#Venezia74: The Testament di Amichai Greenberg

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#Venezia74: The Testament, opera prima del regista Amichai Greenberg, pone sul piatto ancora una volta la pesante eredità lasciata dall’olocausto ma cerca, diversamente da mille altri film, di trovare (impresa non semplice) una prospettiva nuova dell’evento ed una ricerca più intimista e minimale.

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The Testament

Yoel è un ricercatore che studia da sempre l’olocausto e si trova all’interno di un’accesa disputa con l’Austria per via di un massacro di ebrei avvenuto nei loro territori ma che apertamente viene smentito. Da queste premesse, Yoel inizierà una ricerca ragionata ed analitica che lo porterà a mettersi in gioco tanto sul piano professionale tanto su quello personale, etico e spirituale.

The Testament

The Testament

Interessante è vedere come il regista, al primo lungometraggio, giochi a sottrazione ponendo spesso la macchina fissa e lavorando su una messa in scena in cui traspare una freddezza lasciata dai dolori del passato, tra scenari accostabili ad un quadro impressionista ed interni sempre particolarmente claustrofobici.

L’importanza che ha la verità per il personaggio di Yoel si sviluppa e cresce fino a mostrare l’altro (duro) lato della medaglia: la verità costa e spesso miete più vittime del previsto. Il tutto sta nel sapersi preparare all’ignoto e prendersi la responsabilità verso qualsiasi cosa ci aspetta al di là di ognuna di quelle singole verità.

Ottimo l’equilibrio nel copione tra la ricerca del genere thriller e l’intimismo psicoanalatico sul, e attorno al, personaggio di Yoel, un intenso Ori Pfeffer.

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