adriano Celentano).

Usciti dal locale Sylvia vede la Fontana di Trevi e vi si immerge, chiamando a lei un estasiato Marcello. Il film prosegue con un’episodio sulla visione della Madonna inventato da due bambini e poi con il suo incontro con Steiner, un intellettuale romano: la vista della famiglia di Steiner manda in crisi Marcello, convinto di aver trovato l’esistenza ideale ed ignaro che di lì a poco si sarebbe compiuta una tragedia.

Le sue disavventure continuano con il malore del vecchio padre venuto a trovarlo da Rimini e l’abbandono da parte della fidanzata Emma. Il film si chiude con la vista di una carcassa di un mostro marino arenatosi sulla spiaggia antistante una villa dove si era appena conclusa un’orgia notturna.

Il Caso

Chi era a Milano in quei giorni, ricorda la coda interminabile davanti alle porte del Cinema Capitol ma anche le polemiche che seguirono a quella famosa prima nazionale: le cronache del tempo narrano che Fellini fu tempestato di fischi e che ricevette persino uno sputo in faccia da una signora.

Successivamente i benpensanti parlarono di tagli e censure ma fortunatamente ciò non accadde: forse perchè all’anteprima, che c’era stata il giorno precedente a Roma, Fellini aveva invitato un alto prelato romano che aveva difeso il film. Ovviamente lo stesso non è accaduto per la tv: la prima volta che il film è stato poi trasmesso in Rai (nel 1976), sono state tagliate le nudità della spogliarellista (che in realtà erano finte perchè coperte in modo da dare l’effetto nudo).

Locandina del film

Locandina del film

Il mio ricordo

Io personalmente il film l’ho visto molto più tardi, quando ormai Fellini era noto per ben altri film (in tutto vinse 5 Oscar, di cui l’ultimo alla carriera). Eppure ricordo che, nonostante la mia giovane età, rimasi folgorata da quelle immagini: bella, quasi eterea, la Ekberg, adorata e divinizzata dalla gente ma in fondo molto fragile; tormentato Mastroianni, diviso dalla tentazione di quella dolce vita e il desiderio di un’esistenza più tranquilla (quella simboleggiata da Steiner, rivelatasi pura illusione). E poi quel Paparazzo (da cui l’appellativo dei nostri fotoreporter), così simile ai fotografi scandalistici di oggi: in fondo da allora poco è cambiato, c’è ancora chi insegue star e chi dice di aver visto la Madonna pur di comparire in tv.

una scena del film

una scena del film

La dolce vita evidenzia una struttura narrativa diversa dal solito: il film sembra ad episodi in quanto spesso salta, apparentemente senza continuità, da una scena all’altra; effettivamente più che sui dialoghi, Fellini punta il suo interesse sulle immagini, dando una visione quasi onirica della realtà. Il film vuole essere un ritratto della società italiana degli anni ’60, in particolare quella romana, senza più nessun punto di riferimento, così fintamente cattolica (come dimostra l’episodio dell’apparizione della Madonna, montata a puro scopo di lucro) ma in realtà attratta da tutto ciò che è pagano e peccaminoso: da qui il bagno della Ekberg nella fontana di Trevi (che ricorda tanto la nascita di Venere) o le feste orgiastiche.

Certo è che, pur così contestata, La dolce vita ha fatto storia, tanto che persino un famoso capo d’abbigliamento ha preso  il nome dal film. Infine una curiosità che mi ha colpito: la scena della fontana di Trevi fu girata a marzo e mentre la Ekberg, da pura svedese, non ebbe problemi ad immergersi nelle acque gelide, Mastroianni dovette indossare una muta sotto l’abito.

la scena della fontana

la scena della fontana

6 Comments

  1. Flavia Narducci
    16 Aprile 2010

    Bellissimo ricordo Antonella! E’ sempre un piacere leggere di capolavori che forse meriterebbero qualche attenzione in più… magari invece di ridare in tv cento volte “Pretty Woman”, la nostra Tv “di Stato” potrebbe omaggiare i registi che hanno fatto volare il cinema italiano in un periodo davvero d’oro…

  2. Antonella Molinaro
    16 Aprile 2010

    Hai proprio ragione Flavia, certi capolavori dovrebbero far parte del patrimonio culturale che la TV di stato dovrebbe promuovere!

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    23 Aprile 2010

    [...] de La Dolce Vita è già stato oggetto di una certa attenzione da queste parti: vedi ad esempio il post di Antonella su Cinemio, ed il post di Alice sulla rassegna allo spazio Oberdan di Milano. Anche a Bologna le celebrazioni [...]

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    19 Maggio 2010

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