#RomaFF12 – Borg McEnroe di Janus Metz

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#RomaFF12 – In sala dal prossimo 9 Novembre, è stato presentato oggi in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma il film dello svedese Janus Metz Pedersen Borg McEnroe, biopic sulle due famose figure che nel 1980 si sono scontrate in una delle più note finali di Wimbledon.

Borg McEnroe

Borg McEnroe si muove su due piani temporali: da una parte le origini dei due protagonisti, Bjorn Borg (Sverrir Gudnason; Original, Call Girl) e John McEnroe (Shia Labeouf; Nimphomaniac, Transformers) e dall’altra il torneo di Wimbledon del 1980 in cui entrambi si sono poi sfidati in una finale rimasta nella storia.

Borg McEnroe

Borg McEnroe

Sin dalla prima scena di Borg McEnroe il regista Pedersen dichiara che stiamo assistendo a qualcosa che non sarà un mero film sportivo. E la promessa viene mantenuta sino all’epilogo: la bellezza del film è quella di, sapendo in qualche modo come andrà a finire la sfida, scavare nel passato e nell’interiorità dei due protagonisti per parlare di qualcosa di diverso, di ciò che comporta la sportività e di cosa si innesta nel momento in cui questa viene inserita in un contesto nazionale o mondiale che prevede i giornalisti, la televisione, i fans.

Parla di due personalità profondamente diverse che però, alla fine delle cose, provengono dallo stesso ceppo emotivo e covano dentro gli stessi bisogni e le stesse aspirazioni.

Il film di Pedersen si concentra dunque sulle due bellissime interpretazioni di Gudnason (sconosciuto ancora per noi in Italia) e di Shia Labeouf, che qui incarna perfettamente un personaggio che, se vogliamo, rispecchia anche (in parte almeno) la sua personalità all’interno dello star system che negli ultimi tempi lo ha allontanato dai film per famiglie o i prodotti mainstream.

Borg McEnroe – il trailer

Le mille sfumature di cui il film vive vengono tutte colte da una sceneggiatura ferrea che mai scade in pietismi o enfasi e che caratterizza due uomini, con i loro pregi e difetti, senza mai schierarsi con nessuno di essi.

L’unica pecca che si può accusare alla pellicola è un secondo atto che tende ad appiattarsi nel narrare delle origini dei personaggi e forse una mancanza di pathos proprio nella partita decisiva in cui la macchina da presa di Pederson segue, corre, inquadra ma non crea quella scintilla che avrebbe portato l’opera ancora più su. Quello che vien fuori da Borg McEnroe, però, è tanta verità dietro a due paia di occhioni tristi che devono vestire dei panni pur di raggiungere uno scopo che potrebbe renderli finalmente e completamente felici.

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