Vulnerabili: l’insostenibile debolezza umana

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Film francese, in realtà coproduzione franco-belga, uscito nel 2017 in arrivo sui nostri schermi finalmente dal 9 luglio dopo il lockdown dovuto al Covid, Vulnerabili (Titolo originale Espèces menacées cioè Specie minacciata) è una pellicola originale, forte, quasi un pugno nello stomaco, diretta con cifra notevole da Gilles Bourdos.

Vulnerabili
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Ambientato a Nizza, ridente città balneare caratterizzata da alte palme e da panorama marino, il film invece cattura la realtà più oscura dei rapporti umani avendo come filo rosso le relazioni tra genitori e figli.

Tre sono le storie parallele e intersecanti nella vicenda: una giovane coppia catturata a inizio film nella prima e spiazzante notte di nozze, una giovane in attesa di un figlio da un uomo che potrebbe essere padre dei suoi stessi genitori per la rilevante età anagrafica e infine un giovane tanto colto quanto squinternato.

Le tre vicende non sono slegate ma presentano dei punti di incontro in quanto accade che in maniera più o meno diretta i protagonisti si incontrino o si sfiorino nel corso della pellicola.

Alla base di ogni vicenda il rapporto genitoriale che risulta sempre guasto o per colpa di troppo amore da parte dei genitori o per eccessivo senso di rivalsa da parte dei figli sempre pronti a ribellarsi anche quando forse gli adulti potrebbero avere ragione o perché al contrario sono i figli paradossalmente a essere più saggi e coscienziosi di chi li ha messi al mondo o ne condividono le tendenze maniacale e ai confini dell’insanità mentale.

Vulnerabili – il trailer

Legami familiari

La mise en scéne è claustrofobica perché il regista privilegia i colori scuri, gli interni e anche le scene in esterno sono ovattate e spiazzanti a rendere maggiormente il senso di straniamento che tutti i personaggi hanno in comune.

La crescente brutalità di cui è vittima Josephine, la sposina che si annulla al fine di proteggere l’uomo che ama, patologicamente geloso ed infantile e quindi anch’egli paradossalmente vulnerabile, la fermezza di Melanie che ha voluto mettere al mondo unaa figlia con un anziano professore d’università, la relazione malata tra una madre affetta da instabilità mentalità e suo figlio, anch’egli incapace di prendere la vita seriamente tra le mani colpiscono lo spettatore.

Ed è soprattutto davanti alla triste e cupa malinconia della vigilia di Natale dove gli alberi illuminati sembrano quasi dei lumi votivi a sottolineare il lutto interiore che chi guarda è testimone consapevole della insostenibile debolezza che spesso tutti gli esseri umani si trovano a condividere.

Un film che riflette sulla fine del nucleo familiare come porto sicuro e che analizza le patologie all’interno della coppia, cupo, diretto che prende il sopravvento sullo spettatore per dargli la voluta catarsi. Sicuramente una pellicola poco rassicurante o rilassante ma un prodotto autoriale interessante per chi ama il buon cinema.

Se vuoi vedere un altro film legato alle dinamiche familiari ti consiglio Figli.

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