#Venezia74: Sweet Country di Warwick Thornton

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#Venezia74: Giunto al suo terzo film, il regista australiano Warwick Thornton porta al Lido, in Concorso, il suo Western dal sapore crepuscolare di un’America antica eppure attuale, giocando con il titolo dell’opera tanto con il saturo dei colori delle bellissime location che propone per, in realtà, lanciare un messaggio di denuncia in modo netto e chiaro: Sweet Country.

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Sweet country

Interessanti gli intenti e di certo Thornton sa come muovere, o non muovere, la macchina da presa.

Eppure la scelta di un genere come il Western, che cita e richiama amabilmente Sergio Leone come John Ford non basta a capire che quello che viene raccontato è già stato detto e ripetuto sul grande schermo mille volte: si parla (ancora una volta) della supremazia dei bianchi sui neri, in una storia che porta un servo nero ad uccidere un uomo bianco che altrimenti avrebbe ucciso lui e conduce quest’ultimo e la moglie a fuggire per non essere uccisi, inseguiti da un gruppo di uomini tra cui un Sam Neil in forma ma lasciato in disparte a discapito di un cast protagonista abbastanza anonimo a cui, appunto, non si sposano bene i lunghi silenzi che il genere propone e richiede, portando al termine della storia (seppur con una chiusa inevitabile ed efficace) a domandarci la necessità dell’operazione e del perché Thornton non si sia concentrato di più a scavare dentro le anime di questi personaggi, di affondare di più gli strumenti messogli a disposizione piuttosto che rimanere ‘a distanza’, lasciando la macchina ferma lì ad osservare senza intervenire, senza agire e sporcarsi le mani.

Sweet country

Sweet country

Unica nota di novità l’ambientazione australiana che sembra un pò America e forse indirettamente, nel discorso politico che è presente inevitabilmente nel film, Thornton se ne fa mezzo per un discorso più ampio che rimane soffocato da una storia che sappiamo già cosa vuole dirci sin dall’interessante prologo. Nulla di più.

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