“Quello che so di lei” (2017) di Martin Provost. L’importanza dei legami affettivi.

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Quello che so di lei non è la traduzione letterale del titolo in francese. Sage Femme ha un doppio significato: ostetrica e donna saggia. Il regista francese Martin Provost ha scritto quest’opera per rendere omaggio alla donna che l’ha fatto nascere, dopo aver scoperto che appena nato, gli aveva donato il suo sangue, avendogli salvato la vita.

Quello che so di lei di Martin Provost

Quello che so di lei di Martin Provost

Quello che so di lei

E’ iniziato tutto da qui: l’immagine dell’attrice Catherine Frot con il camice da ostetrica. Subito ha iniziato a scrivere il personaggio di Claire, ispirandosi a lei. La storia è di pura finzione, non ha nessun tratto autobiografico, poiché il regista non ha mai incontrato nella realtà questa donna. Per un periodo ha girato parecchi ospedali, per approfondire meglio questa professione, da cui è stato sempre affascinato. Sono persone che fanno un mestiere bellissimo, danno la vita senza volere in cambio nulla.

Martin Provost il regista di Quello che so di lei

Martin Provost il regista di Quello che so di lei

Purtroppo in molti ospedali i vecchi reparti stanno chiudendo per far posto a “fabbriche di neonati” che non tengono conto del rapporto umano e dove i nascituri diventano numeri. Questo è la logica a cui si oppone il personaggio di Claire, che appartiene alla vecchia scuola, rifiutando il lavoro, disposta a vendere la sua casa piuttosto che diventare una macchina per fare soldi. Questo suo rigore morale, la porta a chiudere con la sua parte affettiva, dedicandosi anima e corpo ai propri pazienti, facendole indossare una corazza in cui si nasconde nella sua vita reale, essendo stata ferita dall’assenza dei suoi genitori, che l’hanno abbandonata.

Il ritorno di Bèatrice (Catherine Deneuve) è come una ventata di aria fresca nella sua vita, le permetterà di riprendere il rapporto con una madre che ha sempre vissuto con molta leggerezza e da cui imparerà a lasciarsi andare. Le due figure sembrano un po’ i personaggi della favola “La cicala e la formica” di Esopo. Sono totalmente agli antipodi, ma complementari al tempo stesso. Non possono esistere l’una senza l’altra. Questo però l’hanno dovuto imparare da adulte, dopo un percorso lungo, che le ha portate entrambi ad una deriva, in due direzioni diverse, e che ritrovandosi, finalmente riacquisteranno un equilibrio, accettando finalmente i loro ruoli e ricostruendo il rapporto madre figlia.

Catherine Deneuve e Catherine Frot in unas scena del film Quello che so di lei

Catherine Deneuve e Catherine Frot in unas scena del film Quello che so di lei

Il regista è riuscito a farci emozionare nel raccontare questa storia dove spesso le parole non sono necessarie. I momenti più interessanti sono gli sguardi, i piccoli gesti e i silenzi taciti nell’accettare com’è veramente l’altro senza più giudicare.

La fotografia aiuta molto la storia, e sembra sempre rispecchiare la loro interiorità.

Le scene dei parti Martin Provost ha voluto filmarle dal vivo, motivo per cui è dovuto andare in Belgio, perché in Francia è vietato fare le riprese in sala parto. Per questo Catherine Frost ha dovuto fare un corso di preparazione al parto.

Il film uscirà in Italia il 31 maggio 2017 con la Bim Distribuzione.

Quello che so di lei – il trailer

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