Torino Film Festival 2014: considerazioni sparse sulla 32ma edizione

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Anche quest’anno siamo arrivati alla conclusione dei nove giorni più folli per i cinefili torinesi. Giorni dedicati completamente al cinema ed alla sua espressione festivaliera che ormai da 32 anni sotto la Mole prende il nome di Torino Film Festival.

Torino Film Festival 2014

Torino Film Festival 2014

Il Torino Film Festival 2014

foto e testo di Gabriele Farina

Fare un racconto totale di quello che è passato al festival del cinema di Torino è impossibile. I titoli che hanno vinto li avrete letti ovunque. Così io mi limito ad alcune considerazioni sparse, strettamente e inevitabilmente soggettive su quanto sono riuscito a vedere (le mie recensioni le trovate tutte qui così potete spulciarvele con calma).

La classifica degli horror

Quindi in ordine sparso vi faccio prima di tutto la classifica del tutto personale degli horror visti al Tff32. Direi prima di tutto The babadook, classicissimo, in concorso e addirittura capace di fare a tratti paura, poi We are what we are (e a proposito bella scoperta Jim Mickle – ottimo anche il suo Cold in July, che esplode nell’horror finale).

Per nulla malvagio It follows (anche se forse sono l’unico a cui è piaciuto). E ancora Mulberry street, invasione di uomini topi, e The canal, roba di fantasmi e persone scomparse.

Poi due cose horror che hanno una storia a parte, perché si tratta di roba ironica, commedia vera. Decisamente divertente Life after Beth, assolutamente delirante What we do in the shadows, senza dubbio la cosa più innovativa vista quest’anno.

I filmoni

Capitolo “filmoni”, che in realtà ho evitato, tanto poi li vedremo in sala. Non ho visto Allen, non ho visto Gemma Bovery. Ho visto però The Homesman e bisogna dire che Tommy Lee Jones ha fatto davvero un buon lavoro con un western atipico e decisamente importante. Ed ho visto anche Whiplash, che ha una carica di energia molto potente.

festival cinema torino 2014

Festival Cinema Torino 2014

Gli inclassificabili

Tra le “cose inclassificabili” finisce con tutti gli stivali Tokio Tribe di Sion Sono, che ormai a Torino è un mito ed ha realizzato un altro filmone senza mezzi termini. Ed al suo fianco ci metto P’tit Quinquin, che sarebbe serie tv ma è una roba assolutamente delirante (immaginate l’ispettore Clouseau in un film dei Monty Python). Ed inseriamo qui anche il curioso Stella cadente, film in costume che abbatte ogni regola.

Film buoni per tutti: ’71, roba dura di guerra nella Belfast degli scontri cattolici-protestanti.

Gentlemen, che però non è per nulla semplice.

The kings surrender, una sorta di ACAB fatto molto meglio.

Wild, che ormai rientra in un genere specifico.

Capitolo a parte per The duke of Burgundy, film dichiaratamente erotico girato come se fossimo negli anni ’70.

E poi?

E poi un sacco di code a causa delle due sale in meno, incassi ed ingressi uguali a quelli dello scorso anno, tanta gente soddisfatta (e tanta gente che si lamenta), tanti film che altrove è impossibile vedere… insomma tanto Torino Film Festival anche quest’anno.

Con una sola fragorosa delusione: In guerra… ma perché?

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