La ragazza d’autunno, un difficile cammino di rinascita

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Premiato all’ultimo festival di Cannes nella sessione “Un certain regard” e presentato con altrettanto riscontro al festival del cinema di Torino nonché candidato agli European Film Awards, il film La ragazza d’autunno (titolo originale Дылда, spilungona) è diretto da Kantemir Balagov, giovane regista russo non ancora trentenne già notato e pluripremiato per Tesnota.

La ragazza d'autunno
La ragazza d’autunno

La ragazza d’autunno

In uscita sugli schermi italiani a partire dal 9 gennaio, il film è un dramma storico ambientato nella Leningrado del 1945 a pochi mesi da un conflitto che ha visto la città all’epoca sovietica protagonista di uno degli assedi più devastanti dell’epoca moderna che ha causato alla popolazione un incredibile costo emotivo oltre a un altissimo numero di vittime civili.

La protagonista della storia è Katjia detta Ija, una ragazza di una incredibile altezza, vissuta da questa quasi come una disabilità. Capelli chiarissimi, sopracciglia inesistenti e ciglia quasi bianche, Ija porta addosso i segni tangibili delle sofferenze passate tanto da passare minuti interi in uno stato di sospensione che la astrae da qualsivoglia sensazione.

Infermiera presso un ospedale militare, Ija ha un bambino con se, il piccolo Pashka, di circa tre anni, tenero e vivace testimone inconsapevole e vittima sacrificale di un mondo reso cinico dal troppo dolore.

Il trailer del film

Un film cupo come il dramma che racconta

La Leningrado descritta da Balagov è spenta, i rari passanti si muovono lenti, nella loro coscienza sopita e persino i colori seppiati o grigi ma sempre tenui accompagnano le anime purganti nel loro percorso che tende a una rinascita ma di cui ancora non si intravede spiraglio di luce alcuna.

La prima parte del film descrive la vita nell’ospedale tra soldati quasi convalescenti e altri ridotti a larve umane. Ognuno nasconde un dolore, persino l’ufficiale medico che ha sulla scrivania la foto dei suoi bambini vittime anch’essi dell’assedio della città.

La condivisione è un’altra costante nella città spenta: dalle cucine nelle abitazioni private ai bagni pubblici dove decine di donne si dedicano alle abluzioni mostrando rassegnate le proprie nudità. Ija sembra una giraffa acerba e spaurita ma soprattutto rassegnata a un destino di apatia.

La comparsa di Masha con cui Katjia ha un rapporto ambiguo apre la seconda parte della storia. Anche Masha ha un dolore grande e desidera fortemente un figlio per curarsi dal suo male di vivere.

Così come brillantemente narrato nel libro di Margaret Atwood, Ija si trasforma nell’ancella della sua amica per restituire a Masha il figlio perduto.

La ragazza d’autunno è un film cupo che mostra con pennellate secche il dramma interiore della guerra, un dramma che ha avuto le peggiori ripercussioni sul fronte interno e soprattutto sulle donne, agghiacciante il racconto che Masha fa del suo ruolo di “moglie di guerra” laddove il suo corpo risultava essere unico strumento per una esistenza meno grama.

Intensa ricostruzione storica e magnifica fotografia che contribuisce a rendere l’atmosfera dell’epoca, la pellicola ruota quasi completamente intorno alla sua protagonista, Viktoria Miroshnichenko, in certe inquadrature molto simile alla Scarlett Johannson de La ragazza dall’orecchino di perla.

Forse lento anche a causa della durata non molto canonica (120 minuti), La ragazza d’autunno è al tempo stesso avvincente e appassionato.

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