Un altro giro – il film Premio Oscar di Thomas Vinterberg

Arriva nelle nostre sale il 20 maggio Un altro giro il film di Thomas Vinterberg vincitore del premio Oscar come miglior film straniero. Il film che ha come protagonista l’attore Mads Mikkelsen, è stato presentato in anteprima alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Un altro giro
Un altro giro

Un altro giro

Alla cena del quarantesimo compleanno di Nikolaj (Magnus Millang), Martin (Mads Mikkelsen) ha un crollo psicologico davanti ai suoi tre amici di una vita, tutti insegnanti di un liceo locale. In realtà ciascuno di loro ha perso la voglia di vivere che li aveva motivati ​​quando si erano conosciuti da giovani. 

Gli amici iniziano così a discutere una teoria dello psichiatra norvegese Finn Skårderud, secondo la quale gli esseri umani hanno un deficit di alcol nel sangue pari allo 0,05% e decidono di testare la teoria: si accordano sul mantenere il loro tasso alcolemico mai inferiore allo 0,05% e i risultati, almeno inizialmente, sono positivi.

Le loro vite, personali e lavorative, iniziano a migliorare. L’esperimento ha così tanto successo che decidono di alzare la posta e aumentare il tasso alcolemico. Ma è in quel momento che il loro ritrovato entusiasmo per la vita inizia ad avere delle conseguenze…

Il trailer del film

Un altro giro – bilancio di vita

Un senso di malinconia sembra avvolgere il personaggio interpretato dal meraviglioso Mads Mikkelsen in Un altro giro e sicuramente l’uomo ha le sue ragioni per sentirsi depresso. Ma la dedica del film – Ad Ida – indica un’altra spiegazione, del tutto più personale: dopo quattro giorni dall’inizio delle riprese infatti, la figlia diciannovenne di Thomas Vinterberg, che avrebbe avuto un ruolo nel film, è morta in un incidente stradale. 

Il regista ha deciso di portare avanti il ​​progetto perché Ida aveva amato la sceneggiatura e perché i suoi quattro protagonisti maschi, tutti suoi amici intimi, si sono radunati per sostenerlo e fare del loro meglio per rendere le riprese piacevoli. 

E ci sono riusciti, tanto che Un altro giro ha ricevuto il Premio Oscar come miglior film internazionale ed il regista nel suo discorso ha dedicato, commosso, il premio a sua figlia Ida.

Vinterberg era un membro fondatore, con Lars von Trier, del movimento cinematografico danese Dogma 95, che voleva creare una forma realistica di cinema evitando effetti speciali, modifiche di post-produzione e altri espedienti tecnici usando solo la luce e il suono naturali. 

Il suo superbo film del 1998, Festen, è stato realizzato secondo questi principi e anche se da allora si è allontanato dal movimento, è ancora un sostenitore della realizzazione di film sulla vita “reale” come dimostra questo film. 

I quattro protagonisti sono tutti bravissimi, ma a spiccare è sicuramente il protagonista Mikkelsen che ha già lavorato con Vinterberg in The Hunt e che a 55 anni è in forma smagliante: un attore davvero accattivante, uno di quegli artisti che tiene la macchina da presa e allo stesso tempo riesce ad essere completamente realistico e presente. 

Alcol, vita e amicizia

Controverso per alcuni, che potrebbero considerarlo troppo morbido sugli effetti negativi del consumo eccessivo di alcol, Un altro giro è in realtà un film sulla vita e sull’amicizia. In ogni caso sono molte le culture nelle quali l’abuso di alcol è all’ordine del giorno per cui parlarne è sempre un bene, considerato anche che, in realtà, i quattro non escono certo realizzati dal loro esperimento.

Brioso e alcolico, gioioso e malinconico, Un altro giro è un film sul bere che se da un lato mette in guardia sull’uso di alcol dall’altro osa suggerire che a volte può essere utile. 

Il film acquisisce sicuramente più colore man mano che il quartetto risponde all’esperimento in modo differente facendo venire a galla temi spezzati di fragilità e insicurezza maschile.

Come vagamente segnalato dalla citazione di apertura di Kierkegaard sulla giovinezza, l’amore e i sogni, Un altro giro parla in realtà di amicizia maschile, della crisi di mezza età e della crudeltà di una condizione moderna con cui passiamo i nostri primi due decenni a capire chi vogliamo essere, e il resto della nostra vita a non essere all’altezza di quella visione.

E sembra suggerire che bere in età avanzata è un po’ come ballare a un funerale: un atto di coraggio disordinato ma che afferma la vita di fronte a invitante nichilismo.

Assolutamente consigliato.

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