Disclosure Day è un film del 2026, diretto da Steven Spielberg, con protagonisti Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth. La pellicola uscirà solo in sala, distribuita da Universal, a partire dal 10 giugno.
-Articolo di Michele Scarperia
Disclosure Day
Come sarebbe la reazione del mondo se scoprisse che non siamo soli? Pongo solo quest’interrogativo per parlare della trama di Disclosure Day, mantenendo il mistero che lo stesso regista vuole.
Il trailer del film
Steven Spielberg e il suo amore per gli alieni
Con Disclosure Day, Steven Spielberg torna ancora una volta in uno dei territori che più ama: il racconto dell’incontro con l’ignoto. I suoi cari alieni, qui, non sono semplicemente una minaccia o un mistero da risolvere, ma diventano lo strumento attraverso cui il regista riflette sull’umanità, riprendendo quella fascinazione che attraversa gran parte della sua lunga filmografia.
Come suo solito, Spielberg intreccia perfettamente la componente fantascientifica con una sotto trama socio-politica di spionaggio, che accompagna in modo funzionale il racconto dall’inizio alla fine. Un meccanismo che il regista conosce bene e che utilizza sapientemente per dare una dimensione più ampia alla vicenda (oltre che, come al suo solito, come minaccia umana), inserendo riflessioni che parlano direttamente al presente.
Il film affronta il tema della comunicazione in molte declinazioni. Non soltanto quella evidente tra esseri umani e alieni, ma anche quella mediata da tecnologia e nuovi mezzi di informazione. Disclosure Day si interroga su come le notizie vengano diffuse, manipolate e recepite dall’opinione pubblica. In questo senso, Spielberg realizza una delle sue opere più contemporanee, riflettendo sul rapporto tra informazione, paura collettiva e costruzione della verità.
Ma l’aspetto più interessante del film è il ruolo assegnato alla figura femminile. Con il personaggio di Emily Blunt, Spielberg costruisce una riflessione sull’empatia come strumento di massima comprensione umana. In un mondo dominato dalla paura, dal controllo e dalla diffidenza, è proprio la capacità di mettersi nei panni dell’ignoto a diventare la chiave per superare il conflitto.
Resta invece, purtroppo, in superficie la tematica religiosa. Il film accenna alla possibile lettura messianica degli eventi e dei personaggi, ma senza approfondirla davvero. Uno spunto che poteva arricchire il discorso sul rapporto tra fede, speranza e paura dell’ignoto, ma che finisce per rimanere sullo sfondo.
Disclosure Day – Emily Blunt, cuore emotivo del film
Emily Blunt è il vero cuore emotivo del film. La sua incredibile interpretazione riesce a trasmettere fragilità, determinazione e umanità, rendendo credibile ogni passaggio del percorso del personaggio. E’ lei a sostenere gran parte del peso drammatico della storia, confermandosi una delle attrici più brave nel panorama contemporaneo.
Josh O’Connor appare invece più trattenuto, rimane una grande prova ma leggermente sacrificata da esigenze narrative. Nella seconda parte scompare leggermente. Colin Firth invece, convince nel ruolo inedito dell’antagonista. Inizialmente sembra destinato a incarnare il classico villain stereotipato, ma il film riesce progressivamente a sfumarne le motivazioni, consegnando al pubblico un personaggio più complesso e meno caricaturale di quanto lasciassero intendere le prime battute.
Un grande comparto visivo (E come aspettarsi altro)
Visivamente, Spielberg dimostra ancora una volta la sua maestria. Qui alterna perfettamente momenti di grande spettacolarità a sequenze più intime, mantenendo sempre una forte chiarezza narrativa.
Gli alieni rappresentano un altro elemento distintivo del film. Non c’è alcuna volontà di rivoluzionarne l’immaginario: sono creature che appartengono pienamente alla sensibilità fanciullesca spielberghiana, più vicine alla meraviglia che all’orrore. Una scelta che qualcuno potrebbe definire ingenua, ma che in realtà costruisce una dichiarazione poetica ben precisa e riconoscibile.
Anche il ritmo giova della maestria del regista, capace di costruire tensione e stupore con apparente semplicità. Quando il film si concentra sulle emozioni e sul senso della scoperta, emerge ovviamente il miglior Spielberg.
Qualche difetto
Non tutto però funziona alla stessa maniera. La sceneggiatura di David Koepp presenta fin troppe ingenuità narrative che finiscono per indebolire alcuni snodi fondamentali del racconto. In particolare, il ricorso a soluzioni improvvise e troppo comode nelle quali si ricorre a un vero e proprio deus ex machina, abusandone. Questo espediente narrativo viene utilizzato troppo spesso per risolvere situazioni che avrebbero meritato uno sviluppo più organico.
Anche la già citata tematica religiosa rimane poco sviluppata, lasciando la sensazione di un’occasione solo parzialmente sfruttata.
Disclosure Day – Conclusioni
Disclosure Day non è il miglior Spielberg degli ultimi anni, ma è certamente uno dei più sinceri. Un film che porta sullo schermo tutte le ossessioni del regista: gli alieni, la paura dell’altro, il desiderio di comprensione e la fiducia nell’umanità.
Un’opera che conferma quanto il regista continui a guardare il mondo con gli occhi di un bambino. I suoi alieni sono ancora quelli della meraviglia, della curiosità e dell’incontro, lontani dal cinismo che domina gran parte della fantascienza contemporanea.
Si può criticare qualche scorciatoia narrativa o alcune occasioni mancate, ma è difficile non lasciarsi coinvolgere da quel finale capace di regalare la classica “Spielberg Face”: uno sguardo sospeso tra emozione, stupore e interrogativi. Perché, in fondo, la vera rivelazione non riguarda gli alieni, ma la nostra capacità di continuare a meravigliarci davanti all’ignoto. E Steven Spielberg, a quasi ottant’anni, sembra ancora crederci più di chiunque altro.
