Lezioni di cinema: Nicola Piovani – terza parte

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Continuamo la nostra lezione di cinema, l’ultima di quelle ascoltate durante il BIF&ST 2011. Dopo aver raccontato dei suoi esordi e poi della sua collaborazione con i fratelli Taviani, Nanni Moretti e Roberto Benigni, oggi ci parla di altri due grandi personaggi del cinema italiano: Mario Monicelli e Federico Fellini.

Mario Monicelli

Parlando di Piovani, Monicelli una volta ha affermato di averlo ‘sdoganato‘. In questo video il musicista ci racconta il motivo:

Federico Fellini

Dopo una lunga collaborazione con Nino Rota, alla morte di quest’ultimo, Fellini ha chiamato Nicola Piovani. Il regista aveva dei rapporti molto stretti con i suoi collaboratori. Aveva lavorato per quasi tutta la sua carriera con Rota e quando quest’ultimo è scomparso per lui è stata una perdita terrificante non solo a livello umano e di amicizia ma anche di lavoro.

Con la sua morte per Fellini è iniziato un periodo difficile: prima di chiamare Nicola Piovani ha provato a collaborare, senza risultato, con due musicisti mentre con Piovani è nata una nuova e fruttuosa collaborazione che si è fermata a tre film e mezzo, perchè c’era il progetto di un quarto film che purtroppo non si è fatto per la morte del regista.

Le esperienze non soddisfacenti con gli altri musicisti erano semplicemente di tipo caratteriale perchè lui aveva persino incontrato uno dei più grandi musicisti di cinema, Luis Bacalov, di cui gli aveva parlato bene Rota stesso. Ma era un problema di mondi, di un mondo che si portava Rota che era l’opposto di Bacalov. La sua musica sudamericana non fece scattare la scintilla.

Allora Fellini decise di fare un film, E la nave va, usando le musiche del melodramma italiano (Verdi, Puccini ecc.). Anche quello però non bastava, perchè nel suo cinema il punto era come venivano trattati i temi, come venivano inseriti: l’orchestrazione non era un dettaglio, tutt’altro!

Molti collaboratori di Fellini hanno affermato che lui tra un film e l’altro non manteneva i rapporti. Ecco cosa ne pensa di questo Nicola Piovani:

Si però attenzione. Quando è la fine di un film? Noi finiamo di lavorare al missaggio, poi ci sono le proiezioni, ma mentre il suo film era in questa fase lui aveva già iniziato a scrivere, ad appuntare, a fare dei sopralluoghi per un film che poi non avrebbe fatto, però aveva il piacere di coinvolgerti.

Una volta mi ha parlato di un film su Venezia mentre ogni volta che finiva un film mi arrivava la stessa sceneggiatura che poi puntualmente non si faceva. Quindi forse questa discontinuità dei rapporti veniva dal fatto che fra un film ed un altro voleva un po’ di respiro. Ricordo infatti la difficoltà che ebbe nel fare l’ultimo film: quel periodo di pausa è stato molto più lungo del solito.

Un giorno mi disse: ‘qui se non cominciamo…sto bene…sto male‘. Allora io gli dissi: ‘approfitta per vivere in un altro modo, per fare quello che quando lavori dici che vorresti fare‘. E lui mi ha risposto: ‘Si ci ho pensato a vivere senza un film in corso ma non sono attrezzato‘.

E con questa commovente affermazione si conclude la terza parte della lezione di cinema di Nicola Piovani. Appuntamento alla prossima settimana per la quarta ed ultima parte.

Monicelli: aveva detto che ti aveva sdoganato

40,42 – 44,14

Federico Fellini

Fellini aveva dei rapporti molto stretti con i suoi collaboratori. Aveva lavorato per quasi tutta la sua carriera con Nino Rota e quando è scomparso per lui è stato non solo a livello umano e di amicizia ma anche di lavoro una perdita terrificante e questo ha aperto un periodo di difficoltà ha provato con due musicisti prima di provare con Piovani e trovare la possibilità di riprendere questa collaborazione. Vi siete fermati a 3 e mezzo perchè c’era il progetto di un quarto film che purtroppo non si è fatto per la morte del regista. Come è nata questa collaborazione?

Le esperienze non soddisfacenti erano di tipo caratteriale perchè lui aveva avuto un incontro con uno dei più grandi musicisti di cinema che è Bagalof ma è un problema di mondi, di un mondo che si portava Rota che era l’opposto di Bagalof tra l’altro lo aveva chiamato perchè gliene aveva parlato bene Nino Rota.

