Speciale Sudestival 2019: Margherita Ferri racconta ZEN sul ghiaccio sottile

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Terza autrice in concorso al Sudestival 2019 la regista Margherita Ferri racconta la sua opera prima ZEN sul ghiaccio sottile. Nell’articolo l’intervista completa.

Margherita Ferri

La regista Margherita Ferri

Intervista a Margherita Ferri

Ciao Margherita benvenuta su cinemio. Del film sei autrice di soggetto e sceneggiatura. Vuoi raccontarci la genesi?

Margherita Ferri: Beh va un po’ indietro negli anni. Il primo soggetto l’ho scritto nel 2013 e ho vinto la menzione speciale Premio Solinas – storie per il cinema. Da lì ho cercato di sviluppare il film con vari produttori finchè ho incontrato due produttori di Bologna, Chiara Galloni e Ivan Olgiati, di Articolture, che mi hanno chiesto di spostare l’ambientazione del film nella nostra regione nell’appennino Emiliano. Poi abbiamo partecipato a Biennale College, programma di sviluppo della Biennale di Venezia che segue lo sviluppo e la sceneggiatura di 12 film ogni anno e ne sceglie tre alla fine del percorso da realizzare con un microbudget.

La storia dall’inizio è rimasta fedele alle emozioni primarie: l’incontro tra le due ragazze, scoprirsi diverse, fare un piccolo coming out, riconoscersi uguali nella diversità. Quello che è cambiato è stato il plot, l’ambientazione, è stato inserito l’hockey, una dimensione che a me piaceva molto perché metaforica rispetto a quello che vivono i personaggi e alle sfide e alle lotte che gli adolescenti vivono.

Margherita Ferri

La regista Margherita Ferri e la protagonista Eleonora Conti al Sudestival

Ultimamente, per fortuna direi, il tema dell’identità sessuale soprattutto tra i ragazzi è presente in molti film. Da donna, regista di un film che racconta la presa di coscienza di una ragazza, hai avuto difficoltà? E com’è stato addentrarsi nello scivoloso mondo degli adolescenti?

Margherita Ferri: Non è stato difficile perché se non mi piacessero le storie di formazione adolescenziale non l’avrei scritta quindi il mondo degli adolescenti mi è molto vicino, ho fatto tanti documentari con loro e mi piace raccontare questo tipo di storie. La presa di coscienza di Zen di dichiararsi un ragazzo e dirlo a Vanessa è stato un percorso a livello autoriale un po’ più complesso perché non facendo parte di una mia autobiografia il tema dell’identità di genere, ho dovuto avvicinarmi a qualcosa che era un po’ più lontano da me mentre sul percorso di Vanessa è stato un po’ più facile.

Però è stato molto bello e ho cercato di rendere universali i problemi di queste due ragazze che hanno a che fare con l’identità di genere e con l’orientamento sessuale ma cercando di renderli comprensibili ad un pubblico più ampio. Poi ho lavorato bene anche con le attrici che ci hanno messo del loro durante le prove: parte dei dialoghi sono stati cambiati a seconda delle loro idee, c’è stata una collaborazione molto stretta tra di noi e anche con l’acting coach Cristiana Raggi con cui abbiamo lavorato cinque settimane prima delle riprese del film.

Parliamo un po’ della fase delle riprese. Com’è andata? Ci sono aneddoti che ti va di raccontare?

Margherita Ferri: In realtà sono durate molto poco perché avendo un microbudget di 150 mila euro e un microtempo di nemmeno 10 mesi che la biennale ti da per realizzare il film e presentarlo a Venezia, le riprese sono durate un soffio, 18 giorni, e per riuscire poi a tirar fuori un film in così poco tempo ho lavorato molto con il direttore di fotografia, anche lui esordiente, abbiamo cercato di non far si che i limiti di budget e di tempo diventassero limiti artistici ma abbiamo cercato di lavorare sulla semplicità nella costruzione delle scene senza però abbandonarci a delle scelte facili o stili scontati.

Le riprese sono andate molto bene, la troupe è stata molto coesa. Un aneddoto: abbiamo passato 6 giorni nel rifugio che si vede nel film a dormire in una camerata, una dimensione da gita mentre fuori pioveva sempre. E’ stato un ritiro spirituale dove ci siamo dedicati totalmente al film, sono nate delle amicizie dei rapporti che vanno avanti fino ad ora.

Zen sul ghiaccio sottile

Zen sul ghiaccio sottile

Con i tuoi lavori hai girato il mondo ma per il tuo primo film ha deciso di tornare il Emilia tuo luogo Natale. Voglia di sentirsi a casa? Comodità?

Tornare a casa è stata una proposta che mi hanno fatto i produttori ma che ho accolto molto volentieri anche perché sicuramente ha reso il film più personale. Abbiamo scoperto che in questo piccolo paese in provincia di Modena c’è una pista da ghiaccio e c’è una squadra di Hockey che ci ha accolti e ha insegnato ai ragazzi a giocare. E’ stato un’esperienza anche di ritorno un po’ alle origini, abbiamo lavorato a stretto contatto con le comunità montane che ci hanno ospitato per le riprese ed è stata un’esperienza assolutamente positiva.

Il film ha partecipato a numerosi festival e ricevuto molti riconoscimenti. Com’è stato il riscontro di pubblico? C’è un commento che ti è rimasto più nel cuore?

Margherita Ferri: Il riscontro del pubblico è stato molto positivo, è un film piccolo distribuito in poche copie e i risultati non si vedono al botteghino però io e la protagonista abbiamo fatto un tour di presentazione di un mese e mezzo e abbiamo incontrato tanta gente dopo le proiezioni in giro per l’Italia e sono stati degli incontri magici perché quando vedi un film che parla di adolescenti e diversità e che però riesce ad emozionare diversi tipi di pubblico dagli adolescenti a persone anziane vuol dire che la storia che ho scritto e che abbiamo realizzato trascende l’età, i generi e riesce ad arrivare a tutti.

Questa per me è stata la cosa più importante e sono molto contenta.

Margherita Ferri

La regista Margherita Ferri e la protagonista Eleonora Conti al Sudestival

Per concludere parliamo un po’ di te. C’è un nuovo progetto nel cassetto? Ti va di parlarcene?

Margherita Ferri: Si c’è un nuovo film in sviluppo, con una casa di produzione di Roma ambientata nel mondo dello sport che parla sempre di omosessualità ma in maniera molto diversa, un progetto scritto in parallelo negli anni in cui scrivevo ZEN. E poi c’è un nuovo progetto che voglio invece portare avanti con la casa di produzione di Bologna che ha realizzato ZEN che invece riguarda delle super-eroine italiane. Due generi molto diversi ma a me piace spaziare.

Ringrazio Margherita Ferri per la sua disponibilità e le faccio, a nome della redazione di Cinemio, un in bocca al lupo per il concorso del Sudestival.

Continua a leggere tutti gli approfondimenti sul Sudestival 2019.

@Foto Credits Sudestival.org

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