Tonino Guerra racconta i retroscena di “Amarcord”

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×

A 90 anni suonati, sono ormai rare le occasioni di incontrare Tonino Guerra. Possiamo prenderlo in giro per le sue pubblicità-tormentone di qualche anno fa (“Gianni! Questa è l’era dell’ottimismo”), ma sentire parlare il leggendario sceneggiatore romagnolo è sempre un’occasione speciale.

Ieri sera, Tonino Guerra era in Piazza Maggiore a Bologna per presentare Amarcord

La rassegna del cinema sotto le stelle, quest’anno, è infatti in larga parte dedicata a Fellini, ed il suo capolavoro del 1973 costituiva un appuntamento ovviamente immancabile. Amarcord nacque come un lavoro a quattro mani di Federico Fellini, e dello stesso Tonino Guerra: entrambi romagnoli, entrambi contraddistinti da uno sguardo poetico, magico, quasi mistico sul reale.

amarcord

Fellini era di Rimini, Guerra della vicinissima Santarcangelo, e i due raccolsero e rielaborarono le loro memorie personali per costituire l’epopea del “borgo”: un tipico paesino del riminese, non necessariamente identificabile con precisione (ma potrebbe essere il quartiere San Giuliano, a nord di Rimini).

Ebbene, ieri sera il direttore della Cineteca Farinelli ha cercato di farsi raccontare da Tonino Guerra un po’ di retroscena riguardanti il concepimento e la lavorazione del film. In realtà Guerra è stato abbastanza incontenibile, parlando a tutto campo, dalla sua prigionia nei campi di concentramento al Presidente della Repubblica Napolitano: eppure tutto in qualche modo si teneva assieme, i ricordi ed il mondo reale.

E ciò che ha raccontato su Amarcord non è semplice curiosità, ma piuttosto indica il suo modo di lavorare e di trasformare la realtà in opera d’arte. Ad esempio la famosa scena in cui lo zio matto, Teo (interpretato da Ciccio Ingrassia) sale in cima ad un albero ed inizia ad urlare “Voglio una donnaaaaaaa…” mentre i parenti cercano disperatamente di farlo scendere, non è nata dalla pura immaginazione. Guerra racconta infatti che l’episodio fu ispirato da un fatto vero, che aveva letto su un trafiletto di giornale: il detenuto di un manicomio, a Torino, si era affacciato alla finestra urlando appunto “Voglio una donna”. Non era una gran notizia, evidentemente, eppure dimostrava che – perfino in una situazione estrema come quella del manicomio – i desideri umani restano immutati.

Poi nel film la finestra del manicomio diventa un albero sperduto nella campagna: ed il matto vi si arrampica su, dando anche visivamente l’immagine della propria profonda solitudine e del suo distacco della realtà. Ecco così che da una storiella in fondo banale, si è arrivati ad una delle più indimenticabili scene di Amarcord.

One Response

  1. antonella molinaro

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×