I Grandi maestri del Cinema: “Quei Bravi Ragazzi” di Martin Scorsese

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Film sulla mafia ne hai visti tanti, ma questo qui è sicuramente diverso, non si parla del classico “pezzo grosso”, ma del “pesce piccolo” e il tutto in un’ottica abbastanza grottesca, vuoi sapere perchè?

Trama

di Davide Cinfrignini

locandina ufficiale del film

Fin da ragazzo Henry Hill (Ray Liotta) ha una sola aspirazione: diventare un gangster.

Grazie ai suoi servigi alla famiglia mafiosa che opera da sempre vicino alla sua casa nel quartiere di Brooklyn e alla protezione del boss, Paul Cicero (Paul Sorvino), Hill entra a far parte della banda dei “bravi ragazzi”. Accanto a due esperti criminali come Jimmy Conway (Robert De Niro) e Tommy De Vito (Joe Pesci, premiato con l’Oscar nel 1991 per l’intepretazione), Hill inizia la sua carriera da gangster e sposa una giovane ragazza ebrea, Karen (Lorraine Bracco) .

Analisi del film

Nel 1986 Martin Scorsese iniziò a scrivere la sceneggiatura insieme a Nick Pileggi (autore del romanzo “Il delitto paga bene”, a cui si ispira la pellicola) di “Quei Bravi Ragazzi”, film che diresse solo quattro anni più tardi e che rappresenta un nuovo modo di vedere i gangster e la mafia italo-america di New York sul grande schermo.

Scorsese racconta la vita dei piccoli gangster americani degli anni settanta con uno stile ai limiti del documentaristico. Quello dei quartieri italo-irlandesi di New York è un mirocosmo fatto di criminali (nella maggior parte dei casi “pesci piccoli”) inadatti a vivere nel mondo reale, che sopravvivono nella mediocrità inconsapevole e convenzionale di uno stile di vita “scritto” da altri, senza mai compiere una vera e propria ascesa sociale ma riuscendo a tenersi a galla sfruttando ogni espediente possibile.

Il sogno di una vita di privilegi si trasforma in un incubo di un’ esistenza di solitudine e insuccessi, il vuoto di personaggi che subiscono l’ambiente in cui vivono non come vittime inconsapevoli ma essendo loro stessi fruitori di un eredità malavitosa che contribuiscono a non far estinguere nel tempo .

Scorsese si trasforma in un antropologo a cui non importante insegnare qualosa allo spettatore ma che vuole lanciare uno sguardo curioso e a volte esterrefatto alla vita quotidiana dei gangster. Destinati al fallimento dalla nascita, i “bravi ragazzi ” di Scorsese e Pileggi sono disposti a infrangere ogni regola e ad abbattere ogni barriera etica per costruirsi un proprio illusorio futuro di benessere e ricchezza.

Il linguaggio, i comportamenti, gli usi, i riti, l’importanza del vestiaro e l’abitudine all’assassinio contribuiscono a rendere maggiormente reale il racconto di Scorsese, fatto di uomini che conoscono un solo modo di vivere, che sfruttano fino all’ultima risorsa disponibile il microcosmo che li rende “speciali” ma di cui sono vittime predestinate fin dalla nascita.

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