Continuiamo la nostra intervista con Marco Campogiani, di cui abbiamo già pubblicato la prima parte, in occasione della proiezione del suo film La cosa giusta al Festival di Monopoli (BA) Sguardi di cinema italiano.
Se non hai Sky o non riesci a dormire o hai deciso di fare le ore piccole questa notte, collegati qui oggi alle 23:40 circa per seguire in diretta il live dell’evento.
Leggi qui come seguire e partecipare alle discussioni in merito alla notte degli oscar.
Sono passati cinquant’anni dall’uscita de La Dolce Vita, e per celebrare questo importante traguardo la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, con la collaborazione della Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale, ha organizzato una speciale rassegna presso lo Spazio Oberdan di viale Vittorio Veneto 2.
La Cineteca di Bologna non è nuova alle imprese audaci, e quest’ultima lo è in modo particolare: raccogliere tutte le opere di Jean-Luc Godard in un unico enorme ciclo di proiezioni, che sono iniziate il mese scorso e proseguiranno fino a giugno.
Il titolo è suggestivo - “Jean-Luc Godard, compositore di cinema” - ed allude anche alle analogie con la musica riscontrabili nel suo cinema.
Come inviata di Cinemio sono riuscita ad incontrare Marco Campogiani, giovane regista esordiente, che ha girato La cosa giusta (ecco qui la recensione del film) insieme ad uno dei protagonisti Ahmed Hafiene, in occasione della proiezione nell’ambito del Festival Sguardi di cinema italiano che si sta tenendo in questi giorni a Monopoli (BA).
Dopo aver parlato del Far East Film Festival di Udine mi sembrava doveroso parlare anche di un festival sicuramente molto più banale del primo, nel senso che è ovviamente molto più pubblicizzato e meno di nicchia come poteva essere il primo, ma penso che degli aspetti positivi si possano cogliere anche da qui.
L’ultima recensione del festival, per quanto mi riguarda perchè sono di partenza, la dedico a Somtum del thailandese Nontakorn Taweesuk; la pellicola, una divertente commedia sulla rabbia e sugli inconvenienti del peperoncino, vede protagonista un turista australiano che si ritrova in terra straniera senza passaporto e senza soldi; aiutato da due ragazzine dovrà vedersela con dei contrabbandieri di droga e con la sua “nuova” famiglia thailandese.
Al Visionaria di Udine si respira un’aria diversa dal Teatro Nuovo, più raccolta, meno frenetica; nella struttura che ricorda un loft sociale autogestito vengono proiettati ogni mattina i lavori televisivi di Ann Hui nome illustre della new wave anni ‘80 di Hong Kong.
Della regista il festival propone la serie televisiva degli anni settanta ICAC, una sorta di agenzia governativa che indaga su soprusi, corruzioni, furbi poliziotti e sale da gioco clandestine.
La diversità come genere, come luogo e come distanza emotiva è il filo conduttore del pomeriggio resistente udinese al Far East: la giapponese Mami Hamada ci conduce nei segreti dei personaggi e delle vicende dei film di animazione di Miyazaki, il grande Maestro nipponico viene svelato ai più piccoli (ma la sala era gremita anche dai più grandicelli) tra poesia ed incanto narrativo.
Udine stamattina si sveglia col sole, un sole caldo e resistente; la fanfara comunale accoglie nelle strade i reduci partigiani friulani con i loro colorati gonfaloni e mentre il Sindaco ricorda i valori della Costituzione ed i pericoli che essa corre con l’attuale stato sociale, le bandiere rosse dei manifestanti si fondono con quelle arancioni del Festival.

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