#Venezia74: Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini

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#Venezia74: Giunto al suo dodicesimo lungometraggio, il regista Silvio Soldini torna dopo cinque anni di silenzio con Il colore nascosto delle cose, film Fuori Concorso qui alla Mostra del Cinema di Venezia.

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Il colore nascosto delle cose

Nulla di nuovo aggiunge questo film al fascino formale e rigoroso di un autore come Soldini che, a seguito di un documentario su una non vedente, decide di affrontare un film sull’interazione e quindi poi su una storia d’amore tra Teo (Adriano Giannini), un creativo pubblicitario dall’indubbio fascino quanto dall’identità incerta e dal passato tormentato, e Emma (Valeria Golino), un’osteopata non vedente assolutamente indipendente e forte nella sua identità e autonomia.

Lo scontro tra caratteri diversi ha sempre funzionato al cinema e qui Soldini raggiunge una maturità già trasmessa nelle sue ultime opere nel saper raccontare sin da subito il fulcro tematico ed emozionale del film (emblematica e geniale la scena d’apertura) e nel saper tratteggiare tutti i personaggi grazie all’intervento di attori capaci e malleabili e di un testo che non lascia particolare spazio al superfluo e si struttura in maniera prevedibile ma sempre coerente e mai ridondante.

Il colore nascosto delle cose

Il colore nascosto delle cose

Nel cast è doveroso citare Laura Adriani, sempre più capace attrice che riesce a tratteggiare con delicatezza e forza una giovane adolescente da poco divenuta cieca, in netta contrapposizione generazionale e di pensiero rispetto alla più (apparentemente) risolta Emma; citiamo anche Arianna Scommegna, divertente e delicata amica della protagonista e il Paolo di Andrea Pennacchi, grande attore di teatro che regge bene anche sul grande schermo e per lui si augurano spazi ben più ampi in futuro. Spiace, seppure è bello ritrovarlo in sala, vedere relegato nel piccolo ruolo di un tassista il grande Giuseppe Cederna, troppo spesso dimenticato dal nostro cinema.

E poi ci sono loro, i due protagonisti: la Golino riesce ancora una volta ad utilizzare il suo volto, il suo corpo e la sua voce per fondere anima e passione, aiutata da un copione molto solido e che si confronta con il personaggio di Adriano Giannini non tanto in dialoghi quanto a sottrazione, giocando con i silenzi, ragionando proprio sul rapporto tra vedere e non vedere, sentire e non sentire, essere e appartenere. Ed è lì che il film di Soldini dimostra la sua superiorità e l’intelligenza stratificata che se ne può leggere al di là della storia d’amore, mostrandosi come film intimo e sull’intimità dell’essere e l’imprevedibilità a cui possono portare le scelte (ragionate ed istintive) della vita.

Trailer del film “Il colore nascosto delle cose”:

La storia d’amore, appunto. Quest’ultima è proprio la cosa che meno funziona, soprattutto nelle scelte cui Soldini porta tutti i nodi al pettine, in un terzo atto che perde di credibilità e funzionalità rispetto ad un discorso molto duro e pragmatico e che viene affondato da indicazioni più da romance fin troppo sbrigative e in cui sembra proprio che lo stesso Soldini non senta abbastanza. Ed è proprio un peccato perché le carte per un ottimo film c’erano tutte, i personaggi erano quadrati e l’impianto di messa in scena minimale e credibile. Gi ultimi venti minuti, però, abbassano l’asticella e riportano il progetto ad una convenzionale commedia sentimenal-drammatica per borghesucci annoiati. Peccato.

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