Il suo mondo sudamericano però non fece scattare la scintilla. Allora lui decise di fare un film E la nave va, usando le musiche del melodramma italiano (Verdi, Puccini ecc.). Anche quello però non bastava, perchè nel cinema di Fellini il problema era come venivano trattati i temi, come venivano inseriti, l’orchestrazione non era un dettaglio, tutt’altro

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rota fellini

Con Fellini tutti i collaboratori dicono che anche tra un film e l’altro lui non tiene il rapporto. E’ successo anche con te?

Si però attenzione. Quando è la fine di un film? Noi finiamo di lavorare al missaggio, poi c’erano le proiezioni, ma mentre era in questa fase lui già aveva iniziato a scrivere, ad appuntare, a fare dei sopralluoghi per un film che poi non avrebbe fatto, però lui aveva il piacere di coinvolgerti. Una volta mi ha parlato di un film su Venezia, ogni volta che finiva un film mi arrivava la sceneggiatura di Mastolda???? (55) che poi non si faceva.

Quindi la continuità veniva dal fatto che fra un film ed un altro voleva un po’ di respiro. Infatti alla fine ricordo l’ultimo film che aveva difficoltà a fare, quindi quel periodo è stato più lungo prima che ricominciasse.

Una volta mi disse: ‘qui se non cominciamo…sto bene…sto male’. Allora io gli dissi: approfitta per vivere in un altro modo, per fare quello che quando lavori dici che vorresti fare’. E lui mi ha risposto: ‘Si ci ho pensato a vivere senza un film in corso ma non sono attrezzato’.

Carriera internazionale (europea), ha lavorato molto in Francia (a quell’epoca stava scrivendo la colonna sonora di un film su Sarkosy)

La conchette si chiama il film inizia da quando sarkosy diventa presidente del partito fino alla elezione presidenziale e parla della conquista di nicolas sarkosy, un immigrato greco.

Quando mi hanno mandato questa sceneggiatura ho avuto qualche difficoltà a capirla perchè non mi era mai capitato un film su personaggi politici viventi per nulla metaforico. Tutte le parole che dicono nel film, che è di fiction e non un documentario, sono tutte testate da letture durate anni, atti d’ufficio ed uno stuolo di avvocati perhcè se c’è qualche cosa che non corrisponde al vero il film può essere bloccato.

Ho passato una sera con durigè (il regista) ed io avevo paura di un film satirico perhcè questo è un momento in cui la satira non mi affascina. Soprattutto in italia la satira mi sembra l’altra faccia del letargo, un modo per scaricare con i muscoli mimici facciali una forma di impotenza politica e culturale che stiamo vivendo. E’ un fatto mio personale, non è che abbia nulla contro i satirici ne possa fare un film satirico su sakosy ma mi sarei sentito particolamente inadatto. Parlando durante la cena le parole che venivano fuori erano Shakespeare, Brecht, Moliere, quindi ho pensato almeno i modelli ce li siamo scelti alti, ma soprattutto la volontà di fare un film che mettesse a nudo in modo teatrale nel cinema un meccanismo: di come si conquista il potere nell’era della democrazia televisiva che non è un problema solo italiano.

Così dopo quella chiacchierata ho accettato. Ero contento di fare questo film che ha dei motivi di grande interesse a prescindere da come andrà e sarà accolto. Perchè noi ne parliamo e ne siamo entusiasti, poi il film esce e va sugli occhi, nelle orecchie, nel cuore negli animi di chi lo vede e lì comincia una vita che ci darà delle risposte.

La cosa curiosa è che quando in Italia raccontavo del film, le domande che mi facevano erano sempre due: la prima ‘è pro o contro?’, ‘C’è Carlà’. La prima rivela molto la situazione italiana che tende a trasformare tutto in derby, ce l’abbiamo nel DNA, ed ultimamente è stata molto accentuata e diventa quasi un filtro per non vedere le cose: se succede un disastro, una tragedia, un morto, e si può imputare quella tragedia alla parte avversa si brinda.

La seconda si ocmmenta da sola: non c’è Carlà perchè il film finisce con l’elezione di Sarkosy che allora era sposata con Cecilià.

Le richieste che mi ha fatto il regista è di fare una musica che avesse dei tratti treatrali, circensi, burleschi. Appena ho visto il film mi sono convinto che proprio questo sguardo un po’ shakespiriano di guardare i personaggi veri andava evitato con ogni psicologgizzazione attraverso la musica. Con la musica è molto facile psicologicizzare la scena, dare un senso di verità psicologica, umana a quello che sta succedendo, soprattutto facendo partire la musica da un primo piano.

Se ho un primo piano con degli occhi che guardano e parte una certa musica, si entra subito dentro la psicologia, l’animo di quel personaggio, anche fosse il primo piano di hitler. Il meccanismo è inesorabile. Invece cercando di partire da inquadrature lontane è un po’ far vedere il meccanismo che muove gli uomini.

Quindi fatta questa scelta è stato abbastanza facile portare a termine questa musica.

2 Comments

  1. Federico

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